Recensione The Others

Riscopriamo insieme l'horror cult di Alejandro Amenábar con protagonista Nicole Kidman, ambientato in un'enorme villa isolata circondata dalla nebbia e "abitata" da inquietanti presenze.

recensione The Others
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Prodotto (anche) da Tom Cruise e interpretato dall'allora compagna Nicole Kidman, The Others segna nel 2001 l'esordio del regista spagnolo Alejandro Amenábar nel cinema in lingua inglese, in una co-produzione tra Europa e Stati Uniti premiata sia dal pubblico (oltre 200 milioni di dollari d'incasso worldwide) che dalla critica (una marea di nomination a vari festival internazionali e la vittoria di 8 premi Goya, gli "Oscar" del cinema spagnolo). Merito dello sguardo autoriale del cineasta (anche autore della sceneggiatura) che, guardando al classico filone delle case infestate, ha offerto una nuova via dai risvolti psicoanalitici solcata da un cliffhanger nella parte finale che ribalta completamente tutte le carte in tavola e spinge con un certo interesse ad una seconda visione in modo da coglierne tutti i minuziosi dettagli sin lì sparsi nella narrazione. La Kidman interpreta Grace, una donna che vive in un'enorme villa isolata insieme ai suoi due figli piccoli, Anne e Nicholas, in attesa del ritorno del marito, dato per disperso durante la guerra contro i tedeschi. L'arrivo improvviso di tre domestici (due anziani e una ragazzina) sembra capitare al momento giusto dato che i vecchi dipendenti sono spariti improvvisamente senza lasciare traccia. Ma ben presto la magione si rivela abitata da inquietanti presenze, che contro ogni razionalità sembrano provenire dal mondo dei morti...

Storie di fantasmi

Un horror d'atmosfera della miglior specie che, seguendo le linee narrative dei capostipiti, percorre ben presto una via personale che ben si dichiara progressivamente nella mezzora finale con un colpo di scena tanto geniale quanto struggente. Per Amenábar ciò che conta non è il terrore "mostrato" bensì l'attesa che lo precede, generando una sana e magnetica inquietudine che assale sin dai primi minuti, quando si comincia a comprendere che la villa e i suoi "abitanti" hanno forse qualcosa da nascondere. L'autore opta quindi per una fascinosa sottrazione che, grazie anche all'eleganza della messa in scena, prende per mano conducendo in un viaggio di comprensione in cui la paura si genera dall'imperscutabile, dal diniego di affrontare lo stato delle cose. Non a caso la ferrea disciplina religiosa imposta da Grace ai suoi figli, che offre sottotraccia il modo di criticare la rigidità di certi dogmi, si erge nel momento della verità a chiave di molteplici interpretazioni. Sfruttando con solida abilità l'uso dei piani sequenza, capaci di generare momenti ad alta tensione, e grazie all'escamotage narrativo della malattia dei bambini (l'esposizione alla luce potrebbe condurli alla morte) che permette alti giochi stilistici da parte della fotografia nei giochi di luci ed ombre, The Others omaggia in più occasioni il maestro del brivido Alfred Hitchcock, mantenendo comunque salda la sua appartenenza al genere. La curata attenzione ai dettagli (chi sono i nuovi domestici? Perché il marito ha fatto improvvisamente ritorno?) permette alla visione di progredire senza svelare sin da subito i suoi assi, garantendo un certo senso di sorpresa nella rivelazione finale e lasciando un forte senso di affascinante amarezza. La Kidman è qui in una delle prove migliori della sua carriera, in un personaggio che evolve con naturalezza, accompagnata da un cast preparato su cui spicca la performance della piccola Alakina Mann, purtroppo poi scomparsa dai radar cinematografici.

The Others The Others è un film che sfida le certezze dello spettatore, ricco di un'inquietudine trattenuta e introspettiva che infine si rivela nel geniale e toccante colpo di scena pre-finale. Una storia divisa tra due mondi, tra la Morte e la Vita, tra la Verità e la Menzogna in cui si vuole continuare a credere, "baciata" da un'ambientazione ispirata e opprimente che permette al lato tecnico (fotografia in primis) di eccellere oltre misura. Alejandro Amenábar si conferma un maestro delle inquadrature, con scelte registiche che rifiutano la facile paura in favore di una suggestione fascinosa e dolorosa prima della liberatoria e toccante Rivelazione.

8.5

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