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The Prom, recensione del musical di Ryan Murphy e Netflix

Una stella di Broadway di mezza età ormai sul viale del tramonto decide di aiutare un'adolescente nel giorno più importante della sua vita.

The Prom, recensione del musical di Ryan Murphy e Netflix
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Nel bene e nel male, sia per i fan che per i detrattori, è innegabile che Ryan Murphy sia una delle figure fondamentali dello scorso decennio dell'audiovisivo: dalla commedia di grande successo Mangia Prega Ama con Julia Roberts fino al ritorno sul grande schermo grazie alla nuova regia cinematografica firmata per The Prom.
Il nuovo musical di Netflix, dopo il recente Jingle Jangle, non potrà ovviamente godere neanche di quella minima distribuzione cinematografica "anticipata" che solitamente il colosso dello streaming sfrutta con le proprie produzioni più prestigiose, eppure Murphy e i suoi fan dovrebbero essere ormai abituati al piccolo schermo, che tante fortune ha concesso al regista/sceneggiatore/produttore.
Qualche settimana fa sempre per Netflix avevamo visto la sua nuova produzione The Boys in the Band, diretta da Joe Mantello e basata tanto sull'opera teatrale di Mart Crowley quanto su Festa per il compleanno del caro amico Harold di William Friedkin, ma con The Prom Murphy ritorna dietro la cinepresa di un lungometraggio per fare le cose in grande. Ce la fa solo a tratti, ma in quei passaggi brilla davvero.

La legge di Murphy

Fin dalla primissima scena, incorniciata in un gigantesco set che replica lo splendore di Broadway in studio chiedendo un pizzico di aiuto ai fondali che riempiono lo sfondo, The Prom dimostra di voler fare sul serio.
La storia - basata sull'omonimo musical di Chad Beguelin e Bob Martin - è quella di una troupe di attori di teatro, capitanata dalla star Dee Dee Allen (Meryl Streep), più volte vincitrice del Tony Award, che capisce di essere ormai in declino quando il suo nuovo musical prodotto insieme a Barry Glickman (James Corden) viene stroncato dalla critica (una scena divertentissima che ricorda quanto può essere maligna una recensione).
Dee Dee decide dunque di rilanciare la sua carriera, a causa dell'età diretta su un viale del tramonto stile Norma Desmond, e per farlo insieme a Barry e ad altre due star cadute in disgrazia, Angie (Nicole Kidman) e Trent Oliver (Andrew Rannells), decide di dedicarsi a una causa di beneficienza che possa farle buona pubblicità.
Sarà nella triste situazione di Emma Nolan (Jo Ellen Pellman), una liceale dell'Indiana che si vede negata la possibilità di partecipare al ballo di fine anno (The Prom, appunto) perché omosessuale.
Il quartetto di star di Broadway si reca così a Edgewater, la cittadina di Emma, per aiutare la ragazza.

La cosa che meglio riesce al film è il trasformismo che, a ritmo di musical, lo porta via via a farsi più grande.
Partendo dal pretesto di voler raccontare la storia di una vecchia attrice quasi dimenticata (cortocircuito interessante dato che a interpretarla è un'attrice che non sarà dimenticata mai) diventa presto il dramma romantico di un'adolescente, poi una riflessione sullo star system e sulla società, chiudendo alla fine come il classico dei musical d'ensemble dai buoni sentimenti.
Murphy è decisamente innamorato di tutti i suoi personaggi, lo è al punto che, a costo di sacrificare il ritmo della trama e del suo sviluppo narrativo, si sforza di dare il massimo del risalto a ciascuno di loro, perfino dimenticando (o ignorando) il fatto che Nicole Kidman e James Corden hanno lo stesso identico ruolo (sono letteralmente due spalle su cui piangere e ritrovare se stessi), prima per Emma e poi per Dee Dee.

Eppure l'esuberanza sgargiante e laccata qui gioca in favore dell'autore: le coreografie dei (tantissimi) momenti musicali sono tutte uniche e differenti tra loro, colorano benissimo gli stati d'animo dei personaggi in quel preciso momento del racconto tramite la fotografia abbacinante di Matthew Libatique e in alcuni casi si distinguono come le sequenze migliori dell'opera.
Una fra tutte la scena al centro commerciale in cui Andrew Rannells parte dai paradossi della Bibbia per dimostrare come sia incongruente per i fedeli rigettare la comunità lgbtq.
Purtroppo non si può dire lo stesso della maggior parte dei brani, più orecchiabili che memorabili: difficilmente la soundtrack diventerà l'album della vita di qualcuno.
Sicuramente un film manifesto, ovviamente zuccheroso e che punta dritto dritto alla lacrima facile senza troppi giri di parole o scrupoli, realizzato però con competenza e passione.
Nota a margine per Ariana DeBose, che dopo Hamilton avrebbe dovuto dominare il musical 2020 non solo con The Prom ma anche con West Side Story di Steven Spielberg, sfortunatamente rinviato al 2021 per i motivi che già conoscete: la curiosità di vederla davanti alla camera di un regista di quel calibro e nei panni di un personaggio così iconico come Anita è improvvisamente salita alle stelle.

Prom Netflix Non un film memorabile, e neppure un musical che farà scuola, ma il ritorno di Ryan Murphy sul grande schermo - o per meglio dire al lungometraggio cinematografico - è tutto quello che ci si potrebbe aspettare dal coloratissimo e ultrapop re Mida della nuova Golden Age della tv. Con star tutte in grande spolvero e alle quali la camera di Murphy ama dare risalto, The Prom è il manifesto di un autore sempre più virale, che infiocchetta un inno alla libertà e all'equità sociale. Un inno a tratti stonato ma commovente e spesso esilarante.

6

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