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The Yin-Yang Master: Dream Of Eternity, la recensione del fantasy Netflix

Adattamento di una serie di romanzi, il film di Guo Jingming è narrativamente sbilanciato ma discretamente spettacolare nei momenti chiave.

recensione The Yin-Yang Master: Dream Of Eternity, la recensione del fantasy Netflix
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Centinaia di anni fa, un demone conosciuto come Il Serpente del Male è nato dalla cupidigia degli essere umani. Quattro grandi maestri unirono le forze per imprigionare le creatura nella Città Imperiale.
Di generazione in generazione, un manipolo di guardiani viene istruito per preservare la pace e impedire che il Serpente faccia ritorno nel mondo, causando morte e distruzione.
Qing Ming, discepolo del morente maestro Zhongxing, viene inviato nella Città Imperiale per essere proclamato il nuovo maestro Yin-Yang. Qui si trova coinvolto in un intrigo di corte nel quale le vite dell'Imperatrice e della Principessa sono messe a forte rischio: qualcuno infatti è intenzionato a risvegliare il Serpente. Nelle sue indagini Qing Ming sarà aiutato dal giovane e avventato Bo Ya e dal più saggio He Shouyue, che assomiglia moltissimo al suo mentore scomparso.
Ma il protagonista dovrà scoprire di chi fidarsi e completare le proprie indagini prima che l'intera umanità sia di nuovo in pericolo.

Dalla carta allo schermo

Alla base vi è la serie di romanzi dello scrittore giapponese Baku Yumemakura, che ha venduto in carriera milioni di copie. Qui la vicenda è stata riadattata per il mercato cinese, con alcuni cambiamenti nella gestione dei personaggi e della relativa mitologia alla base, cercando di seguire il corso intrapreso dal fantasy autoctono dall'inizio del nuovo millennio.
In particolar modo negli ultimi anni le produzioni nazionali sul genere si sono concentrate specificatamente sulla resa estetica, con un'escalation degli effetti speciali che hanno preso via via il sopravvento sulla componente narrativa e sulle classiche dinamiche wuxia.
Ma non tutti sono Tsui Hark, capace di rinvigorire il filone con la possente saga di Detective Dee e con il dittico - in collaborazione con Stephen Chow - di Journey to the West.
E The Yin-Yang Master: Dream Of Eternity, giunto nel catalogo Netflix come original, palesa i suoi limiti maggiori per l'appunto in fase di sceneggiatura, con un susseguirsi di eventi a tratti confusionario che finisce per svilire le stesse motivazioni dei personaggi principali. Troppa carne al fuoco insomma, nonostante il corposo minutaggio - due ore abbondanti - permettesse una maggiore cura nella gestione dei suddetti.

Eroi e mostri

Nonostante questi difetti evidenti, ancor più nitidi per uno spettatore poco avvezzo ai salti di fantasia del cinema orientale, la pellicola non è avara di momenti più riusciti e spettacolari, in grado di intrattenere senza troppi problemi un pubblico che sa cosa attendersi.
Con un marcato imprinting emotivo, che inscena gesta di sacrificio e di estremo coraggio nonché un legame profondo tra le varie figure coinvolte - e i sussulti da buddy movie in costume assumono qui anche una tensione (omo)sessuale latente - la storia riesce a catturare l'interesse pur a dispetto delle sue imperfezioni e il comparto tecnico se la cava discretamente.
Complici le suggestive scenografie, ricreate per metà dal vivo e per metà in digitale, l'impatto visivo è più che appagante e la lunga resa dei conti finale, con l'entrata in campo di spiriti protettori dai poteri più svariati, offre una buona varietà di situazioni a tema spettacolare.

Il regista Guo Jingming, che già si era cimentato nel genere con i due mediocri episodi di L.O.R.D: Legend of Ravaging Dynasties, cerca un equilibrio tra classicismo e modernità, rischiando a tratti di eccedere e svolgendo un compitino senza infamia e senza lode.

The Yin-Yang Master: Dream Of Eternity Adattamento di una saga di fortunati romanzi, The Yin-Yang Master: Dream Of Eternity cerca fin dalla dualità del titolo di porsi come una storia giocata su diverse sfumature, dove il Bene e il Male dovrebbero assumere svariate connotazioni. Lo schema funziona almeno inizialmente ma la narrazione finisce in breve tempo per cedere su territori sempre più caotici, preparando il campo a quell'esplosione di effetti speciali che iniziano a dominare sempre più il cuore del racconto. Un fantasy dai vaghi rimandi wuxia nelle scene d'azione, anch'esse spesso castrate dall'invasività del digitale, che ridonda proprio nella trama, dove il doppio gioco e i colpi di scena diventano predominanti. L'impatto spettacolare è a ogni modo di discreto livello e per gli amanti di questo tipo di produzioni la visione non è del tutto sconsigliata, anche se certamente non imprescindibile.

6

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