Recensione The Signal

Laurence Fishburne, Brenton Thwaites e Olivia Cooke nel thriller sci-fi di William Eubank

recensione The Signal
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In The Signal Jonah, Nic e Haley sono tre studenti del MIT in viaggio in macchina verso la California, dove quest'ultima andrà a studiare per un anno, scelta che ha messo in crisi la sua relazione sentimentale con Nic. Durante una notte trascorsa in hotel Jonah e Nic vengono contattati dall'hacker Nomad (a causa del quale i due ragazzi hanno rischiato l'espulsione dal MIT) che ha localizzato la loro attuale posizione e scrive loro e-mail minacciose. Decisi a mettere fine una volta per tutte agli scherzi dell'hacker, Jonah e Nic riescono a rintracciarne la provenienza del segnale e insieme alla ragazza ne vanno alla ricerca. Giunti sul posto però trovano soltanto una casa abbandonata e ben presto le cose degenerano: Haley infatti viene spinta in aria da una forza sconosciuta e in seguito i ragazzi perdono conoscenza. Nic si risveglia in una struttura sotterranea, incapace di muoversi, e viene interrogato dal curioso dottor Damon, che gli comunica come lui e i suoi amici siano entrati in contatto con un'entità aliena che potrebbe averli contagiati. E mentre Haley si ritrova in coma farmacologico e di Haley il destino è ignoto, Nic comprende che Damon e la sua equipe gli stiano nascondendo la verità...

The Signal

Ennesimo esponente di quella sci-fi indy che sta invadendo il genere negli ultimi anni, con spesso risultati qualitativi migliori rispetto a produzioni dal budget maggiore, The Signal è il secondo film del regista William Eubank, già collaboratore in diversi ruoli tecnici per svariate pellicole tra cui Superman Returns e Collateral, e segue il promettente esordio del 2011, Love (anche in quel caso la fantascienza veniva usata per raccontare storie più introspettive). Come nome di rilievo in un cast di giovani promesse, alcune dal futuro assicurato come Brenton Thwaites (Maleficent) e Olivia Cooke (Bates Motel), è da segnalare la presenza, nei panni del misterioso dottor Damon, del Laurence Fishburne di Matrix.

Il peso delle scelte

The Signal è un progetto ambizioso che paga proprio nel tentativo di osare troppo oltre i limiti del genere. Visione comunque godibile, con alcuni momenti suggestivi e visivamente appagante nonostante effetti speciali altalenanti, il film di Eubank soffre di una storia (scritta a sei mani col fratello Carlyle e David Frigerio) che non riesce a sviluppare appieno le sue potenzialità, penalizzata da appariscenti forzature narrative e un epilogo tanto affascinante quanto imperfetto. Il percorso di mutazione che coinvolgerà i tre sfortunati protagonisti riesce comunque a mantenere alta l'attenzione, con una prima parte in cui è il mistero a farla da padrone per poi venir districato nella mezzora finale con un susseguirsi, non sempre credibile anche per il genere, di colpi di scena a ripetizione che inficiano in parte la notevole carica empatica creata in precedenza. Con una strizzata d'occhio a District 9, cult abbastanza recente, e un pizzico di found footage, la regia di Eubank è comunque ispirata e regala alcune sequenze che, sfruttando al meglio il limitato budget, garantiscono una certa dose di adrenalinico spettacolo. Nulla da dire sulle interpretazioni del cast: la Cooke e Thwaites si rivelano infatti perfetti per i rispettivi ruoli, mentre Fishburne offre una prova in sottrazione che nasconde magistralmente la sua reale identità.

The Signal Sci-fi umanistica che non dimentica una solida componente di genere, The Signal è un prodotto riuscito soltanto in parte che, a causa di una sceneggiatura lacunosa che si spinge oltre i limiti, spreca le ottime potenzialità di partenza. Eubank dimostra in ogni modo talento da vendere, con una regia calibrata che sfrutta con la giusta parsimonia i discreti effetti speciali e dirige al meglio il giovane cast di protagonisti.

6.5

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