The Punisher, la recensione del film con Thomas Jane

Frank Castle assume l'identità del Punitore per vendicare l'assassionio della sua famiglia da parte dello spietato boss Howard Saint.

recensione The Punisher, la recensione del film con Thomas Jane
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In The Punisher Frank Castle è un agente dell'FBI spesso utilizzato in missioni sotto-copertura, scelta che lo costringe a cambiare spesso identità e a far fagotto di città in città con moglie e figlio al seguito. Durante la sua ultima missione perde accidentalmente la vita il figlio di Howard Saint, uno spietato boss che controlla la zona di Tampa, in Florida. Il gangster è pronto a tutto pur di farla pagare a colui che ritiene diretto responsabile della morte dell'erede e grazie alle sue diramate conoscenze riesce a scoprire chi sia. La famiglia di Castle, in vacanza in quel di Porto Ricon, viene così sterminata senza pietà dagli sgherri del criminale ma l'uomo, ritenuto erroneamente deceduto, sopravvive e fa ritorno a casa dove inizia una personalissima missione di vendetta contro gli assassini dei suoi cari.

"No, non vendetta... Punizione"

La seconda incursione sul grande schermo del personaggio di Frank Castle, già giunto al cinema negli anni '80 con le sembianze di Dolph Lundgren, si colloca in un periodo ben preciso dell'espansione dei cinecomics moderni, rivelandosi tra i primi titoli adulti a tema prima delle più recenti incursioni di Logan (2017) e Deadpool (2016). Un tentativo sicuramente imperfetto ma coraggioso quello dell'apprezzato sceneggiatore Jonathan Hensleigh che, dopo aver curato il copione di cult quali Die Hard - Duri a morire (1995) e Jumanji (1995), esordisce dietro la macchina da presa con un action thriller cupo e violento che guarda al cinema di genere degli anni '70, tra una marcata autoironia e un senso di implacabile vendetta che aleggia nella pur frastagliata sceneggiatura. The Punisher versione 2004 convince soprattutto per la performance di Thomas Jane, volto giusto al posto giusto per dar via ai tormenti del ben presto solitario protagonista, e per il bel confronto a distanza col villain di un John Travolta gigione quanto basta, ma rischia di perdersi in più occasioni nella gestione dei personaggi secondari che, seppur ispirati alla controparti cartacee, finiscono per stonare nella loro sin troppo addomesticata leggerezza. Esempio più lampante è la sequenza in cui il Nostro si trova ad affrontare l'energumeno russo, dai toni quasi slapstick con tanto di improbabile accompagnamento musicale de La donna è mobile durante il quale i bizzarri vicini sono impegnati in folli balli. Le due ore di visione vivono così di alti e bassi che si alternano costantemente in una base noir, con tanto di emblematici voice-over, che si rifà alla saga Bentornato, Frank di Garth Ennis e Steve Dillon e alla miniserie Punisher: Year One, nonostante significativi cambi di ambientazione. Un divertimento secco e brutale, con una componente action efficace quanto basta, cui sembra però mancare quella scintilla in grado di scatenare un reale coinvolgimento empatico, qui fin troppo smorzato nonostante la drammaticità insita nel racconto.

The Punisher Thomas Jane convince nei panni di Frank Castle e il villain di John Travolta non delude, ma il primo The Punisher del nuovo millennio si rivela un film soltanto godibile incapace di osare oltre i canoni dell'action/revenge movie coevo. Il regista e sceneggiatore Jonathan Hensleigh guarda al cinema di genere degli anni '70 con un'istintiva rozzezza ma non centra in pieno la componente narrativa, vuoi per via di comprimari poco carismatici vuoi per una manciata di scene scult che falliscono nel tentativo di coniugare violenza e risate, se non quelle involontarie. Per una trasposizione senza infamia e senza lode che ha almeno il merito di rivolgersi ad un pubblico più maturo rispetto agli allora contemporanei cinecomics.

6

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