Tutti lo Sanno, recensione: la coppia Bardem-Cruz tra fede e materialismo

Asghar Farhadi lascia sia l'Iran che la Francia per giungere in Spagna e raccontare un fatto di cronaca sospeso tra fede e materialismo.

recensione Tutti lo Sanno, recensione: la coppia Bardem-Cruz tra fede e materialismo
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Se esistesse soltanto la superficie delle cose, Laura sarebbe una donna appagata, felice, pienamente realizzata, con due figli e un marito impegnato - sempre intento a lavorare, pieno di responsabilità. Ogni persona però ha una dimensione interiore, decisamente più complicata, che nasconde segreti, verità e bugie. Ora però il presente deve lasciare spazio al passato, ai ricordi, alla terra di gioventù, la donna sta infatti tornando al paese natio per assistere a un matrimonio che ha chiamato a raccolta l'intera famiglia allargata - sparsa qua e là per il mondo. Tutto procede come previsto, fra una cerimonia intima e una festa ancor più sanguigna, che prende luogo nel giardino della casa storica del ceppo di Laura. Ci troviamo nella campagna spagnola, in un piccolo centro che emerge fra i terreni coltivati a vigna - che danno vita a un vino rosso sangue, frutto del sudore e della passione dei proprietari come dei ragazzi di colore che raccolgono i grappoli senza fatica. I colori, l'attività frenetica del giorno lasciano il posto al buio e al silenzio durante la notte, momento propizio perché le peggiori cose possano avvenire.

Se Dio vuole

La figlia maggiore di Laura, Irene, scompare misteriosamente. Dopo aver ballato, bevuto, flirtato con un coetaneo sedicenne incontrato nella cittadina la ragazzina si sente poco bene e fila dritta a dormire. Dal letto però si rialza molto presto portata via di peso da qualcuno che qualche ora dopo richiede un riscatto alla famiglia. È un twist scatenante una serie di conflitti che cambiano radicalmente i rapporti fra tutti i parenti arrivati per il matrimonio, che arrivano a sospettare ognuno dell'altro. Il regista iraniano Ashgar Farhadi vola fino in Spagna per girare un film in lingua con attori del posto oppure argentini - vedi l'intrusione di Ricardo Darin - che sfrutta un misterioso rapimento per analizzare, in maniera toccante, la famiglia e la società contemporanee, sospese tra fede e materialismo, genitori biologici ed effettivi, immigrati e cittadini del luogo. Fra questi due elementi invece se ne stanno i sentimenti, meno soggetti a cambiare con il tempo e vero motore delle azioni. Todos lo saben è inoltre un piccolo saggio sul pregiudizio, che spinge personaggi e spettatori ad avere sospetti ben precisi che poi - miseramente - risultano infondati.

Lontano da casa

Il più volte premiato regista iraniano si distacca leggermente dai film girati sino ad oggi per realizzare qualcosa di più freddo e occidentale, lontano dalla feroce critica politica e sociale che tanto ha caratterizzato e colorato la sua poetica tradizionale. A mancare più di ogni altra cosa è proprio "l'aria di casa", quel velo di malinconia che ha caratterizzato le produzioni precedenti, anche se di certo le emozioni non mancano. Lo stile della messa in scena infatti è alquanto inconfondibile, l'autore focalizza come sempre l'attenzione sui suoi attori, i suoi personaggi e sulle parole che dicono, avvicinandosi sempre moltissimo ai loro volti e ai loro sguardi.

A impreziosire tutto poi ci pensa una fotografia dai colori caldi che tocca il cuore, soprattutto nei primi e gioiosi 40 minuti. Il resto è tutto poggiato con forza sulle spalle di un cast eccezionale, che conta soprattutto su Penelope Cruz, Javier Bardem e Ricardo Darin - con figure secondarie e terziarie che riempiono gli spazi vuoti con meraviglia. Per la sua Laura, Penelope Cruz ha sicuramente ripescato dal suo bagaglio alcune sfumature ereditate da Pedro Almodovar, anche se in questo caso parliamo di una donna più insicura e fragile. Ricardo Darin invece è un perfetto marito ambiguo, il cui volto non lascia trasparire alcuna emozione, come un giocatore di poker che gioca una partita perenne. A svettare è invece un Javier Bardem in grado di attraversare diversi stati emozionali, anche opposti e contrari fra loro. Al netto di una sceneggiatura non particolarmente originale, che racconta soprattutto quando non dice nulla, a sorprendere è il lavoro di messa in scena di Farhadi, in grado di rendere ogni scena naturale, reale all'estremo, senza forzature. Certo in più punti appare un pesce fuor d'acqua lontano dalla sua terra d'origine, in pochi però allo stato attuale possono vantare il suo medesimo sguardo cinematografico - aspetto che rende ogni suo film imperdibile.

Tutti lo sanno Nonostante una storia di fondo non originale all'estremo, Todos lo saben può vantare una sceneggiatura ricca di dettagli d'autore, un cast eccezionale e una messa in scena poetica e naturale. Asghar Farhadi del resto è maestro nel trasformare il cinema in realtà e viceversa, questa volta però paga lo scotto di un film troppo "occidentale", lontano dalla sua poetica critica. Eppure i momenti emozionanti non mancano, per merito soprattutto di attori del calibro di Penelope Cruz, Javier Bardem e Ricardo Darin, ognuno calato alla perfezione nel proprio sfumato ruolo. Un film che divide il mondo e la famiglia in due, tra fede e materialismo, vecchio e nuovo, genitori reali ed effettivi, migranti e popolazioni autoctone, sicuramente da vedere in religioso silenzio.

7

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