ROMA 2015

Recensione The Walk

Robert Zemeckis ricostruisce tramite The walk la fantastica impresa concretizzata nel 1974 dal funambolo Philippe Petit, che camminò su una fune tesa nello spazio che divideva le torri del World Trade Center.

Recensione The Walk
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Conosciuto soprattutto per aver diretto la mitica trilogia di Ritorno al futuro, avevamo lasciato il vincitore del premio Oscar Robert Zemeckis a Flight, che nel 2012 vide Denzel Washington nei panni di un pilota d'aerei con seri problemi di alcool e droga e alle prese con le conseguenze di un atterraggio d'emergenza destinato a mettere a repentaglio la vita dei passeggeri.
A tre anni di distanza lo ritroviamo dietro la macchina da presa per riportare in un lungometraggio di finzione la sorprendente impresa compiuta il 7 agosto del 1974 - il giorno prima che Richard Nixon annunciasse le sue dimissioni - dal funambolo francese Philippe Petit, in merito alla quale osserva: "Quando ho sentito parlare la prima volta di questa storia, ho pensato, ‘Mio Dio, questo è un film che A: deve essere fatto a tutti i costi, B: deve essere assolutamente presentato in 3D. Adoro l'idea di un giovane - un performer, un artista - che riesce a realizzare il suo grande sogno. Il suo progetto è illegale, è pericoloso, ma non danneggia nessuno. Sembrava qualcosa d'altri tempi - non si vedono più cose di questo tipo oggi, quasi una favola".

Corda tesa

Perché, come già raccontato nel 2008 da James Marsh all'interno del suo acclamato documentario Man on wire, la sorprendente impresa petitiana consistette nel camminare su una fune d'acciaio tesa tra le due torri del World Trade Center non ancora inaugurate, mentre i passanti, centodieci piani più in basso, ebbero modo di assistere dalla strada all'inaspettato spettacolo.
Ma non è solo questo che viene inscenato in The walk, in quanto si comincia nel 1993 con il Joseph Gordon-Levitt di (500) giorni insieme che, nel ruolo del protagonista, parla direttamente alla macchina da presa, dalla Statua della Libertà, a proposito del suo sogno di esibirsi sulle Torri Gemelle; prima ancora di tornare vent'anni indietro per rivelare il periodo della sua vita da artista di strada a Parigi, accompagnata nella colonna sonora da riletture d'oltralpe di successi quali Sugar, sugar, Black is black e These boots are made for walking.
Ma anche anticipando la possibilità di permetterci di apprendere che da bambino ebbe il suo primo impatto con un funambolo in un circo e che il suo mentore è stato Papa Rudy, incarnato da Ben"Gandhi"Kingsley.

Alta... tensione

Ed è man mano che fanno la loro entrata in scena Annie alias Charlotte Le Bon - volta a conquistare il cuore di Petit - e un manipolo di personaggi impegnati ad affiancarlo nella realizzazione del suo obiettivo che prende forma una prima parte attraversata da toni da commedia action alla Tower heist - Colpo ad alto livello di Brett Ratner.
Personaggi comprendenti, tra gli altri, il fotografo Jean-Louis e il matematico sofferente di vertigini (!!!) Jean-François detto Jeff, rispettivamente con le fattezze del Clément Sibony di Deep in the woods - In fondo al bosco e del César Domboy della serie televisiva I Borgia, posti a compagni d'ironia nel corso della lunga, piacevole attesa nei confronti della pericolosa camminata, motivo principale d'attrazione della pellicola.
Camminata rientrante - nonostante l'altezza a cui viene messa in atto - nelle azioni tranquillamente facenti parte della realtà, ma che l'autore di Forrest Gump inscena regalando emozioni tutt'altro che distanti da quelle che hanno caratterizzato i suoi lavori - e un po' tutti quelli della scuola spielberghiana da cui proviene - incentrati su tematiche fantastiche.
In quanto non solo Per Elisa di Ludwig van Beethoven accompagna uno dei momenti della performance, ma, sebbene lo spettatore sia al corrente di come andarono a finire le cose, il suo timore nei confronti di una caduta nel vuoto da parte del coraggioso Petit - che va addirittura avanti e indietro, si siede sulla corda e porta con se un'asta - si manifesta in maniera perenne.
Complice l'abbondante dose di tensione generata dal sapiente ricorso a totali e inquadrature a piombo che, ulteriormente impreziositi dall'ottimo uso della visione tridimensionale atta ad accentuare sia la sensazione di rilievo degli oggetti che avanzano contro lo schermo che quella di profondità, permettono all'insieme di tenere con il fiato sospeso il pubblico... fino al termine di una vera e propria lettera d'amore da grande schermo rivolta alle imponenti costruzioni tragicamente devastate l'11 Settembre del 2001 e che merita l'acquisto del biglietto soprattutto per quest'ultima, tesissima fase la cui complessa lavorazione viene così sintetizzata dal supervisore degli effetti speciali Kevin Baillie: "Nella scena più semplice Joseph ha fatto lui stesso il percorso sulla fune, il che è stato semplicemente straordinario. In altre più complesse, come quando ha l'asta sulle spalle, la fune era inserita in una trave di acciaio lunga sei metri. Quando guardi la sequenza, quindi, lo vedi camminare su questa trave larga quindici centimetri che ha al centro la fune - ma quando si toglie il green screen sembra che stia camminando proprio sulla fune".

The Walk “Quando osservi un funambolo, devi sempre alzare lo sguardo su di lui, non hai mai la prospettiva di com’è dall’alto della fune. Il nostro film seguirà invece la storia di Petit mettendo lo spettatore in cima alla fune, a camminare con Philippe, presentando l’immagine in 3D, con un risultato altamente spettacolare ed emozionante”. È ciò che giustamente osserva il regista Robert Zemeckis per quanto riguarda The walk, atto a trasformare Joseph Gordon-Levitt nel funambolo Philippe Petit che, nel 1974, sorprese la città di New York camminando su una fune tesa tra le Torri Gemelle allora ancora non ultimate. Giustamente perché non solo trasferisce in cima agli imponenti edifici quello che fu lo sguardo di coloro che all’epoca assistettero allo spettacolo dalla strada, ma sfrutta a dovere la visione tridimensionale e gli eccellenti effetti speciali per renderlo una esperienza cinematografica tesa, unica ed emozionante capace di rappresentare il principale motivo di interesse (ma non è affatto poco) di un’operazione la cui prima parte, in realtà, non manifesta altro che i connotati di una gradevole commedia ricca di movimento.

6.5

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