Tomb Invader, la recensione del mockbuster Asylum

L'archeologa Alabama "Ally" Channing è in Cina sulle tracce di un antico reperto conosciuto come il Cuore del dragone ma deve affrontare numerose insidie.

recensione Tomb Invader, la recensione del mockbuster Asylum
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L'archeologa Julie Channing è sulle tracce di un misterioso artefatto conosciuto come il Cuore del Dragone, e mentre si trova nel tempio in Cina che custodirebbe la preziosa reliquia, la struttura collassa su se stessa uccidendola insieme al suo team.
Vent'anni dopo la giovane Alabama "Ally", figlia della donna, lavora come insegnante alla prestigiosa Emeron University, seguendo nel tempo libero le ombre materne e andando a caccia di oggetti perduti sparsi per il mondo. La sua fama si è allargata a vista d'occhio e attira le attenzioni del potente uomo d'affari Tim Parker, che organizza un incontro proprio nel Paese asiatico: l'obiettivo dell'uomo è quello di assoldare la ragazza affinché tenti ella stessa in prima persona l'impresa fallita dalla genitrice e trovi il Cuore del Dragone.
Dopo un'iniziale reticenza, dovuta anche alla presenza nel team del milionario del collega ed ex-fiamma Tim Parker, in Tomb Invader Ally accetta la proposta e, in compagnia degli inseparabili amici Helena e del geologo Bennie, si mette in viaggio nella giungla alla ricerca del millenario edificio.
Sulla propria strada la squadra deve però vedersela con la banda facente capo all'autoctono Jia, convinto che il ritrovamento dell'antico oggetto possa condurre a un nuovo periodo di pace per la nazione cinese, ma solo se consegnato in buone mani.

Tomba su tomba

La nuova incarnazione sul grande schermo del personaggio cult di Lara Croft ha diviso critica e pubblico, nonostante questo il reboot di Tomb Raider (2018) ha ottenuto al botteghino il più che discreto incasso di 300 milioni di dollari.
Poteva forse la Asylum, famosa per realizzare versioni low-low budget dei blockbuster in uscita (i cosiddetti mockbuster) non dire la sua anche in quest'occasione? Naturalmente no e il 9 marzo di quest'anno, una settimana prima dell'uscita Oltreoceano del "fratello maggiore", i piccoli schermi americani hanno potuto assistere alla trasmissione di Tomb Invader, involontaria parodia a tema che fin dalla cover strizza l'occhio agli appassionati dell'icona Made in Eidos, con la protagonista armata di doppia pistola (immagine puramente promozionale, visto che nell'arco di tutto il film si vede solo un'arma da fuoco ed è un mitragliatore).
L'attrice che la interpreta, la sconosciuta Gina Vitori, non assomiglia alla controparte originaria classica né per i tratti somatici né per le forme fisiche (scelta comunque giustificata dal fatto che si avvicina a quelle del reboot, videoludico e non), ma questo sarebbe stato il male minore se la produzione avesse cercato di puntare tutte le proprie carte su tonalità parodistiche, purtroppo totalmente assenti all'interno degli ottanta minuti scarsi di visione.

Encefalogramma piatto

Una fotografia fin troppo pulita, ambientazioni che sembrano di cartapesta, o malamente realizzate con effetti computerizzati che si alternano a più suggestivi scorci reali, caratterizzano una narrazione che non si prende nessun rischio, in un incedere lineare e privo di spunti che si prende dannatamente sul serio, e il trash qui è tutto fuorché volontario.
Tra combattimenti improbabili a mani nude e mal coreografati, fughe a rotta di collo nella giungla senza un reale motivo logico, trappole che si attivano quando meno te lo aspetti e inaspettati doppigiochi, Tomb Invader prende spunti in serie da capisaldi del filone senza premunirsi di declinarli in chiave autoironica, la quale se fatta con dovizia avrebbe parzialmente nascosto la povertà tecnica e stilistica dell'intero insieme.
In una delle scene scult viene pure (consciamente o meno è difficile capirlo) citato Il signore degli anelli nel passaggio in cui la Nostra per aprire una porta deve pronunciare una fatidica frase "magica".
L'ennesimo, non richiesto, sberleffo agli spettatori che si sarebbero sicuramente divertiti di più con qualsiasi episodio della già non eccelsa serie televisiva Relic Hunter.

Tomb Invader La sosia low-budget di Lara Croft ne segue fisicamente il taglio minimal dell'ultima versione videoludica/cinematografica ed è al centro di una vicenda che si prende dannatamente troppo sul serio, senza considerare i limiti produttivi, tecnici e attoriali messi in campo. Se altrove le produzioni Asylum puntano forte su una sprezzante vena parodistica e ironica, Tomb Invader tenta una via troppo classica che cozza con le evidenti mancanze di denari, e gli ottanta minuti di visione si sprecano in citazioni più o meno volontarie che tentano di infondere un po' di verve a una narrazione ridicola incapace di appassionare anche solo per un momento al destino degli stereotipati protagonisti, risolvendosi in un epilogo che lascia aperte le porte a un poco auspicabile sequel.

2.5

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