The Sandman Recensione: un horror televisivo prodotto da Stan Lee

La recensione di The Sandman, horror per il piccolo schermo che ricicla un immaginario di genere visto e rivisto senza particolare originalità.

The Sandman Recensione: un horror televisivo prodotto da Stan Lee
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Madison è soltanto una bambina ma ha già affrontato nella sua breve esistenza un vero e proprio inferno sulla propria pelle. All'inizio del film la troviamo in fuga insieme a suo padre da un'entità misteriosa, che ben presto si materializza uccidendo l'uomo. Le autorità catalogano il decesso come un attacco di cuore e ritengono inoltre la vittima responsabile di alcuni recenti, macabri, delitti che hanno avuto luogo durante i precedenti spostamenti di questi insieme alla figlia. Figlia che ora, dopo essere rimasta sotto controllo per alcuni giorni in ospedale a causa di ricorrenti incubi che la tormentano, viene affidata alle cure della zia Claire, professione fotografa.

Come scopriremo ben presto in The Sandman la ragazzina è effettivamente perseguitata da una figura mostruosa, un babau in grado di materializzarsi sotto forma di sabbia, ed è inoltre dotata di spaventosi poteri per i quali è finita nel mirino di una società segreta, determinata a catturarla e studiarla per sfruttarne al meglio le capacità.

The Sandman: un nome d'eccellenza

Se leggendo la sinossi appena esposta vi sovviene un senso di déjà vu è più che normale, tante sono le influenze che questo film televisivo ricicla nel corso dell'ora e mezzo di visione. Come avete ampiamente potuto capire non ha niente in comune con l'opera cult di Neil Gaiman, recentemente trasposta con successo in forma seriale da Netflix - avete letto la nostra recensione del The Sandman di Netflix? - e nemmeno con il popolare villain di casa Marvel creato da Stan Lee e Steve Ditko nel 1963 , nonostante sia profondamente legato a uno di essi.

A produrre la pellicola, pensata per il mercato televisivo d'Oltreoceano, troviamo infatti proprio il compianto Lee, che ha così realizzato una sorta di versione horror - e non ufficiale - del personaggio. Un mostro che dai sogni entra nella realtà, con buona pace di Freddy Krueger e di colleghi ben più ispirati, e che uccide le sue vittime con vortici formati da milioni di granelli sabbiosi che si muovono a tutta velocità.

Un immaginario risaputo

Ma la sceneggiatura di Peter Sullivan, che siede anche dietro la macchina da presa, richiama una marea di titoli di genere, con rimandi più o meno evidenti a grandi classici come Fenomeni paranormali incontrollabili (1984) - vi ricordate persi la nostra recensione del remake Firestarter? - fino a recenti cult seriali, a loro volta omaggio al glorioso passato, come Stranger Things.

La piccola protagonista in fuga da coloro che vorrebbero sfruttare i suoi poteri fuori controllo non può che richiamare alla mente la Undici / Eleven di Millie Bobby Brown, per quanto qui la giovane Shae Smolik si dimostri priva del carisma necessario. Non che il resto del cast si impegni molto di più, con il ruolo adulto principale affidato alla sorella d'arte Haylie Duff e la guest-star di Tobin Bell, icona horror nei panni di Jigsaw, in una veste ambigua ma poco sfumata. D'altronde lo script non brilla per profondità e i personaggi latitano per caratterizzazione, finendo per risultare semplici pedine sacrificali nel gioco mortale ordito da Sandman, per la cui genesi si trovano spiegazioni ben poco credibili pur contestualizzate ad un approccio fantastico. Allo stesso modo molte delle figure di contorno perdono la vita più per la propria stupidità che per reali necessità del racconto e tolgono fascino in un crescendo progressivo, fino a quella resa dei conti finale involontariamente ridicola.

The Sandman Chiudi gli occhi, conta fino a cinque e il terrore avrà fine: questa almeno la promessa fatta dal padre della piccola protagonista, morto all'inizio del film per mano della creatura di sabbia generata dagli incubi della bambina. In The Sandman, produzione televisiva del 2017 che nulla ha a che vedere con l'opera di Neil Gaiman ma vanta Stan Lee come produttore esecutivo, il regista e sceneggiatore Peter Sullivan condensa quarant'anni di cinema di genere in un racconto privo di originalità e spesso inverosimile, popolato da citazioni più o meno evidenti nella resa dei conti tra la ragazzina e il babau, ennesima reiterazione di un immaginario trito e ritrito, qui ulteriormente gravato da una realizzazione tecnica mediocre. Il film andrà in onda giovedì 15 settembre alle 21.20 su Rai 4 in prima visione assoluta.

4.5

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