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Ti amo, imbecille: la recensione del film Netflix

La regista spagnola Laura Mañá firma una commedia romantica sulla crisi dei trentenni di oggi e sulla regola dell'amico vissuta in ottica femminile.

recensione Ti amo, imbecille: la recensione del film Netflix
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Il trentacinquenne Marcos vive una giornata da incubo quando nell'arco di ventiquattr'ore viene abbandonato dalla sua storica fidanzata Ana e perde il posto di lavoro. L'uomo si trova così costretto a trasferirsi momentaneamente dai genitori e tramite i consigli del miglior amico Diego, instancabile sciupafemmine, cerca di rimettere in piedi la sua vita sentimentale. Quando i primi passi non danno i frutti sperati, Marcos si rivolge al mondo del web e si imbatte nel sito del coach motivazionale Sebastian Vennet, che offre ai follower la guida ideale per diventare un moderno dongiovanni.
Appuntamento dopo appuntamento, il protagonista non trova ancora la giusta chiave di volta e nel frattempo si trova a frequentare, sotto forma di platonica amicizia, la coetanea Raquel, un'ex compagna di scuola che al liceo aveva una cotta per lui. Il legame tra i due cresce giorno dopo giorno, ma il ritorno di Ana rischia di rimescolare ulteriormente le carte.

All you need is love

L'amore, si sa, viaggia spesso su coordinate impreviste e la nuova commedia romantica della regista - con una parallela carriera d'attrice - spagnola Laura Mañá non fa che confermarcelo per l'ennesima volta. Ti amo, imbecille, nuovo titolo che va a rinfoltire la lista di originali disponibili nel catalogo di Netflix, ci propone una sorta di moderna rivisitazione della classica "regola dell'amico" cantata dagli 883, anche se in quest'occasione è una figura femminile a essere ignorata dal proprio sodale. Unico elemento variabile di una sceneggiatura altrimenti telefonata, destinata già dai primi istanti all'inevitabile e ovvio lieto fine. La storia è raccontata dal punto di vista di Marcos, trentenne che si trova a fare i conti con una duplice situazione imprevista e deve rimettere insieme i cocci della propria esistenza.
Dal voice-over agli sfondamenti della quarta parete, con sguardi e battute direttamente in camera, si tenta di instillare un'aura di familiarità con scarsi risultati.

La banalità dei sentimenti

Ti amo, imbecille - titolo e dichiarazione d'intenti che cerca di omaggiare per similitudine quello di un grande classico del cinema hollywoodiano quale Baciami, stupido (1964) di Billy Wilder - pecca in uno sviluppo grossolano che attraversa le canoniche fasi di molte commedie romantiche moderne. Lo spaesamento, la ricerca di sé stessi e infine la consapevolezza vivono su step narrativi poco verosimili.
La regia cerca al contempo di imprimersi in quella scia consolidata da successi più o meno recenti, ma l'alternanza di gag tutte uguali tra loro ha il fiato corto e il lato emozionale non solletica mai come dovrebbe.
Da citazioni - volontarie o meno - a capisaldi del filone come Harry, ti presento Sally... (1989) a una colonna sonora poco coesa, l'ora e mezza di visione palesa tutti i propri limiti e spreca anche un'attrice peperina come Natalia Tena. Quest'ultima, nota al grande pubblico per aver vestito i panni della bruta Osha nella saga fantasy di Game of Thrones e per il suo ruolo nel franchise di Harry Potter, è la sola nota lieta di un cast poco ispirato che castra la potenziale immedesimazione da parte dello spettatore.

Ti amo, imbecille Non si propone di raccontare nulla di nuovo, rimescolando il classico leitmotiv del trentenne scaricato e della regola dell'amico qui vista dal sesso opposto. Ti amo, imbecille ripropone situazioni viste e riviste cercando, con scarsi risultati, di coinvolgere il pubblico tramite timidi approcci alla quarta parete. Difficile trovare motivi d'identificazione nello spento e stereotipato protagonista, più semplice affezionarsi alla controparte femminile di Natalia Tena, unico elemento positivo di un cast che gioca sui luoghi comuni. Un film che delude soprattutto per la palese mancanza di originalità e il continuo ricorso a soluzioni abusate all'interno del sovrappopolato filone.

5

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