The Skeleton Key, la recensione del film con Kate Hudson

Caterine si prende cura di un anziano colpito da un ictus in un'antica villa insieme alla moglie in The Skeleton Key, horror di Ian Softley.

recensione The Skeleton Key, la recensione del film con Kate Hudson
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Caroline è una giovane infermiera che si prende a cura i casi dei malati terminali, anche per spegnere il rimorso di non aver accudito il padre morente fino a quando non è stato troppo tardi. Dopo il decesso di un paziente nella clinica in cui prestava fino ad allora servizio, la ragazza decide di cercare un lavoro a domicilio e viene assunta per badare a Benjamin Deveraux, anziano da poco colpito da un ictus che vive in una vecchia villa isolata in quel di New Orleans insieme alla moglie. Fin dal suo arrivo Caroline nota diverse stranezze, a cominciare dalla totale assenza di specchi, e scopre un'antica leggenda relativa ad un macabro fatto avvenuto all'inizio del secolo scorso tra quelle quattro mura. In più quando Benjamin, impossibilitato a parlare per via della sua condizione, cerca di chiederle aiuto le cose si complicano inevitabilmente.

Notti magiche

Sembrerebbe un thriller/horror come tanti, realizzato con dovizia ma senza troppi spunti originali, se il geniale colpo di scena dell'ultima parte non cambiasse completamente le carte in tavola, spingendo se possibile ad una seconda visione grazie a cui comprendere meglio certe situazioni e dialoghi aventi luogo prima della rivelazione. A volte un finale vale tutto un film ed è questo il caso di The Skeleton Key, il cui onesto compitino di genere messo in campo dallo Ian Softley di K-PAX - Da un altro mondo (K-PAX, 2001) riesce comunque a intrattenere il pubblico di riferimento: jump-scare, un'atmosfera che si fa via via più inquietante e un buon gioco delle inquadrature danno infatti vita ad un titolo onesto, sempre sospeso tra tonalità più thriller oriented e venature più marcatamente horror.
È quel senso di mystery che permea i cento minuti di visione a incuriosire l'occhio di chi guarda, con l'entrata in scena della magia hoodoo (magia popolare afroamericana, "sorella minore" del più noto voodoo) che infonde quella piacevole aura soprannaturale alla vicenda. Certo non mancano momenti di stanca, ed è proprio la gestione del ritmo il punto debole dell'operazione, ma le buone interpretazioni del cast d'eccezione garantiscono la giusta profondità ai rispettivi personaggi, con una nota di merito per un grande John Hurt capace di esprimere sano terrore solo attraverso lo sguardo.
L'utilizzo di rituali magici garantisce inoltre una discreta varietà all'ultima parte di visione, permettendo di sfruttare l'ambientazione dell'enorme villa con la giusta dovizia d'intenti e aumentando di non poco la suspense, per una pellicola non certo indimenticabile ma ricca di spunti, epilogo non così scontato in primis.

The Skeleton Key Kate Hudson si trova ad accudire un anziano colpito da un ictus in un'antica villa piena di segreti, venendo ben presto a contatto con antichi rituali della magia hoodoo: The Skeleton Key è un horror ben realizzato ma relativamente canonico, almeno fino alla rivelazione che infonde nuovo senso all'intera vicenda e che ne aumenta inevitabilmente il fascino complessivo. Una discreta atmosfera e le convincenti performance attoriali ci accompagnano così, pur con qualche tempo morto di troppo, fino allo scioccante colpo di scena finale in un buon crescendo di suspense e di mistero.

6.5

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