They Talk, la recensione del nuovo horror italiano

Giorgio Bruno confeziona un titolo di genere dall'ambientazione affascinante e con buone idee - non sempre però sfruttate a dovere.

They Talk, la recensione del nuovo horror italiano
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Dopo A Classic Horror Story di Roberto De Feo e Paolo Strippoli, l'estate 2021 ci regala un nuovo horror dalle fondamenta completamente italiane diretto da Giorgio Bruno, questa volta d'uscita esclusivamente cinematografica. Stiamo parlando di They Talk, titolo che racconta la storia di Alex (Jonathan Tufvesson), tecnico del suono che raggiunge l'affascinante quanto spettrale cittadina di Twin Lakes (ogni riferimento a David Lynch non è casuale) per girare un documentario. Durante le riprese del film, però, il ragazzo registra accidentalmente e suo malgrado dei suoni decisamente inquietanti che lo lasciano attonito e interdetto. Riascoltandoli, successivamente Alex realizza che quei suoni sono in verità delle voci sinistre e lontane, probabilmente nemmeno di natura umana ma soprannaturale.

A quanto pare queste voci vogliono avvertire il protagonista di un pericolo imminente in arrivo e sedimentato nella storia di Twin Lakes, tanto da spingere Alex a tuffarsi nel suo passato non sempre sereno. Da qui riemerge la misteriosa Amanda (Rocio Munoz), una ragazza con cui il protagonista condivide un oscuro segreto. Ed è proprio il ritorno di Amanda a scatenare intorno ad Alex una serie di sparizioni e morti orribili, gettando nel caos la sua esistenza. Cosa sta succedendo a Twin Lakes? Chi è davvero Amanda? Cosa nasconde Alex?

Le voci nella testa di They Talk

Nonostante il film sia stato girato in lingua inglese e sia ambientato nella fittizia cittadina di Twin Lakes, piccolo borgo della provincia americana, in verità They Talk è stato prodotto in Italia e girato in Calabria, anche se poi il paesaggio regionale è solo a tratti riconoscibile e ben mascherato per apparire made in USA.

Messa da parte l'azione dopo il non così riuscito Hard Night Falling del 2019 con protagonista Dolph Lundgren, l'autore di Soli al fronte e Almost Dead torna in cabina di regia per riabbracciare il suo primo amore e vero genere d'appartenenza, quello dell'orrore, confezionando un prodotto che riesce a colpire e intrattenere grazie alle sue curatissime e ricercate atmosfere, così come ai diversi richiami ad alcuni dei maestri dell'orrore più conosciuti e ad altri più di nicchia ma comunque di culto (ricordate Quella villa accanto al cimitero di Lucio Fulci?).
Come sottolineato anche nel nostro speciale dedicato, They Talk appartiene a un filone non-conservativo dell'horror, a una specie di sotto-genere che mette al centro della narrazione "le voci spettrali" provando a dargli un senso o una spiegazione scientifica, pensando ad esempio a titoli come White Noise o The Sound.

Non è secondaria infatti la presenza di uno scienziato giapponese (Al Yamanouchi, ormai feticcio di Bruno) esperto di questo fenomeno, ma la storia così come le interpretazioni sono tendenzialmente pretestuose alla creazione del giusto contesto atmosferico in grado di suscitare tensione, dubbi e incertezze, innescando un processo cinematografico che fa disallineare - e non poco - la qualità delle varie componenti del film.

Le idee ci sono e la realizzazione tecnica - considerando possibilità e budget - è più che sufficiente, con alcuni momenti davvero riusciti (il prologo, la prima scena delle voci) e una fotografia curata da Rocco Marra che regala qualche soddisfazione. Peccato per il processo narrativo e l'incedere degli eventi, che non riesce a catturare come dovrebbe l'attenzione dello spettatore - anche e soprattutto a causa di una certa superficialità di scrittura che rende la storia pressoché prevedibile e a suo modo antiquata, forse troppo legata a un cinema di genere passato senza alcuna soluzione moderna, d'impatto, originale.

Questo non rende They Talk un'occasione completamente sprecata, come dicevamo, specie guardando alla forma del prodotto, ma più omogeneità col contenuto e una dedizione maggiore a dialoghi e scrittura avrebbero potuto renderlo un discreto successo.

They Talk Dopo l'incursione in ambito action con Hard Night Falling nel 2019, Giorgio Bruno torna al suo primo e vero amore con They Talk, horror d'atmosfera e di buona realizzazione tecnica capace anche di citare i grandi maestri del genere e quelli di culto, soprattutto italici. Muovendosi nella fittizia cittadina di Twin Lakes (in verità il film è stato interamente girato in Calabria), il lungometraggio si rivela soprattutto intrigante per la forma e alcune soluzioni di regia, mentre a lungo andare pecca nell'incedere della narrazione, in scrittura e dialoghi. Resta un prodotto ben confezionato e godibile, ma con qualche accortezza maggiore dal punto di vista contenutistico sarebbe potuto essere un discreto successo.

6

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