The Messengers 2, recensione dell'horror con Norman Reedus su Prime Video

Nel prequel del film dei fratelli Pang, un padre di famiglia, proprietario di una fattoria, deve affrontare una spaventosa maledizione.

recensione The Messengers 2, recensione dell'horror con Norman Reedus su Prime Video
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John Rollins, proprietario di una fattoria, sta facendo i conti con gravi problemi nella gestione del raccolto e al contempo ha da affrontare una complessa situazione familiare, data soprattutto dalle frequenti liti e diversità di vedute con la moglie Mary. I campi di granturco stanno rendendo meno del previsto, anche per via degli stormi di corvi che affollano la zona e rovinano indelebilmente le spighe e le pannocchie e dei guasti al sistema di irrigazione, con i debiti che diventano sempre più difficili da saldare nei tempi prestabiliti.
Un giorno John scopre una porta segreta nel fienile e nascosto all'interno dell'apertura trova uno strano modello di spaventapasseri dalle inquietanti fattezze, che decide di piazzare in mezzo al campo. Da quel momento la fortuna gira a suo favore, ma il drastico cambio di situazione è legato a una maledizione che non tarda a manifestarsi e colpisce alcuni conoscenti dei Rollins.

Dove tutto ebbe inizio

Qualche giorno fa vi abbiamo parlato di The Messengers (2007) dei fratelli Pang e di come la sceneggiatura inizialmente prevista fosse stata pesantemente modificata in corsa e poi utilizzata nella sua forma base per il futuro prequel. Prequel che analizziamo in quest'occasione e che si colloca su atmosfere più affini al thriller psicologico, con contaminazioni horror che caratterizzano in particolar modo la parte finale e guardano al cinema di genere anni '80.
Nessun effluvio di effetti speciali quindi, ma un approccio molto più terreno e un innesto sovrannaturale che respira di classico anche per ciò che concerne la realizzazione del brutale "villain", uno spaventapasseri per l'appunto.
Distribuito direttamente per il mercato home video, The Messengers 2 paga indubbiamente delle ingenuità a livello narrativo, con un ritmo che soffre di una certa monotonia nella ciclicità degli eventi, ma i novanta minuti di visione offrono a ogni modo qualche discreto spunto in grado di catturare l'attenzione degli appassionati fino al giungere dei titoli di coda.

Differenze e influenze

Lo scavo psicologico è parzialmente forzato, così come un paio di storyline secondarie, ma nel complesso l'insieme regala un discreto intrattenimento a tema, con una resa dei conti ben lontana dalle atmosfere del prototipo. L'ambientazione riporta alla mente sia titoli passati quali Grano rosso sangue (1984) e futuri come l'originale Netflix Nell'erba alta (2019), con i campi di grano al centro delle sequenze più incalzanti, nonché spazio ideale per nascondere il pericolo dietro ogni angolo e innescare la necessaria suspense.
Disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video, The Messengers 2 è l'unico film in lingua inglese del regista danese Martin Barnewitz, la cui carriera non ha mai spiccato il grande salto.
Eppure qui, a dispetto della critica d'Oltreoceano che ha affossato anche troppo duramente il risultato, il cineasta si dimostra a proprio agio nel gestire personaggi e atmosfere, dovendo farei conti con i vizi di una sceneggiatura che - come già per il predecessore - si rivela l'effettivo tallone d'Achille dell'insieme.
Il cast se la cava senza infamia e senza lode, e il Norman Reedus di The Walking Dead e Death Stranding sopperisce con una buona dose di carisma alle lacune del suo personaggio.

Messengers 2 - L'inizio della fine Prequel del film dei fratelli Pang, The Messengers 2 riprende la sceneggiatura che avrebbe dovuto caratterizzare l'originale e si instrada sui territori dell'horror/thriller psicologico, strizzando qua e là l'occhio a un passato periodo del filone. Il risultato paga ancora una volta i limiti narrativi, per via di alcune evidenti forzature che penalizzano eccessivamente le atmosfere e la verosimiglianza del racconto, capace nonostante tutto di risultare discretamente interessante e di scorrere relativamente veloce e indolore nella sua brevità di visione. Norman Reedus nei panni del protagonista se la cava più che discretamente e il ricorso a effetti speciali e make-up di stampo artigianale segna un gradevole cambio di rotta rispetto alle predominanti presenze ectoplasmatiche del predecessore, portando il franchise su altri lidi ma di fatto chiudendone anche, a oggi, la sua esistenza in forma cinematografica.

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