The Strangers 2 - Prey at night, la recensione: torna la paura mascherata

Il sequel del film con Liv Tyler e Scott Speedman arriva al cinema a dieci anni di distanza, con Johannes Roberts alla regia.

recensione The Strangers 2 - Prey at night, la recensione: torna la paura mascherata
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Nel 2008 l'esordiente Bryan Bertino porta sul grande schermo uno dei più interessanti film di genere del primo decennio dei 2000, The Strangers, con protagonisti Liv Tyler e Scott Speedman. Nonostante l'operazione sia inevitabilmente grezza, vista l'inesperienza del giovane Bertino, The Strangers costituisce un prodotto interessante che ora raddoppia, con un sequel che arriva sul grande schermo a distanza di dieci anni dal primo film. Alla regia Bertino lascia il posto a Johannes Roberts, pur contribuendo alla sceneggiatura, mentre il cast risulta completamente rinnovato e composto dalla star di Mad Men Christina Hendricks e da Martin Henderson, co-protagonista nel 2002 del remake statunitense di The Ring, diretto da Gore Verbinski. Come per il film precedente, The Strangers 2 - Prey at night si rivela un'opera di genere che riesce a portare a termine il proprio dovere, ovvero intrattenere. Rispetto al primo capitolo, il gioco tira la corda più del dovuto perdendo gran parte del fascino di un tempo, nonostante questo però la pellicola ha il pregio di evitare i classici toni risaputi, stucchevoli e spesso abusati nel cinema horror americano. Se in origine i soggetti in pericolo formavano una giovane coppia, in questo sequel vi è un'intera famiglia al centro delle sadiche attenzioni di un gruppo di personaggi mascherati. I problemi di James (Speedman) e Kristen (Tyler) vengono traslati nella famiglia di Cindy (Hendricks) e Mike (Henderson), completata dai giovani figli adolescenti Kinsey (Bailee Madison) e Luke (Lewis Pullman). Ciò che inizialmente divide i protagonisti passa in secondo piano; i quattro devono rimanere uniti se vogliono sconfiggere la folle minaccia che si nasconde nell'oscurità.

Una cura inaspettata

Ciò che rende The Strangers 2 - Prey at night davvero particolare e interessante è lo sforzo di non "cadere in tentazione" e ricorrere a una classica carneficina senza freni - soluzione in cui spesso inciampano molti horror, che risultano così piatti e immobili. Le scelte di Roberts e Bertino invece garantiscono un certo dinamismo, anche grazie all'ottima costruzione delle inquadrature e a una buona fotografia, con scene alquanto imprevedibili, inaspettate. Sequenze impreziosite da una cura verso i dettagli minuziosa e scelte musicali interessanti, che sottolineano il carattere scioccante e sanguinolento dell'opera senza mai esagerare. Certo non manca qualche caduta di stile e diverse sezioni inutilmente prolisse, che aumentano man mano che le dinamiche si fanno ridondanti, penalizzando l'intero progetto.

Semplice intrattenimento

The Strangers 2 - Prey at night si rivela in ogni caso un discreto prodotto d'intrattenimento senza grosse pretese, capace d'inserirsi in quel filone di prodotti di genere costruiti in serie che svolgono il loro compito di divertire lo spettatore. Purtroppo manca un vero salto di qualità in grado di rendere l'operazione ancora più interessante, discostandola con leggerezza dal primo film del franchise. Anche l'elemento sorpresa, con l'arrivo dei giovani mascherati, perde vigore e forza col passare dei minuti, sgonfiando notevolmente la tensione in dirittura d'arrivo.
Facile chiedersi se in futuro vedremo un terzo capitolo del franchise. Considerando i buoni risultati complessivi di questi primi due capitoli è lecito attendersi un terzo progetto in cantiere, anche se i tempi potrebbero essere ancora lunghi. Bryan Bertino nel frattempo si è dedicato molto alla produzione e alla scrittura e difficilmente tornerà dietro la macchina da presa per un terzo folle ritorno in un luogo oscuro, in balìa delle sadiche e gratuite torture di un gruppo di giovani mascherati.

The Strangers 2 - Prey at Night The Strangers 2 - Prey at night riprende ciò che nel 2008 Bryan Bertino aveva inaugurato con il primo film, confermandosi un discreto prodotto di genere senza grosse pretese. Il tema del primo capitolo non è aggiornato in maniera radicale, alcune sequenze risultano infatti ridondanti e "già viste", nonostante una buona costruzione delle inquadrature e un interessante uso della fotografia e delle musiche. Maniacale la cura dei dettagli e la volontà di rendere il progetto dinamico, sorprendente a più riprese, evitando con attenzione di inseguire una carneficina scontata a tutti i costi.

5.5

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