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The Silence, la recensione del film originale Netflix

Quando una razza di predatori sensibili ai rumori emerge in superficie, una famiglia si mette in viaggio per cercare salvezza lontano dalle città.

recensione The Silence, la recensione del film originale Netflix
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Un team di ricerca speleologica rinviene in delle isolate caverne una specie sconosciuta, simile a quella preistorica degli pterosauri, che vive a una profondità di oltre trecento metri sotto terra. I Vispi, così ribattezzati, attaccano il team e trovano una strada per uscire all'aria aperta, diffondendosi rapidamente a macchia d'olio anche in superficie.
In The Silence Ally è una ragazza di sedici anni che ha perso l'udito in seguito a un grave incidente stradale nel quale morirono anche i nonni paterni. L'adolescente sembra aver comunque superato il trauma e, nonostante le prese in giro di alcuni compagni, vive una vita normale insieme alla sua famiglia, composta dai genitori Hugh e Kelly, dal fratellino Jude, dalla nonna materna Lynn e dal suo amato cane. Quando le grandi città cominciano ad essere attaccate dai Vispi, i telegiornali consigliano alla popolazione di restare chiusi in casa stando attenti a provocare il minimo rumore possibile: i predatori infatti sono ciechi e attaccano solo se sentono delle vibrazioni sonore.

Mentre il governo dichiara lo stato di emergenza, Hugh decide di condurre i suoi cari lontano dalla caotica frenesia cittadina, sperando di trovare maggior quiete e silenzio in campagna; a loro si aggiunge Glenn, il miglior amico dell'uomo nonché esperto di armi. Il gruppo, diviso in due macchine, inizia così il proprio viaggio on the road alla ricerca di una potenziale oasi di salvezza, ma il terrore sempre più dilagante che ha affetto gran parte della gente e una serie di sfortunati eventi complicheranno non poco la loro missione.

Il silenzio degli innocenti

Dopo il film Netflix Bird Box (2018), in cui i personaggi dovevano spostarsi bendati per non incorrere in un pericolo di origine sconosciuta, il colosso americano ci riprova proponendo al suo pubblico un'altra produzione originale in cui uno dei cinque sensi si rivela elemento fondamentale nella lotta per la sopravvivenza da parte del gruppo di protagonisti, tutti membri dello stesso nucleo familiare. The Silence non nasconde le evidenti influenze derivate da un altro recente cult del filone, nel quale proprio il silenzio era alla base della narrazione: stiamo naturalmente parlando dell'osannato A quiet place di John Krasinski, opera decisamente più riuscita sia per concept che per messa in scena.
Sin dal prologo, durante il quale viene rivelata la genesi della minaccia, si ha l'impressione di una rappresentazione approssimativa, poi confermata dal susseguirsi sempre più forzato e castrante degli eventi, che evitano di uscire fuori da un sentiero battuto e si affidano ai luoghi comuni del filone, tra gesta di coraggio e di estremo sacrificio e un gruppo di potenziali villain resi folli dalla situazione andata ormai fuori controllo in ogni angolo del Paese.
Il film è basato sull'omonimo romanzo di Tim Lebbon, datato 2015, ma non riesce a restituirne l'effettiva complessità risultando un adattamento appannato e in cerca di identità.

Parola d'ordine: adattamento

Se alcuni sviluppi narrativi sono di fatto imputabili all'opera di partenza (ma si sa, su carta è spesso più semplice sfumare situazioni già viste con nuovi particolari), il regista John R. Leonetti, autore di scult come Mortal Kombat - Distruzione totale (1997) ma anche di titoli come il più recente prequel della saga The Conjuring Annabelle, si rivela incapace di gestire il materiale a disposizione, tra risvolti poco credibili e una messa in scena spoglia e minimale dove neanche i pur discreti effetti speciali riescono a far breccia dal punto di vista visivo.
The Silence lascia alcune sottotrame inesplorate (il modo in cui la protagonista ha perso l'udito è brevemente accennato in un flashback e poi dimenticato) e si trascina verso un epilogo già scritto in cui la parola "adattamento" risulta la soluzione più semplice, e abusata da molte vicende coeve, per chiudere il cerchio senza complicazioni di sorta.

L'inquietudine e il terrore sono volutamente sacrificati a un'atmosfera che convince solo a tratti e il generale senso di spaesamento vissuto dai personaggi è lo stesso a cui va incontro lo spettatore, non certo nella maniera desiderata.
Il cast prova a migliorare la situazione e soprattutto i due ruoli principali beneficiano dell'impegno infuso da Stanley Tucci e dalla giovane Kiernan Shipka, star delle serie cult Mad Men e Le terrificanti avventure di Sabrina, la quale ha imparato il linguaggio dei segni per prepararsi alla parte con risultati più che apprezzabili.

The Silence Tra Bird Box (2018) e A quiet place (2018), con qualche vago sussulto che guarda sia al filone post-apocalittico che a quello dei monster-movie: The Silence mette troppa carne al fuoco senza possedere i mezzi necessari per realizzare una messa in scena degna di nota. Nel passaggio dalle pagine scritte al grande schermo, il romanzo omonimo di Tim Lebbon perde di fatto potenza sia nella caratterizzazione della famiglia al centro della vicenda che nelle dinamiche horror, con una suspense a tema inefficace e diverse forzature narrative che tolgono verosimiglianza alla già fantascientifica vicenda. La sensazione di trovarsi in un mondo prossimo alla fine per via di una razza di predatori sbucata dalle profondità della Terra è sbiadita e il film procede da un punto A a un punto B con una fredda linearità, che priva quanto succede nel mezzo della giusta dose di emozioni, siano queste intimiste o di genere.

5

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