Tolkien, la recensione del film biografico con Nicholas Hoult

Film biografico sulla figura dello scrittore inglese, padre del fantasy, J. R. R. Tolkien che ne racconta la giovinezza, tra realtà e immaginazione.

recensione Tolkien, la recensione del film biografico con Nicholas Hoult
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Il giovane John Ronald Reuel Tolkien cresce con la madre vedova e il fratello minore nelle campagne inglesi. In seguito a difficoltà economiche sempre più pressanti, su consiglio del reverendo locale e amico di famiglia Padre Morgan, i Tolkien devono trasferirsi in un piccolo appartamento della vicina Birmingham. La donna è però malata e qualche tempo dopo essere arrivati in città muore per cause naturali. Padre Morgan si mette allora alla ricerca di una struttura che possa accogliere i due orfani e trova risposta positiva da parte di una donna dell'alta società che accetta di crescerli e mantenerli per tutto il periodo degli studi.
Nella nuova casa Tolkien conosce la bella coetanea Edith Bratt, ragazza nella sua stessa situazione adottata anch'essa dalla benefattrice, con la quale scatta sin da subito una certa sintonia. Nel frattempo a scuola il protagonista, dopo contrasti iniziali, comincia a farsi degli amici con i quali forma una vera e propria fratellanza, dando vita a ritrovi a sfondo culturale dove ognuno esprime le proprie passioni.
Tolkien comincia così a maturare il proprio interesse per l'epica e le storie avventurose (trasmessogli dalla compianta genitrice) e sviluppa un idioma creato di sua sponte, ma lo scoppio della prima guerra mondiale rischia di modificare drasticamente i relativi sogni e aspirazioni.

Una biografia di mezzo

J. R. R. Tolkien è stato indubbiamente una delle personalità più importanti dello scorso secolo, cambiando per sempre il mondo della letteratura e dando vita a un nuovo genere oggi seguitissimo da milioni di lettori. Vi erano perciò alte aspettative su questo film biografico a lui dedicato, anche se qualche avvisaglia nefasta era già stata destata dalle dichiarazioni degli eredi che, ancor prima dell'uscita nelle sale, si dissociavano dall'operazione - e il pessimo riscontro ai botteghini worldwide non ha fatto che confermare le prime impressioni.

Intendiamoci, Tolkien è tutto fuorché un lavoro pessimo, durante le due ore di visione però si ha sempre la sensazione che manchi quel surplus per renderlo davvero appassionante: in più occasioni l'insieme sembra possedere la capacità di spiccare il volo ma si ferma sempre sul più bello, quasi avesse un timore reverenziale nell'osare su territori meno battuti. Il regista cipriota (ma nato in Finlandia dov'è cresciuto cinematograficamente) Dome Karukoski sostiene di aver vissuto un'infanzia simile a quella dello scrittore, povera e sofferta, e non è un caso che la prima parte sia quella più sentita dal punto di vista emotivo e restituisca un affresco personale vivido e sincero.

Tra immaginazione e realtà

Con lo scorrere degli eventi filmici e l'avanzare cronologico, l'atmosfera rischia di perdersi in un biopic convenzionale, e proprio le banalità e gli stereotipi affiorano a più riprese. Tolkien convince quando mescola la realtà con la fantasia, e l'immaginazione del protagonista offre interessanti parallelismi visivi soprattutto nelle fasi belliche che fanno da collante tra i vari passaggi temporali del racconto: i lanciafiamme nemici che si trasformano in draghi sputafuoco o la violenza e la brutalità del conflitto che danno vita a una sorta di nazgul, solo per citare alcune delle sortite a tema, si rivelano soluzioni originali e non forzate che imprimono un po' di pathos alla latente narrazione.

Purtroppo questa scelta, pompata a gran misura nei vari trailer promozionali e accompagnata da una pomposa colonna sonora, viene sfruttata con parsimonia e la gran parte del minutaggio si concentra sulla sottotrama romantica con la futura moglie Edith Bratt e sulla fratellanza coi tre compagni di scuola/college, sorta di ispirazione per la futura creazione della compagnia dell'anello. Ma anche in questo caso gli spunti che mescolano privato e storie ancora da scrivere non emergono mai con la necessaria forza filmica, restando solo in superficie.
Nicholas Hoult e Lily Collins nelle versioni adulte dei due personaggi principali risultano tra le note più liete dell'operazione e sono in grado di imprimere un po' di verve al procedere di un racconto che si rivela fin troppo timido e latente per risultare realmente coinvolgente.

Tolkien Ombre sul muro che diventano immagini di epiche gesta cavalleresche, i rami degli alberi che trasmutano nella fisionomia degli Ent, la violenza del conflitto quale perfetto e tragico panorama mordoriano: Tolkien ha nei suoi momenti più visionari, in dicotomia tra realtà e fantasia, il suo maggior punto di forza, perdendosi però in tutto il resto. Questo biopic dedicato al leggendario scrittore inglese, nume tutelare della letteratura fantasy, non possiede infatti altrettanta ispirazione nel raccontare la vita "vera e propria" del suo protagonista, ripercorrendone prima l'infanzia e poi la giovinezza con tratti fin troppo convenzionali, tra una retorica scontata e una storyline romantica appena godibile. Il regista Dome Karukoski, al suo primo film in lingua inglese nonché all'esordio in una produzione ad alto budget, si perde nelle cose semplici e deve fare affidamento sulle ottime performance di Nicholas Hoult e Lily Collins per rinvigorire parzialmente la latente narrazione, sempre sul punto di fare il grande salto salvo poi rimanere coi piedi incollati a terra.

5.5

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