The Mauritanian, la recensione del film Amazon Original

Il regista Kevin Macdonald ripercorre la storia vera di Mohamedou Ould Slahi, rinchiuso per oltre quindici anni a Guantanamo senza nessuna prova.

The Mauritanian, la recensione del film Amazon Original
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Mohamedou Ould Slahi, originario della Mauritania, si trova rinchiuso da otto anni nel carcere/lager di Guantanamo. Dopo gli attentati dell'11 settembre, è infatti stato ritenuto uno dei responsabili che hanno partecipato all'operazione terroristica.
Contro di lui nessuna prova certa, solo una serie di coincidenze e supposizioni, ma formalmente il ragazzo, ormai uomo, non è effettivamente accusato di nulla. Una confessione gli è stata estorta dopo orribili torture e che ha ormai condizionato il suo futuro.
Il caso si riapre improvvisamente quando l'avvocato per i diritti civili Nancy Hollander si prende a cuore il suo caso e decide di assumerne la difesa in vista di un potenziale nuovo processo. Allo stesso tempo il governo degli Stati Uniti incarica il tenente colonnello Stuart Couch per preparare l'accusa e questi, durante le sue indagini, nota alcune omissioni nei documenti ufficiali.
Nancy e la sua giovane collaboratrice Teri scavano sempre più a fondo per scoprire la verità, trovando impensabili alleati ma anche ostacoli apparentemente insormontabili, con il sistema intero che cerca di cancellare ogni prova dell'esistenza di Guantanamo e delle relative ingiustizie in essa compiute.

Solo contro tutti

Ha diversi punti in comune, almeno a livello narrativo, con un titolo dello scorso decennio, ossia il Rendition - Detenzione illegale (2007) di Gavin Hood. Entrambi tratti da storie realmente accadute, i due film mettono in cattiva luce i brutali metodi con cui il governo americano tortura prigionieri solo per semplici sospetti, al fine di trovare un capro espiatorio senza dare alcuna importanza all'effettiva consapevolezza di questi.
Nuova esclusiva del catalogo di Amazon Prime Video, The Mauritanian è perciò un'opera dai marcati toni drammatici, che nel corso delle due ore di visione ci accompagna nello svelarsi di una verità che, anche senza conoscere la storia alla base, può essere facilmente intuibile dallo spettatore.
Il tema degli americani buoni contro gli arabi cattivi si ribalta in un crudele gioco degli eccessi, dove tutto è consentito pur di ottenere uno scopo. Le scene più crude sono girate con camera a mano e data la loro velocità disturbano il minimo indispensabile, a spaventare semmai è che vicende del genere possano accadere ancora oggi nel Paese che si definisce "la culla della democrazia".
Le fasi giudiziarie sono limitate alla breve parte finale, accompagnata poi da veri filmati di repertorio, mentre il resto del racconto si concentra sulle fasi investigative e sul dramma personale vissuto dal protagonista, interpretato da un ottimo Tahar Rahim.

Forza di volontà

Il problema principale di operazioni di questo genere è il rischio di scadere in un consolidato schematismo, e purtroppo The Mauritanian non fa eccezione. Certo, a tratti ci si appassiona alla forsennata corsa contro il tempo dei personaggi, ma l'impressione di assistere a qualcosa di già visto e rivisto si fa palese.
Il film segue tutti i passaggi canonici, con una narrazione relativamente lineare che toglie spazio a soluzioni stilistiche di sorta. Ci troviamo di fronte al classico esempio di cinema civile, corretto e necessario, ma privo di quella spinta in grado di far emergere il tutto dalla medietà del genere. Il claustrofobico gioco di spazi chiusi o semi-aperti, che dominano gran parte del minutaggio, intende trasmettere la sensazione di impotenza del quale è vittima Slahi, e in questo il regista Kevin Macdonald trova la giusta chiave di lettura.
Allo stesso modo sono state azzeccate le scelte di casting, con Jodie Foster nei panni di tenace avvocato difensore e Benedict Cumberbatch in quelli di tormentato legale dell'accusa, performance che unite a quelle del già citato Rahim danno ulteriore forza a un titolo altrimenti godibile ma non memorabile.

The Mauritanian La drammatica storia di ingiustizia della quale è stato vittima Mohamedou Ould Slahi, rinchiuso per quasi quindici anni nella prigione/lager di Guantanamo, è al centro di un film interessante che però non riesce a trovare quel surplus necessario per far evolvere ulteriormente il filone. The Mauritanian è un'opera utile a raccontare al grande pubblico una vicenda tragica di pura crudeltà, compiuta dal governo degli Stati Uniti nel silenzio generale e finalmente venuta all'attenzione dell'opinione pubblica grazie all'interesse di un coraggioso avvocato, interpretato da una solida Jodie Foster. Il vero protagonista rimane comunque lo straordinario Tahar Rahim, capace di raccogliere in sé le sfumature emotive per rendere giustizia al lungo supplizio subito dal vero Slahi.

6.5

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