Recensione The Queen - La regina

Un oscar per la Regina

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Un Oscar per la regina

Una vittoria annunciata quella di Hellen Mirren, ma non per questo meno meritata. E' stata infatti un'interpretazione con la I maiuscola a concederle l'ambita statuetta, in un rione dove erano in gara anche gente come Penelope Cruz, Judi Dench e Meryl Streep. Peraltro non primo dei premi conferitegli per questa pellicola, in concorso al nostro Festival di Venezia, dove oltre a suscitare una forte approvazione da parte della critica, consegnò alla Mirren la Coppa Volpi per miglior attrice, seguita da un Golden Globe che ha preceduto la vittoriosa serata degli Academy Awards. Ma chi è questa arzilla signora sessantenne, fino adesso (semi) sconosciuta al grande pubblico? Se andiamo a indagare nel suo passato, scopriamo che non è la prima volta in cui si è ritrovata in lizza per l'ambita statuetta: infatti era stata già candidata, senza successo, ben due volte, nel '95 per La pazzia di re Giorgio e nel 2002 per quel piccolo gioiellino di Robert Altman che risponde al nome di Gosford Park. Ma è sicuramente con The Queen che raggiunge il suo più grande traguardo, superato il quale è pronta per sfide ben più importanti e di ampio respiro commerciale, come il prossimo fantasy Inkheart, per altro girato in Liguria.

Il regista del regno

Il regista non ha certo bisogno di presentazioni. Si tratta di Stephen Frears, autore di alcuni film che, se non proprio classici nel vero senso della parola, sono conosciuti un po' da chiunque, dall'epopea musicale di Alta fedeltà, alla visione in rosa del Dr Jekyll di Mary Reilly, al potere dell'opinione pubblica in Eroe per caso, senza dimenticare lo strepitoso successo del dramma in costume de Le relazioni pericolose. La sua ultima pellicola prima di girare The Queen, è stata la deliziosa Lady Henderson presenta, un vero gioiellino di classe e stile. Frears ha sempre basato la sua regia soprattutto sull'eleganza e la meticolosità, e sull'interpretazione dei suoi attori quasi sempre di stampo teatrale, in grado di garantirgli un'attinenza totale al personaggio. Una violenza quasi sempre nascosta, laddove cerca di raccontare semplici storie con una personalità latente, senza grandi eccessi o virtuosismi, senza cercare di stupire lo spettatore. Se vogliamo Frears non è un regista che cambia la storia di fare cinema, ma che riesce a essere un narratore di straordinaria sensibilità. E al giorno d'oggi, questo non è poco...
Ultima nota di merito riguardante il cast tecnico va alla sceneggiatura di Peter Morgan, vincitrice sia a Venezia che ai Golden Globe.

Una morte entrata nella storia

Ma chi è, in fin dei conti, la vera protagonista di The Queen? E' questa la domanda che ad un'attenta analisi post-visione viene spontanea. Vediamo le due contendenti : una è la regina Elisabetta II, interpretata dalla Mirren, l'altra è Lady Diana nelle veci di se stessa. Com'è possibile, direte. Beh, semplice, per far "rivivere" la Principessa Triste sono stati usati solo filmati di repertorio e di vari emittenti televisive inglesi, partendo dai pochi giorni che precedettero la sua morte fino agli eventi, punto focale del film, che seguirono il tragico scontro nell'Alma di Parigi. Il silenzio dei reali in seguito all'accaduto, folle oceaniche commosse in tutto il mondo e l'opinione pubblica pronta a scagliarsi contro la regina. E in mezzo a tutto questo, la lotta del neo primo ministro britannico Tony Blair, dapprima scettico verso la figura di Elisabetta II, e in questo aizzato anche dalla moglie, ma che in seguito cercherà di capire le difficoltà del suo compito e correrà in suo aiuto. Succede poco nell'arco di tutta la storia, che bene o male la gente conosce per quanto letto sui giornali o ascoltato in tv, e che qui Frears cerca di raccontarci dall'interno. Ci riesce? Si, ma chi si aspetta grandi rivelazioni su presunti complotti o altro, rimarrà sicuramente deluso. Le critiche alla monarchia ci sono eccome, troppo rigida nella sua immobilità che non va al passo con i tempi, ma allo stesso tempo c'è un apprezzamento al mantenimento di quei valori, contro tutti e tutto, simbolo di coraggio anche se incosciente.

Un ruolo difficile

Frears voleva rappresentare proprio questo: la difficoltà di essere legati al passato senza dimenticare il presente. E' una scelta che Elisabetta II è costretta a compiere per permettere la sopravvivenza della monarchia, che però va contro ai suoi ideali. E in questo non viene certo aiutata, infatti il nucleo familiare non viene affatto rappresentato in modo positivo, il marito principe Filippo viene delineato come cinico e "duro", amante cacciatore; il principe Carlo, se dapprima può suscitare una simpatia velata, in seguito si mostra attaccato solo ai suoi interessi, e la stessa regina Madre, pur cercando di consigliare la figlia, rimane con le idee indietro di un secolo. I figli di Carlo, invece, i principini Harry e William, si intravedono solamente una volta durante tutto il film. Se da un lato quindi all'inizio la regina provoca antipatia, in seguito notiamo il suo lato più umano, come quando, bloccata da sola in campagna per un guasto alla macchina, nota un grosso cervo e lo spinge a scappare prima dell'arrivo dei cacciatori. O come quando, leggendo un bigliettino per Diana davanti a Buckingham Palace, ormai assediata e sommersa di fiori portati dalla gente, legge la scritta "Il tuo sangue è sulle loro mani", e finisce per rattristarsi credendo di aver perso la fiducia dei suoi sudditi.
Altri personaggi fondamentali per lo sviluppo "positivo" della storia, sono Sir Robin Javrin, il gran Ciambellano, punto di collegamento tra Blair e la Regina, e Stephen Lamport, consigliere privato del primo ministro inglese.

Il padre della nazione

E' cosi che viene definito Tony Blair, unico (per la gente) a fare qualcosa vista l'immobilità di Buckingham Palace. Finisce così in una contrapposizione non voluta con la regina e la famiglia reale, che invece cercava solo di aiutare a muoversi da quel rigido dogma che la stava portando alla distruzione. Significativi i sondaggi, che davano 1 inglese su 4 favorevole all'abolizione della monarchia. Blair qui è rappresentato come un giovane rampante, dalle sembianze di un bravo Michael Sheen (già visto ne Le crociate), forse un po' troppo svampito in certe occasioni, ma sempre pronto all'azione nei momenti più difficili. Di contorno la moglie, veramente somigliante alla contropoarte reale, interpretata da Helen McCrory, pronta a istigare sempre il marito contro Elisabetta. Ma alla fine Blair, dopo contrasti anche duri, riuscirà a ottenere una sorta di rispetto reciproco da parte della regina, che sarà testimoniato negli ultimi minuti del film.

Niente di nuovo all'orizzonte?

La vera domanda che ci si pone è: perchè andare a vedere questo film, che svela poco o nulla di quanto non si sapesse già? Sicuramente l'eleganza dei costumi, e la ricostruzione storica fedele agli avvenimenti di una decade fa non bastano da soli a giustificarne la visione. Ma un motivo c'è eccome: l'interpretazione della Mirren. Se negli ultimi tempi gli Oscar vengono "regalati", vista la scarsità di attori di un certo rilievo, qui ci troviamo di fronte a un premio più che meritato. Una recitazione superba, che si gioca su piccoli movimenti facciali, dai sorrisi abbozzati agli sguardi che contengono allo stesso tempo tristezza e orgoglio, fierezza e malinconia. Sicuramente lei da sola vale tutti i 100 minuti di The Queen, pur se supportata da un cast più che buono. Maestosa nel rendere la regina così umana. Forse i cinque minuti di standing ovation a Venezia sono stati un pò esagerati, pellicole a volte più interessanti vengono snobbate, ma qui una volta tanto la voglia di indagare in una tragedia non viene realizzata per fare scandalo e soldi facili, ma solo per rappresentare una pagina di storia recente con la massima veridicità possibile.

The Queen - La regina E' una lotta tra il passato e il presente, tra certi dogmi ormai vecchi e sorpassati e il futuro, a volte troppo veloce, che avanza. Non è una soap opera sulla famiglia reale, come definita da alcuni denigratori, ma una lucida e azzeccata rivisitazione di un avvenimento che ha cambiato, forse per sempre, la storia della monarchia inglese. Per una volta tanto da un film non ci si deve aspettare quello che succederà alla scena successiva, perchè si sa già. E questo lascia un gusto strano in bocca, amaro e dolce allo stesso tempo. Alla fine la vera protagonista è forse quella che non c'è, incarnata da un ricordo che, se da noi forse è appassito, in Inghilterra è ancora vivo e lucido. E così la Principessa Triste diventa personaggio principale e punto focale della pellicola, attorno alla quale ruotano le vicende della nazione. Ma il vero punto di forza è la Mirren, capace di delineare carattere e atteggiamenti della regina Elisabetta II con una maestria assoluta. Un buon film, per chi al gossip preferisce la ricerca della verità.

7

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