The Report, la recensione del film Amazon Original con Adam Driver

Scott Z. Burns scrive e dirige un robusto thriller d'inchiesta su uno scandalo che ha coinvolto la CIA, relativo alla brutali torture sui prigionieri.

recensione The Report, la recensione del film Amazon Original con Adam Driver
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Meno famoso dei "colleghi" Julian Assange ed Edward Snowden, ma non per questo meno meritevole di attenzione, Daniel J. Jones ha scoperchiato dopo anni di indagini e difficoltà una rete di fatti criminali compiuti dai membri della CIA negli anni immediatamente successivi all'attacco delle Torri Gemelle, un periodo nel quale tutto "sembrava consentito" pur di ottenere preziose, e talvolta solo presunte, informazioni su nuovi potenziali attacchi terroristici. Un report di quasi 7.000 pagine in cui l'investigatore ha elencato per filo e per segno le torture di cui alcuni agenti e psicologi, assunti per estorcere confessioni con metodi brutali, si sono macchiati, arrivando fino al senato americano, nonostante i responsabili non ne abbiano poi mai pagato effettivamente le conseguenze, come esposto nelle scritte pre-titoli di coda.
The Report, presentato al Sundance Film Festival e acquistato da Amazon in esclusiva, dopo un breve passaggio anche nelle sale italiane, segue quanto accaduto in un lungo arco temporale, tra flashback e salti logistici che, almeno nella prima parte, rischiano parzialmente di disorientare uno spettatore meno attento.

Alla ricerca della verità

La trama principale è incentrata per l'appunto sulla figura di Jones, membro dello staff della senatrice Dianne Feinstein, a capo della commissione di intelligence dal 2009 al 2015. Proprio la donna sceglie il detective per indagare sulla distruzione da parte della CIA di alcuni videotape compromettenti. Con un piccolo team a sua disposizione, Jones ottiene l'accesso a oltre 6 milioni di documenti segreti dell'agenzia sospettata, all'interno di una struttura di massima sicurezza nella quale operare senza potenziali interferenze esterne.

Durante le complesse indagini, che durano mesi e poi anni, il protagonista svela la copertura di ben 119 casi di torture inflitte ai prigionieri, spesso deceduti in seguito alla gravi sevizie subite, dal waterboarding ad altri metodi poco ortodossi, e la totale inutilità degli interrogatori che non hanno mai condotto a risultati reali nella lotta al terrorismo. La sua missione di denuncia rischia però in più occasioni di essere insabbiata da giochi politici e di potere, con le alte cariche dello stato che temono uno scandalo che possa mettere in cattiva luce il governo americano sia agli occhi dei propri concittadini che al resto del mondo.

Scavando a fondo

Il principale modello d'ispirazione, come spesso in produzioni di questo tipo, è naturalmente Tutti gli uomini del presidente (1976), grande classico del cinema d'inchiesta e d'impegno civile. The Report tenta di adattare toni e atmosfere alla scena contemporanea, filtrando il tutto attraverso una messa in scena rapida e scattante che non va per il sottile nell'esposizione dei fatti e, pur senza eccellere in eccessi gratuiti, mostra con la consueta crudezza le torture alle quali furono sottoposti i malcapitati prigionieri.
La prima delle due ore di visione paga parzialmente questa rapidità introduttiva, tra scritte che segnano il passare del tempo e sbalzi logistici tra l'indagine di Jones e quanto avvenuto nelle strutture segrete della CIA.

Se ci si adatta alle scelte operate in fase di montaggio, The Report acquista fascino e intensità con lo scorrere dei minuti e la seconda metà, più in linea con certe atmosfere mainstream, offre un sano e lodevole intrattenimento a tema nell'effettiva risoluzione del caso e nella rappresentazione delle lotte di potere nelle sale della politica.

CIA Papers

In origine il titolo completo doveva essere The Torture Report, poi accorciato, ma una riga di pennarello tracciata durante i credit iniziali esemplifica al meglio uno dei magheggi poi orditi anche nella realtà dai piani alti dell'agenzia di spionaggio, per tentare di coprire le proprie malefatte.
Non è un caso che dietro la macchina da presa, così come in fase di sceneggiatura, sieda quello Scott Z. Burns già autore di un'altra recentissima produzione a tema come Panama Papers (2009), anche se a dispetto del film di Steven Soderbergh (che risulta qui come produttore) a mancare è una tagliente e surreale ironia - e non poteva essere altrimenti vista la drammaticità e complessità degli eventi trattati, e a tal ragione le intense performance di Adam Driver e Annette Bening confermano questo appeal cupo e dolente.

L'intero cast si mostra ottimamente in parte e anche le figure più scomode acquistano un malsano fascino nella loro esibita crudeltà, rendendo la narrazione un illuminante racconto di quanto viene compiuto al nascosto dell'opinione pubblica - e solo in rari casi viene poi alla luce.
Tra citazioni ad altri titoli similari come Zero dark thirty (2012), mostrato in alcune immagini nel contemporaneo filmico, e interventi televisivi di repertorio di uomini politici (incluso quello più incisivo e determinante del compianto senatore John McCain), l'operazione svolge il suo compito divulgativo con il corretto piglio, risultando anche discretamente coinvolgente dal punto di vista tensivo e amaramente godibile nel suo rivolgersi al pubblico cinefilo.

The Report Le torture inflitte dalla CIA ai prigionieri musulmani dopo l'attacco alle Torri Gemelle, venute alla luce dopo anni solo grazie alle minuziose e accurate indagini dell'investigatore Daniel J. Jones e all'ostinazione di una senatrice americana, sono al centro di questo robusto thriller d'inchiesta che guarda a modelli alti e altri più recenti nella drammatica esposizione dei fatti. Dopo una prima parte più ostica The Report si instrada sui giusti ritmi filmici e unisce un sano intrattenimento a tema a importanti esiti divulgativi, ponendo l'attenzione su uno scandalo che ha forse avuto un risalto inferiore al dovuto. Il solido cast capitanato da Adam Driver e Annette Bening traina con la giusta intensità le due ore di visione, in cui le emblematiche scritte informative pre-titoli di coda confermano ulteriormente come certi colpevoli "di lusso" non paghino mai le proprie colpe.

7

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