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Recensione The President

Mohsen Makhmalbaf firma un'avvincente favola morale su un dittatore in fuga

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Il “Presidente” è, a tutti gli effetti, il Dittatore del suo Paese, che governa con pugno di ferro incurante delle condizioni del suo popolo. Un giorno, mentre illustra al viziato e “innocente” nipotino cosa vuol dire detenere il potere facendo spegnere e accendere arbitrariamente tutte le luci della città, l'uomo scopre, con profondo sgomento, che è in atto una rivoluzione e che tutta la sua famiglia è in pericolo. La moglie e le figlie riescono a fuggire su un aereo presidenziale, ma l'anziano dittatore e il piccolo pretendente al trono rimangono isolati e braccati dalla folla, che chiede a gran voce la testa del tiranno. Inizia dunque una rocambolesca fuga verso il mare e la conseguente salvezza, durante la quale nonno e nipote, travestiti da artisti di strada, si ritroveranno faccia a faccia con la miseria e la disperazione di un popolo costretto ai minimi termini. E, mentre il ragazzino non riesce a distinguere tra gioco e realtà, l'adulto si ritrova a combattere i propri fantasmi e la propria ritrovata umanità.

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Di dittatori, al cinema, se ne sono visti a bizzeffe. E, di solito, fanno una brutta fine, nei film d'azione o d'avventura, mentre vengono messi alla berlina nei film comici (impossibile non citare Charlie Chaplin e Sacha Baron Cohen, a questo proposito), ma quante volte, invece, un film si è preposto l'obiettivo di scavare nell'umanità (vera o presunta) di un dittatore?
“Ogni dittatore è anche buffo. Visto da lontano fa paura. Visto da vicino fa ridere” afferma il regista Mohsen Makhmalbaf, regista iraniano noto, tra le altre cose, per Viaggio a Kandahar (2001) che ha presentato The President in apertura dell'ultima Mostra del Cinema di Venezia. Un film un po' didascalico, forse, ma certamente significativo e ben girato, una sorta di fiaba amara capace di passare dalla grottesca ironia del primo atto al dramma man mano che il minutaggio procede, mostrandoci gli orrori della guerra civile tramite un doppio punto di vista: quello del dittatore decaduto che riscopre la sua umanità tramite l'atteggiamento (favorevole o ostile a seconda dei casi) dei suoi ex-sudditi e quello di un bimbo innocente vissuto da sempre nella bambagia e che si trova catapultato all'inferno senza preparazione né rete. Sebbene alcune situazioni e scene si presentino un po' sopra le righe, sfociando quasi nella stucchevolezza, nel complesso il film funziona molto bene se lo si prende con l'intento della favola morale e non ricercando la plausibilità in ogni avvenimento. Oltretutto, la pellicola è tecnicamente pregevole, con le scene di massa assai ben realizzate (in particolare quella della fuga dal colpo di Stato) e una fotografia capace di calare lo spettatore nell'atmosfera rarefatta e decadente dei luoghi della vicenda. Un plauso, inoltre, va sicuramente ai due protagonisti, l'intenso Misha Gomiashvili e il tenero Dachi Orvelashvili, capaci di restituire una grande gamma di emozioni, perfettamente orchestrate da Makhmalbaf.

The President The President è una fiaba morale che parte ironica e finisce per avere risvolti tragici e drammatici, con una grande attenzione per l'introspezione dei personaggi e l'atmosfera disperata del racconto, perennemente in bilico tra aneliti di libertà e salvezza e momenti di pura angoscia. La vicenda procede tramite una sequela di situazioni spesso un po' troppo sopra le righe per essere credibili, eppure la mano del regista, l'ottima veste tecnica e le buone performance degli interpreti rendono il film appassionante e degno di visione.

7

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