The Ring 3: la recensione dell'horror di F. Javier Gutierrez

Samara e la videocassetta maledetta tornano a mietere vittime in The Ring 3, nuovo film della storica saga horror in arrivo al cinema.

recensione The Ring 3: la recensione dell'horror di F. Javier Gutierrez
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Risultati forse sotto le aspettative, ma gli 80 milioni di dollari d'incasso worldwide (a dispetto di un budget di "soli" 25) sembrano poter garantire al futuro della saga una ricorrenza d'uscite annuale. Ahinoi, giacché il terzo episodio americano, conosciuto in patria come Rings e distribuito da noi come un più classico The Ring 3, del franchise filmico dedicato al personaggio di Samara altro non si rivela che un reiterato susseguirsi di stereotipi e marcate auto-citazioni. La trama, come nella prima versione hollywoodiana (remake del cult nipponico) diretta nel 2002 da Gore Verbinski vede ancora una vhs generare una lunghissima scia di morte: tra le persone coinvolte vi sono questa volta la giovane Julia e il suo fidanzato Holt i quali, dopo esser incappati in momenti diversi nella visione del disturbante filmato hanno solo sette giorni per scoprire come fermare la maledizione prima che questa, nelle sembianze della ragazzina dai lunghi capelli bagnati, li conduca a miglior vita.

Seven days

Un prologo ambientato a bordo di un aereo come in Final Destination (2000), una visione che perseguita in maniera, più soft ma non meno invasiva, come nel recente cult It follows (2014), una parte finale al buio che ricorda l'ancora più fresco Man in the dark (2016). The Ring 3 è un film piatto che vive su ispirazioni altrui, flirtante con la moda dei peggiori teen-horror nella gestione dei personaggi protagonisti e assolutamente incapace, tranne un paio di affascinanti ma sparute sequenze, di generare una qualsiasi tensione paurosa. Lo spagnolo F. Javier Gutiérrez, di ritorno dietro la macchina da presa a quasi una decade dall'esordio Tres Dias (2008), delle atmosfere mystery e inquiete dei due precedenti a stelle strisce riprende solo lo spunto narrativo, andando a svelare nuove e non sempre congruenti teoria sulla genesi del Male, deragliando completamente in un epilogo dal taglio, in ottica futura, quasi apocalittico. Con tanto di (ri)spiegone per i neofiti riguardante le origini di Samara e della maledizione, cellulari che non prendono campo proprio nei momenti peggiori, individui ciechi che nascondono segreti e le canoniche apparizioni della bambina indemoniata i cento minuti di visione sono un fastidioso concentrato di noia e forzature, e l'anonimo cast (includente anche Vincent D'Onofrio in un ruolo scult) non è mai in grado di suscitare un sussulto empatico da parte dello spettatore, che sette giorni dopo sarà vivo e vegeto ma con un ricordo non certo benevolo.

The Ring 3 Povero lo spettatore pagante e povera Samara che mai si sarebbe aspettata di fare un come-back filmico di così fallimentari proporzioni. The Ring 3 è un'operazione superflua, adattamento della leggendaria saga agli stilemi dei fotocopiati teen-horror moderni che non spaventa e non inquieta nei suoi cento minuti di visione, tutti incentrati su una narrazione che prova per l'ennesima volta a rinarrare le origini dell'iconico personaggio tramite aggiunte e cambiamenti sempre più improbabili. Un paio di sequenze visivamente affascinanti, gocce d'acqua nel più arido deserto stilistico, non salvano il titolo da un senso di opprimente futilità che non può che lasciare esterrefatti gli appassionati dei capitoli originali, americani o nipponici che s'intendano.

4

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