Recensione Tra cinque minuti in scena

L'esistenza umana va in scena nel teatro della vita

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Gianna è un'attrice di teatro divisa tra le mille difficoltà (economiche e non solo) degli spettacoli da portare in scena e il quotidiano impegno nell'accudire una madre non più autosufficiente che fatica ad accettare la sua condizione. Perennemente presa tra le sessioni di prove e l'ansia per quella telefonata che può piombare improvvisa per ricondurla ai suoi problemi famigliari, Gianna è però anche l'immagine coraggiosa di una donna che cerca di far fronte a ogni difficoltà della sua vita senza perdersi d'animo. La tenerezza e la complicità del rapporto con quella madre anziana ormai dipendente in tutto per tutto da lei, si specchiano poi nello spettacolo che la compagnia in cui Gianna lavora sta cercando di portare in scena. Tra il colore della realtà e il bianco e nero della finzione (che trova comunque nel vero la sua fonte d'ispirazione più grande) il dramma e la commedia finiscono così per confluire in un'unica storia che sa guardare con occhio maturo e responsabile alle asperità della vita. Infine, proprio come lo spettacolo della vita, anche l'arte del teatro pare afflitta da numerosi problemi di ordine soprattutto economico, e ancora una volta starà alla capacità rigenerativa di Gianna e del suo gruppo la chiave per riuscire comunque ad andare in scena.

Laura Chiossone debutta alla regia con un film d'indubbio interesse che affronta con coraggio e originalità le spinose questioni della vecchiaia e della malattia, tematiche che al cinema erano state sempre un argomento tabù, per lo meno prima che Haneke le portasse alla ribalta con il bellissimo e premiatissimo Amour. Ma qui, lo strazio e la tenerezza che caratterizzavano l'opera del regista austriaco, vengono smorzate attraverso il doppio binario percorso dall'opera della Chiossone. Se da una parte ci sono infatti la tenerezza, la difficoltà, e anche la leggera ironia a segnare il rapporto tra due donne (Gianna e sua madre nella parte di sé stesse) i cui ruoli sono stati col tempo naturalmente ribaltati dalla vita, dall'altra c'è la comicità a volte schietta a volte grottesca di un teatro che (re)interpreta a suo modo quella stessa vita. Si tratta di un'opera riuscita soprattutto nella delicatezza con cui l'immagine traballante di un'esistenza sempre in bilico viene riportata sotto i riflettori, mostrando come anche in un rapporto inesorabilmente segnato dalla sofferenza, possa mantenersi salda la complicità di alcuni piccoli ma significativi gesti (bellissima la scena in cui Gianna coinvolge sua madre per ripassare le battute dello spettacolo). Un docufiction esemplare nell'equilibrio tra le due parti che si regge soprattutto sulla straordinaria ‘interpretazione' delle due donne alle prese con la loro vera vita, ma che non manca di divertire quando vira sulla fotografia patinata di una compagnia teatrale affiatata e sgangherata. Attraverso la commistione di generi l'opera della Chiossone riesce dunque a parlare dei drammi sottesi alla vita senza perdercisi dentro, e soprattutto a tracciare il percorso di una donna alla ricerca di un proprio spazio (nella vita famigliare e affettiva così come in quella lavorativa). Si tratta della rappresentazione di un binomio di donne davvero straordinarie, legate da un rapporto altrettanto straordinario e cristallizzate nella fotografia di un relazionarsi in continua oscillazione tra l'immobilismo di un corpo ormai giunto quasi alla fine del traguardo e 'l'iperattivismo' dell'altro catturato invece nel movimento perenne di una ricerca di stabilità.

Tra cinque minuti in scena Laura Chiossone debutta alla regia con Tra cinque minuti in scena, tragicommedia che porta in scena la vita vera misurandola e confrontandola con le peripezie di un’opera teatrale in cui si specchia. Vecchiaia e malattia diventano il centro formale di un’opera che parla in realtà delle stagioni della vita e dei loro cambiamenti e della lotta che ognuno di noi ingaggia con l’esistenza aspirando a un proprio posto, al sollievo di un proprio equilibrio. Un’opera in equilibrio che ha la sensibilità di guardare al dramma con ironia e alla commedia cogliendone le venature drammatiche, sottolineando come il più delle volte sia la capacità di muovere il proprio punto di vista a fare la differenza.

7

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