Recensione The Witch

Una famiglia di coloni puritani va a vivere nei pressi di una misteriosa foresta in The Witch, indie-horror cult dell'esordiente Robert Eggers.

recensione The Witch
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1630, New England. William e la sua famiglia (composta dalla moglie Katherine, dalla figlia maggiore Thomasin, dal più giovane Caleb e dai piccoli gemelli Mercy e Jonas) vengono esiliati dalla colonia nella quale vivevano per via del loro credo religioso integralista e puritano. Scacciati dalla loro casa si insediano in un posto disabitato e selvaggio nei pressi di una fitta foresta; poco dopo il loro forzato trasferimento Katherine dà alla luce un altro bambino. L'infante però sparisce letteralmente nel nulla mentre era sotto la tutela di Thomasin, ora ritenuta responsabile da parte della madre della scomparsa del fratellino. Nel frattempo le condizioni di vita del nucleo familiare si fanno sempre più difficili e anche il mais da poco piantato cresce guasto: per ovviare agli stenti i genitori decidono di affidare proprio Thomasin ad un'altra famiglia affinché lavori come domestica, togliendo al contempo un'altra bocca da sfamare. Ma poche ore prima dell'addio la ragazza si addentra nel bosco insieme a Caleb alla ricerca di viveri e quando il piccolo si perde anch'esso nella selva, è chiaro che qualcosa di non umano si aggiri in quel luogo.

Quella strega in fondo al bosco

Vero e proprio cult recente della scena indie-horror statunitense (oltre 40 milioni di dollari d'incasso worldwide a dispetto di un budget di 3), The Witch è un'opera atipica e affascinante a cui la definizione in un genere sta ben più che stretta. Il terrore classico del filone qui infatti è costantemente sottotraccia e si dipana in un deterioramento morale ed emotivo del gruppo di personaggi, figure figlie di un fanatismo religioso incapaci di affrontare la realtà delle cose. Il regista esordiente Robert Eggers, anche sceneggiatore, è sempre stato appassionato di tematiche legate al folklore stregonesco e ha effettuato diversi studi su leggende ivi inerenti, dando vita ad un film in qui la tensione è costantemente insita nelle psicologie dei protagonisti, membri di un nucleo familiare pronto ad esplodere tra bugie e segreti taciuti troppo a lungo. In un contesto fortemente simbolico, che riprende sequenze cardine dell'iconografia religiosa cristiana (vedere la sequenza "dell'ultima cena" per credere), il Male ha così spazio per muoversi in disparte ma sempre presente, rendendosi catalizzatore assoluto delle sporadiche ma intensissime scene clou, finale sabbatico in primis. Il tutto in una messa in scena attenta e minuziosa per ciò che concerne la ricostruzione storica, seppur in uno spazio circoscritto (l'ambientazione è infatti ridotta al piccolo insediamento dove vivono i Nostri e alla foresta confinante) che si offre quale banchetto di solitudini e rimpianti e nel quale la figura di Dio appare ogni giorno come più lontana e cieca alle innumerevoli preghiere. E se alla fine è dato modo al demonio o chi per lui di emergere la colpa è sempre e soltanto dell'Uomo, accecato dall'orgoglio per non essere stato capace di comprendere i limiti di un'esistenza terrena in cui soltanto l'unione fa la forza. Tecnicamente eccelso, con una fotografia cupa e volutamente spenta capace di cogliere al meglio le sfumature dell'oscura selva antro di misteri e superstizioni, la visione può avvalersi di una colonna sonora macabra al punto giusto e di un cast impeccabile nel quale spicca la giovanissima Anya Taylor-Joy, vibrante e tormentata interprete di Thomasin.

The Witch Il Male è sì reale in The Witch ma prima ancora si annida nel cuore degli Uomini, tra segreti e bugie, sospetti e rancori che ben presto vanno a sgretolare la solo apparente tranquillità della famiglia puritana protagonista. Un titolo cui il termine horror va stretto e potrebbe non essere del tutto adatto: le atmosfere del film infatti giocano tutto o quasi su una tensione sotterranea ed emotiva, portata ai limiti estremi cui il sovrannaturale si offre come naturale appiglio nella decomposizione morale di questo microcosmo basato sul fanatismo religioso, in cui la stregoneria e il sovrannaturale sono soltanto lo specchio degli orrori insiti nell'animo.

7.5

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