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The Whole Truth Recensione: l'horror di Netflix non spaventa

Il film punta tutto sulle continue rivelazioni, ma la tenuta generale è traballante e il fattore horror latita.

The Whole Truth Recensione: l'horror di Netflix non spaventa
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Siamo portati a credere che la verità sia un concetto assoluto, impossibile da modificare in base a parametri esterni o personali. Un avvenimento può svolgersi in molti modi diversi prima che accada, ma una volta verificatosi le modalità alternative rimangono nel campo delle ipotesi e non rientrano nell'esattezza dei fatti. La realtà è però più complicata di quanto un semplice ragionamento scientifico possa far presupporre: i punti di vista possono cambiare, e con essi anche la lettura di uno stesso evento può essere diversa e mutabile nel tempo. Ne consegue un'instabilità profonda nel concetto di verità, improvvisamente diventata volubile e soggetta a continui cambi di fronte.

The Whole Truth è un film thailandese - tra le uscite Netflix di dicembre 2021 - che scandaglia il concetto di verità facendo luce sui segreti custoditi da una famiglia apparentemente normale. La sceneggiatura spinge forte sul fattore scioccante di molte rivelazioni, ed alcune di esse risultano davvero inaspettate, ma il risultato generale non è all'altezza delle aspettative a causa di un'atmosfera poco convincente e di un elemento orrorifico appena accennato.

Una famiglia come tante altre

Pim e Putt sono due giovani adolescenti alle prese con la vita di tutti i giorni, divisi tra lo studio e le attività extracurricolari come tanti altri ragazzi della stessa età. La loro esistenza tranquilla viene però sconvolta dal coma profondo in cui cade la madre in seguito ad un incidente stradale.

I medici sono preoccupati per le condizioni della donna e, nonostante l'assenza di danni agli organi interni, pongono al 50% la possibilità che si riprenda. Nell'attesa di questo complicato risveglio, i due fratelli vengono accolti nella casa dei nonni che non avevano mai conosciuto. Scossi dalla paura e catapultati nella dimora di due perfetti sconosciuti, Pim e Putt notano un piccolo buco nella parete del salotto: ciò che vedranno all'interno metterà in discussione quello che credevano di sapere riguardo la loro famiglia, gettando una nuova luce sull'anziana coppia che li ospita. Il nuovo film originale Netflix comincia portando avanti una prima parte molto lenta, nella quale vengono poste le certezze narrative che verranno squassate con le successive rivelazioni. Inizialmente il regista Wisit Sasanatieng cerca di costruire un clima di tensione palpabile, ma non orrorifica, giocando con le stranezze dei nonni e lasciando intuire la presenza di verità nascoste dietro la loro ospitalità.

Con l'arrivo nella nuova casa, e soprattutto con la scoperta del buco nel muro, cominciano infatti a palesarsi dei punti oscuri nel passato della famiglia, mentre una presenza malvagia sembra volersi mettere in contatto con i ragazzi. Oltre agli incubi che ghermiscono i due adolescenti, la pellicola porta avanti anche le indagini del nonno alla ricerca del colpevole per l'incidente che ha coinvolto la figlia. Questa sottotrama è utile a dosare con maggior cura lo stress del filo narrativo principale, ma risulta a conti fatti troppo distante dal fulcro del racconto e un po' fine a se stessa.

Horror, assente ingiustificato

Ciò che risalta maggiormente del titolo thailandese è il suo comparto audio: la colonna sonora di The Whole Truth è composta da brani originali molto efficaci nel restituire la sensazione di tragedia imminente; sorprende invece la mancanza di un doppiaggio italiano (oltre al thailandese le lingue disponibili sono l'inglese e lo spagnolo), ma se Squid Game è riuscito a diventare un fenomeno mediatico utilizzando il coreano - abbiamo analizzato la questione nel nostro speciale su Squid Game - forse significa che il pubblico è pronto ad approcciare qualche inedito leggendone i sottotitoli.

Purtroppo il film scritto da Abishek J. Bajaj è incapace di dare quell'accelerata decisiva alla trama che trasformerebbe la tensione palpabile venutasi efficacemente a creare nelle prima parte del racconto nel vero e proprio horror che ci auguravamo. Le immagini spaventose viste dal buco sono interessanti in principio, ma diventano ben presto ripetitive e non riescono a spaventare nonostante l'uso di colori tetri e l'abbondanza di sangue. Allo stesso modo, le continue rivelazioni non si dimostrano tutte ugualmente efficaci e riuscite, e portano ad un finale sottotono contraddistinto da una resa dei conti insoddisfacente.

Piani ristretti per inquadrature ansiogene

Già dalle primissime battute The Whole Truth si fa notare per le sue scelte registiche peculiari, evidentemente votate alla restituzione di una tensione sottile ma sempre presente.

La camera a mano inquadra i protagonisti con dei primi piani instabili durante i dialoghi, mentre nelle altre scene vengono utilizzati dei piani medi nei quali solitamente c'è un solo personaggio. I movimenti dei protagonisti non vengono quasi mai seguiti dall'operatore, ma il regista si affida a dei repentini cambi di inquadratura che, insieme ad un montaggio serrato, si rivelano un metodo efficace (seppur artificioso) per creare ansia. Come già detto in precedenza, la colonna sonora è di ottima fattura e sottolinea con precisione il susseguirsi delle rivelazioni, ma risulta a volte un po' fuori luogo a causa della sua presenza costante che non lascia mai respirare un attimo di silenzio. La fotografia è ottima nel ricreare la stanza al di là del buco nel muro - con l'utilizzo di chiaroscuri restituisce una strisciante sensazione di malvagità - ma un po' meno nella resa dei classici interni, stranamente illuminati con luci artificiali anche durante le giornate soleggiate.

The Whole Truth - Film Netflix The Whole Truth è un film imperfetto che punta l'intera carica emozionale della trama sul susseguirsi di rivelazioni: alcune sorprendenti, altre molto meno. La storia principale si dimostra quadrata e generalmente ben scritta, nonostante un finale poco soddisfacente, mentre la sottotrama poliziesca del nonno risulta troppo distante dal fulcro del racconto. La regia riesce con alcuni trucchi del mestiere a restituire una sensazione di tensione crescente, ma il film non diventa mai un vero horror sebbene lo desideri ardentemente. La colonna sonora è azzeccata per la tipologia di prodotto e si fa notare per la sua qualità generale, ma è onnipresente e alla lunga stanca: un uso più oculato dei silenzi avrebbe giovato allo stato ansiogeno della visione.

5.5

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