Recensione The Voices

L'autrice di Persepolis Marjane Satrapi dirige un film folle e originale, in un mix di horror e commedia nera nel quale Ryan Reynolds parla con gli animali domestici e con le teste delle sue vittime.

Recensione The Voices
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In attesa di vederlo nel film stand alone di Deadpool, i fan di Ryan Reynolds, scottati da una carriera recente dell'attore non certo copiosa di interpretazioni memorabili, possono consolari con The Voices, l'ultimo film della regista e fumettista iraniana Marjane Satrapi, autrice nel 2007 di un esordio cult dell'animazione (e tratto dalla sua graphic novel) come Persepolis e in seguito dietro la macchina da presa per la commedia Pollo alle prugne e l'ancora inedito Gang of the Jotas. In un progetto che nelle origini doveva esser diretto da Mark Romanek, e al terzo posto nella particolare classifica di script non realizzati nel 2009, la Satrapi mostra un nuovo volto della sua personalità registica, riuscendo a creare un film totalmente fuori di testa (la sceneggiatura è cura di Michael R. Perry, al lavoro in passato in tv e su Paranormal Activity 2) che si muove con perfetta nonchalance tra istinti comici e orrore crudo e reale che sfiora i confini dello slasher / splatter. A far compagnia al protagonista maschile troviamo due attrici dal fascino diverso ma completare quali Gemma Anderton e Anna Kendrick.

Cane e gatto

In The Voices Jerry, che lavora come impiegato in una fabbrica di consegne, soffre fin dalla nascita di disturbi mentali che lo portano a parlare con i suoi animali domestici, il cane Bosco e il gatto Mr. Whiskers. Quando Jerry, che da alcune settimane non assume le medicine prescittegli dalla sua terapeuta, la dr. Warren, conosce le dipendenti della sezione contabilità, si innamora della bella Fiona, ma la ragazza non sembra attratta da lui e una sera, dopo un incidente in macchina mentre lui la stava accompagnando a casa, le cose finiscono in tragedia. Jerry infatti uccide (involontariamente?) Fiona e, su consiglio del gatto, decice di portare il cadavere in casa e ridurlo a brandelli, tenendo la testa nel frigo. Proprio la capoccia di Fiona comincia però a parlare, chiedendo a Jerry di uccidere anche la sua amica Lisa per avere un po' di compagnia. Ma l'uomo finisce inaspettatamente per innamorarsi della nuova potenziale vittima...

Tutte le voci di Ryan

Un gustoso e originale guilty pleasure, ricco di sfumature e carico di una tensione che, pur smorzata spesso dalla macabra ironia nera, raggiunge picchi di profonda e disturbante violenza negli omicidi delle ragazze. The Voices ha inoltre il grosso merito narrativo di portarci ad empatizzare con un protagonista che si macchia, consapevolmente o meno, di atroci delitti, rendendolo ai nostri occhi più umano grazie ad alcuni brevi flashback che ci mostrano la sua dolorosa e tormentata infanzia. Ispirato nelle deliranti conversazioni con gli animali domestici (entrambi doppiati dallo stesso Reynolds) che si ergono al più classico angelo (il cane) e diavolo (il gatto) che offrono consigli sul da farsi e pregno di un dark humour sprezzante che al contempo non si priva di raffinate sfumature psicologiche, il film vive di contrasti come ben incarnato anche dalla lucida fotografia e dalle stranianti scelte di colore, atte ad immergerci tramite la precisione di mai invadenti effetti speciali, nel mondo "a parte" in cui vive Jerry, che smette di esistere solo nella breve e solitaria sequenza in cui questi assume le medicine. Con un finale che vira su un placido alone tragico, i geniali titoli di coda di stampo musical stemperano in parte l'amarezza e l'ansia accumulata nei minuti finali. Ryan Reynolds sfodera la sua interpretazione più riuscita degli ultimi anni, costruendo con piccoli tocchi una personalità sofferta e insicura, sempre in bilico sul baratro della follia.

The Voices Marjane Satrapi si conferma tra le autrici più ispirate del cinema contemporaneo, realizzando con The Voices un film crudo e divertente che dosa con oculatezza la sua commistione di generi, passando anche in una stessa scena dall'horror psicologico alla commedia nera in un batter di ciglia. Con scelte stilistiche particolari e un Ryan Reynolds totalmente dentro al personaggio, la visione rimane saldamente magnetica sino ai pazzoidi titoli di coda.

7.5

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