The Maus, i traumi della guerra balcanica nell'horror di Yayo Herrero

Una coppia di fidanzati si perde in una foresta bosniaca e si trova alle prese con orrori sia reali che sovrannaturali.

recensione The Maus, i traumi della guerra balcanica nell'horror di Yayo Herrero
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Alex e Selma sono fidanzati da un anno: lui tedesco, lei bosniaca, si sono conosciuti a Berlino e hanno iniziato la loro relazione. In The Maus la coppia si trova nella nazione d'origine di lei e dopo aver assistito al funerale dei genitori (i cui corpi sono stati ritrovati dopo anni in una fossa comune risalente alla guerra civile) finisce in panne in una vicina foresta in cui li aveva trascinati per errore il GPS. La ragazza sin da subito riceve delle strane sensazioni dal luogo e invoca costantemente il nome di una figura del folklore musulmano tipica di quelle terre affinché la protegga da potenziali pericoli. Impossibilitati a contattare i soccorsi, Alex e Selma si imbattono in due cacciatori serbi che si trovavano in quella zona, un incontro che ben presto li trascinerà nel peggiore degli incubi possibili.

Il passato non dimentica

Come nel recente Jukai - La foresta dei suicidi (2016), anche in questo caso l'ambientazione è limitata alla fitta boscaglia, in questo caso di una selva est-europea, ma per toni e atmosfere l'esordio nel lungometraggio di Yayo Herrero, in precedenza autore di corti passati nei più importanti festival internazionali, prevede un approccio più introspettivo e contestualizzato alla realtà indigena in cui ha luogo la vicenda. Ecco così che a muovere le dinamiche tra il gruppo di personaggi echeggiano i demoni del conflitto razziale e civile tra serbi e bosniaci, espletati sia nei numerosi dialoghi a tema che in una manciata di flashback della tormentata protagonista. The Maus pone le proprie radici horror nel legame tra la ragazza (assai convincente la performance della bella Alma Terzic) e un'entità protettrice che le giunge in soccorso nei momenti di disperato bisogno, ma il comparto spiritico è alla fine ridotto a solo un paio di suggestive sequenze, si lascia invece spazio a un orrore più fisico e reale di violenze e soprusi aventi origine nel passato. La tensione drammatica è a tratti esasperata, con le scene potenzialmente più crude nascoste fuori campo, e si instaura in una narrazione che soffre soprattutto nella parte centrale di una certa monotonia; il difetto peggiore dei novanta minuti di visione risiede però in un epilogo quanto mai ambiguo che tenta una diversa chiave di lettura, insinuando però più dubbi che reali certezze su quanto accaduto.

The Maus Pur partendo da presupposti sovrannaturali, con allucinazioni e apparizioni di un'inquietante e misteriosa presenza, questo particolare horror si radica in un orrore ben più reale originato dai rancori mai sopiti della guerra dei balcani. The Maus trova forza in una tensione drammatica ferale, violenta, e nelle buone interpretazioni del cast, soffrendo allo stesso tempo di una certa ripetitività e cedendo inoltre a un finale aperto a svariate interpretazioni che pone più domande che risposte.

5

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