The Rezort: un safari a base di zombie Recensione

Dei ricchi turisti partecipanti ad un safari in cui massacrare zombi si ritrovano preda di orde di non morti in The Rezort, intelligente titolo di genere.

The Rezort: un safari a base di zombie Recensione
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In un prossimo ma immediato futuro, nel quale gran parte dell'umanità è stata vittima di un'apocalisse zombie causante anche giganteschi fenomeni di immigrazione di massa, una potente donna d'affari ha creato un parco a tema su un'isola deserta dove ricchi clienti possono massacrare in tutta tranquillità orde di morti viventi. Tra i partecipanti dell'ultima "spedizione" vi sono la giovane Melania (il cui padre è stato brutalmente ucciso dagli infetti) e il di lei compagno Lewis, il misterioso Archer (esperto nell'uso delle armi da fuoco), un duo di adolescenti appassionati di videogiochi e la bionda Sadie, giunta sul posto con uno scopo ben preciso. La ragazza infatti si è introdotta per prelevare dei dati riservati da uno dei computer della base, ignorando che lo scopo dei suoi mandanti era quello di infettare l'hardware della struttura dando il via ad un vero e proprio collasso delle restrizioni di sicurezza dell'intera isola. Ora per i partecipanti a questa folle safari ha inizio una vera e propria lotta / fuga per la sopravvivenza.

Zombie Park

Che il cinema dei morti viventi abbia spesso dimostrato un'acutezza contemporanea sulle problematiche sociali non è certo un'opinione, come i classici di George A. Romero sono tutt'ora lì a dimostrare. E anche The Rezort (conosciuto anche col titolo alternativo Generation Z) non è da meno nel tracciare coordinate ben attuali nell'oggi che stiamo vivendo, andando ad intersecare all'interno di una classica narrazione di genere dei riferimenti alle sempre più massicce ondate migratorie verso i Paesi occidentali. Senza svelare lo scioccante, per quanto parzialmente prevedibile, colpo di scena che ha luogo nella mezzora finale, si può dire di trovarci di fronte ad un'operazione più intelligente della media realizzata inoltre con una secchezza registica di grande impatto capace di gestire bene il numeroso roster di personaggi principali, tutti ottimamente caratterizzati con un background semplice ma non banale, capace di infondere la giusta intensità emotiva alle perdite cui andremo incontro nei novanta minuti di visione. Visione che, dopo l'introduttiva parte iniziale, acquista un ritmo esasperato e avvincente, potendo contare sul fascino di una trama che segue il filone Jurassic Park (1993), quello in cui un parco o attrazione di sorta diventa teatro di un'infinita scia di sangue, mettendo tutti contro tutti e rendendo molto labile il confine tra l'uomo buono e il mostro cattivo. Il tutto con un ottimo make up degli zombie e il copioso numero di comparse in scena, protagoniste negli ultimi istanti di una sequenza dal grande impatto visivo e metaforico che assume un'importanza sociopolitica di non poco conto. Lo stile di Steve Barker, già esperto nel settore dopo aver diretto due capitoli della saga di Outpost, si fa qui più maturo e pregnante, non risparmiando scene cruente ma senza mai eccedere in gratuitismi di sorta, e il cast di volti freschi come quello della bella Jessica De Gouw o interpreti più navigati quali Dougray Scott si fa ben valere, trovando nella gustosa colonna sonora la ciliegina sulla torta di una pellicola tosta e avvincente quanto basta.

The Rezort Come in Zombi 2 (1979) anche qui è un'isola deserta a far da teatro all'outbreak dei morti viventi, inizialmente semplici attrazioni per un elitario pubblico pronto a farne man bassa ma ben presto vendicativi predatori dopo un causato guasto alle apparecchiature di sicurezza di questo assurdo safari di morte. The Rezort è un'opera che sfrutta con sapienza il genere e il mezzo della più sana serie b per raccontarci un'odissea contemporanea, in questo caso legata all'immigrazione di massa, ponendosi come opera intelligente e matura capace di conquistare sia un pubblico più interessato alle semplici atmosfere da survival movie che una platea più acuta e smaliziata, trovando nel solido cast e in una regia onesta e avvincente dei punti di forza di tutto rispetto.

7

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