The Room, la recensione del film più brutto di sempre

Johnny è prossimo al matrimonio con la storica fidanzata Lisa ma la ragazza lo tradisce con il suo migliore amico Mark.

recensione The Room, la recensione del film più brutto di sempre
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Johnny è un banchiere di successo prossimo al matrimonio con la bella Lisa, con la quale è fidanzato da sette anni. La ragazza si fa mantenere dal compagno ma non lo ama più e per cercare di dare un taglio alla loro relazione decide prima di accusarlo con i conoscenti di violenza domestica e in seguito di tradirlo con il suo migliore amico Mark che, dopo le iniziali reticenze, cede alle sue lusinghe. La madre però cerca di convincerla a ritornare sui propri passi al fine di mantenere la sicurezza economica e così la relazione procede fino all'arrivo della festa di fidanzamento. In The Room hanno poi luogo le vicende del giovane Denny, adolescente cresciuto come un figlio da Johnny e avente problemi con uno spacciatore di droga, e quelle di Michelle, miglior amica di Lisa che cerca di consigliarla sul da farsi.

L'orrore in una stanza

In un articolo di Entertainment Weekly è stato definito "il Quarto potere dei film brutti" ed è ora tornato, a quindici anni dalla sua uscita, sulla bocca dell'opinione pubblica per via dell'ultimo film di James Franco, The Disaster Artist (2017), incentrato proprio sulla realizzazione quanto meno controversa di quest'opera avvenuta nel 2002 e raccontata nel testo autobiografico di Greg Sestero, interprete del personaggio di Mark. Laddove i territori di Ed Wood sembravano irraggiungibili, ecco che Tommy Wiseau riesce a far peggio con questa produzione indipendente da lui prodotta, scritta, diretta e interpretata senza un minimo di senso logico e/o artistico, potendo contare su un budget di 6 milioni di dollari messi interamente dall'improvvisato cineasta, la maggior parte spesi per marketing e distribuzione. Il risultato è stato forse il più grosso fallimento al box-office della storia, con appena 1800 dollari incassati, e la nomea negativa ne ha accompagnato il percorso fino alla inaspettata ribalta odierna. The Room è stato concepito dal suo creatore prima come un'opera teatrale, in seguito adattata in un libro mai pubblicato e infine giunta sul grande schermo senza alcuna ragion d'essere.
I cento minuti di visione sono infatti caratterizzati da un totale nonsense e la stessa storyline principale, concentrata sul tormentato rapporto tra Johnny e Lisa, si basa su scene involontariamente ridicole e dialoghi privi di logica (con tanto di frasi del genere "La capisci la vita?" o ancora "L'amore è cieco") girate per la quasi totalità all'interno di un unico appartamento, tra momenti di forzato e imbarazzante erotismo e scatti di rabbia la cui recitazione più che amatoriale lascia a bocca aperta. Le figure secondarie sono poi al centro di sotto trame introdotte e poi dimenticate come nulla fosse, trascinando lo scorrere degli eventi in un caos narrativo senza eguali conducente a un epilogo altrettanto inverosimile. Per una pellicola cui il termine scult si adatta "senza se e senza ma" in un gusto dell'orrido sempre capace di trovare estimatori.

The Room Tornato ai (dis)onori delle cronache cinefile per l'arrivo nelle sale dell'apprezzato The Disaster Artist (2017) di e con James Franco, resoconto filmico di quanto avvenuto quattordici anni prima sul set della relativa opera prima (e ultima) di Tommy Wiseau, The Room è spesso considerato come il film più brutto della storia. Un parere con cui viene difficile non concordare vista la pochezza narrativa, attoriale e tecnica di una produzione priva di senso in cui il regista, attore, sceneggiatore e produttore si prodiga in una recitazione improponibile (mal supportato dall'altrettanto mediocre cast) dando vita a una vicenda che sfiora l'assurdo per dialoghi e risvolti oltre i paradossi della logica, con plot secondari che si perdono per strada e un'unica e spoglia ambientazione a sorreggere gli sfiancanti cento minuti di visione.

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