Recensione Tracers

Taylor Lautner è uno spericolato corriere in un film che tenta di inserire sviluppi drammatici in una vicenda che, in fondo, si regge solo sulla potenza delle immagini e del senso di libertà derivante dal Parkour.

recensione Tracers
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New York è una città tentacolare, in cui spostarsi da un punto A ad un punto B può essere più lungo e complesso di quanto si potrebbe pensare, nonostante la moltitudine di mezzi a disposizione. Ne sa qualcosa Cam, pony express di professione, che tutti i giorni sfreccia in mezzo al traffico della Grande Mela per consegnare dispacci, documenti e pacchi. Il suo sogno sarebbe quello di mettere a posto la Pontiac GTO dei defunti genitori e andarsene lontano, verso un futuro migliore; ma un pesante debito con la mafia cinese, contratto per curare la madre malata, lo tiene incollato all'asfalto newyorkese. Ci penserà la giovane e carina Nikki a fargli spiccare il volo, avvicinandolo per caso alla disciplina del Parkour e inserendolo in un gruppo di Tracers, in cui si integrerà imparando come destreggiarsi nei percorsi urbani più bizzarri, accidentati e pericolosi. Cam scopre ben presto che i ragazzi della banda -che vede la presenza anche del fratello della ragazza, Dylan, e dell'ambiguo Miller- sono invischiati in losche operazioni di recupero, in cui sfruttano la loro agilità per portare a segno importanti colpi che fruttano loro somme più che discrete. Cam si unisce al team, sperando di guadagnare abbastanza da potersi liberare dei suoi pericolosi creditori, ma la situazione precipita in men che non si dica...

There are no rules

Taylor Lautner ci riprova. Del resto, nonostante sia stato uno degli interpreti di punta (e tra i più amati) della saga di Twilight, la sua carriera non è mai decollata, a differenza di quelle di Kristen Stewart e Robert Pattinson, o anche Anna Kendrick, Ashley Greene e Kellan Lutz. A parte l'idolatrata saga per ragazze l'unico altro film interpretato da adulto che lo ha visto protagonista è stato il loffissimo Abduction, e il nostro simpatico ragazzone forse meritava qualcosina di più, perché pur non essendo certo un fenomeno il faccino tenero e le sue doti ginniche potrebbero essere sfruttate meglio. La riscossa può arrivare da un filmetto sul Parkour? Naturalmente no, ma chissà in futuro se il nostro Taylor ci riserverà delle sorprese. Per ora le sue fan (ce ne sono ancora, in giro?) possono ammirarlo in questo Tracers, dove ce la mette proprio tutta ma gli evidenti limiti della produzione condannano la pellicola ad un precoce oblio. Sebbene New York si presti benissimo come scenario urbanistico ma anche sociale ad una storia del genere, i tentativi di fare appassionare lo spettatore alla vicenda sono piuttosto vani, oltre che vaghi: la vicenda parte col pilota automatico seguendo svariati cliché, finendo per creare zero aspettative per una vicenda che appare telefonatissima, nonostante un simpatico plot twist intervenga nella mezz'ora finale a smuovere un po' le acque, confondendo però le idee allo spettatore con risvolti poco sensati o chiari. Daniel Benmayor, regista poco più che esordiente nel grande circuito, cerca disperatamente di far decollare suspence e adrenalina ma, mentre i momenti drammatici finiscono per risultare stucchevoli, quelli da thriller non fanno scattare i giusti meccanismi nello spettatore. L'unico, vero motivo di interesse verso la visione del film, alla fine, può solo essere quello tecnico: le acrobazie sono molto belle ma niente che non si sia già visto in altre pellicole come Banlieu 13, Brick Mansions, Yamakasi e diversi altri, o anche il Senza freni con protagonista Joseph Gordon-Lewitt. Oltretutto, si nota che molti "trick" sono svolti semplicemente "per bellezza" e contravvengono anzi alla regola del miglior tracciato possibile, che è alla base di questa particolare disciplina sportiva. E se la fotografia di Nelson Cragg fa egregiamente il suo dovere, non altrettanto possiamo dire delle velleità di ripresa di Benmayor, spesso alla ricerca dello scorcio evocativo o panoramico gratuito, a scapito della comprensibilità dell'azione, specie quando passa dai campi lunghi ad altri strettissimi con movimenti di camera fin troppo repentini, anche quando i protagonisti stanno solamente parlando, senza muoversi.

Tracers Se siete affezionati a Taylor Lautner e volete rivederlo in azione (donne, sappiate che naturalmente c'è una scena in cui è senza maglietta!) allora potete provare a dare un'occhiata a questo Tracers, a meno che non soffriate di chinetosi o vertigini. Per il resto, si tratta di un prodotto banale e banalizzato, con pochi guizzi autoriali mal indirizzati. Sul parkour ci sono sicuramente pellicole migliori, ma come passatempo estivo, se siete di bocca buona, può essere passabile.

5.5

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