The Prestige, recensione del film di Christopher Nolan

Christopher Nolan tra illusione e fantascienza nella sua ultima fatica The Prestige, la recensione.

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"Ogni numero di magia è diviso in tre parti: la promessa, la svolta e il prestigio". Con questa affermazione Christopher Nolan apre le danze del suo The Prestige, fornendo subito una linea di dettagli che fungeranno da metafora per tutta la sua pellicola, ma acquisteranno senso e corpo solo col passare dei minuti. The Prestige è il secondo tassello del connubio tra Nolan e Christian Bale, che dopo Batman Begins, esploderà nei film del Cavaliere Oscuro. Ma è anche la perfezione nel muovere i fili della totalità del comparto attoriale, da Hugh Jackman a Michael Caine, passando per Scarlett Johansson, con una piccola (ma grande, per importanza) parte di David Bowie. Tratto da un romanzo di Christopher Priest, Nolan ha impiegato 5 anni per lavorare all'adattamento cinematografico e quindi alla sceneggiatura, scritta a quattro mani con il fratello minore Jonathan. Il risultato è una storia condotta a piacimento, mai lineare, che ha poco da invidiare ai grandi maestri, anche del passato. 

Scienza o illusione? Come e quando dico io

Siamo nella Londra dei primi del '900. Gli illusionisti Alfred Borden (Christian Bale) e Robert Angier (Hugh Jackamn) lavorano insieme. Un incidente li porterà a dividersi e ad essere, per ambizione, rivali. Tra numeri d'illusionismo, donne, magia, scienza, si cercherà continuamente di rubare qualcosa dall'altro, dimostrando chi è il migliore senza esclusione di colpi.

Manipolare ed orientare a proprio piacimento la sceneggiatura, svelando come e quando si vuole un determinato dettaglio, è l'ingrediente preferito di Nolan, ma anche quello di molti altri registi/sceneggiatori. Il problema è come lo si fa. In The Prestige, Nolan riesce a calibrare al dettaglio la costruzione narrativa, disponendo nel modo più articolato possibile i tasselli che compongono la storia. Ne traspare un tocco personale, perché in nessun altro modo potremmo definirlo, difficilmente ritrovabile in altre pellicole. Servendosi di questa abilità, Nolan può controllare l'universo... cinematografico s'intende: può orientare lo sguardo dello spettatore a proprio piacimento, quasi obbligandolo a seguire la storia sotto l'ottica da lui fornita. Come un prestigiatore o un illusionista (non a caso), è bravo a far vedere ciò che vuole far vedere. Si arriva a dubitare persino su chi sia il buono e chi il cattivo, anzi con una risposta destinata a cambiare più volte nel corso del film. Se la pellicola indossa la maschera del thriller, ci si accorge presto che tale etichetta è troppo riduttiva e che non è la ricerca di un colpevole, o il ritrovarsi in una stanza buia ad innescare i processi di tensione e di suspense. È la non-linearità della storia, che aggiunge dettagli saltando avanti e indietro nel tempo, a conferire al film quel ritmo andante che lo rende appassionante. Anche se i misteri s'infittiscono, l'accumulo di dettagli sembra non sia mai sufficiente a capire come arriveremo alla svolta. Per certi versi potrebbe sembrare un sistema chiuso su se stesso, che non arriva mai ad un epilogo. Non se ne avverte però il peso, perché la carne al fuoco è talmente abbondante, che da sola basta a far concentrare l'attenzione su se stessa, non lasciando spazio al futuro. L'illusione, che per definizione dovrebbe essere qualcosa di astratto, acquista qui una matericità fuori dal comune, quasi da poterla toccare con mano. Sembra come se ogni personaggio se ne nutrisse come mezzo per raggiungere la felicità. Nolan tocca anche le pareti della fantascienza e della drammaticità più standardizzata, ma sempre inserendole dentro un contesto che, ormai compromesso dall'illusione (o se volete "magico"), acquista un sapore diverso che lo rende stra-ordinario. 

The Prestige The Prestige è l'esempio emblematico di come Christopher Nolan sappia comporre e muovere i fili di una sceneggiatura, svelando i particolari come e quando ritiene opportuno e orientando di conseguenza lo sguardo dello spettatore. A tutto questo va aggiunta una storia appassionante ed originale, anche se estraniata dalla costruzione narrativa in sé: tutti gli ingredienti per un film che merita assolutamente di esser visto almeno una volta nella vita.

8

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