The Man Who Killed Don Quixote, recensione del film di Terry Gilliam

Il film “maledetto” del regista americano ha finalmente visto la luce dopo quasi tre decenni, con risultati a dir poco discontinui.

recensione The Man Who Killed Don Quixote, recensione del film di Terry Gilliam
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Nel 1998, dopo diversi anni di pianificazione, iniziarono ufficialmente le riprese di The Man Who Killed Don Quixote, rilettura molto personale del romanzo di Miguel de Cervantes da parte del regista Terry Gilliam, con Jean Rochefort, Johnny Depp e Vanessa Paradis nei ruoli principali. La lavorazione fu interrotta per vari motivi, tra incidenti sul set e problemi di salute degli attori, e poi cancellata del tutto, dando vita al formidabile e doloroso documentario Lost in La Mancha, nato come making of del film e poi divenuto un resoconto del fallimento del progetto. Negli anni successivi Gilliam ha ripetutamente cercato di riesumare il lungometraggio, rielaborandolo sia a livello di scrittura che in termini di casting: per Don Chisciotte furono considerati Michael Palin e John Hurt (quest'ultimo dedicatario all'inizio dei titoli di coda insieme a Rochefort), per Toby Grisoni/Sancho Panza attori del calibro di Ewan McGregor e Adam Driver, rimasto nel progetto al fianco di Jonathan Pryce nei panni del cavaliere errante. Dopo ulteriori ostacoli, tra cui un tentativo da parte del produttore portoghese Paulo Branco di bloccare completamente l'uscita del film, The Man Who Killed Don Quixote è stato finalmente mostrato al mondo dopo la cerimonia di chiusura del Festival di Cannes, lo stesso giorno del suo arrivo in sala in Francia.

Realtà, finzione, sanità, follia


Toby (Driver) è in Spagna per girare uno spot pubblicitario con Don Chisciotte come personaggio. In cerca di ispirazione, il cineasta si imbatte in una copia pirata di The Man Who Killed Don Quixote, il film di diploma che lui girò dieci anni prima nella medesima zona con attori non professionisti. Uno di questi, un calzolaio di nome Javier (Pryce), ha interpretato il celebre personaggio creato da Cervantes e da allora ha perso la testa, convinto di essere veramente il cavaliere destinato a lottare in eterno contro i mulini a vento nel tentativo di conquistare la sua amata Dulcinea. Una volta rintracciato Javier, Toby si ritrova coinvolto in un'avventura folle che sfida le regole del tempo e dello spazio, all'insegna del fascino immortale di un classico della letteratura. Un'avventura che in più punti è esplicitamente autobiografica, influenzata dalle varie revisioni di sceneggiatura: il personaggio di Driver è un evidente omaggio nominale al co-sceneggiatore Tony Grisoni, mentre la sua personalità è palesemente basata su quella di Gilliam, alle prese con fenomeni che lui non può controllare e in lotta contro i mulini a vento che sono le realtà produttive dell'industria cinematografica (non a caso due dei cattivi sono magnati convinti di poter fare tutto ciò che vogliono). L'elemento personale è dominante sin dall'inizio, con le prime didascalie che rimandano esplicitamente ai 25 anni di lavorazione e false partenze.

Paura e delirio in Spagna

Come da copione, The Man Who Killed Don Quixote è un'opera caotica, confusionale, un punto d'arrivo che in realtà è solo una piccola parte di un tutto che trascende i secoli. Una parte contaminata da ciò che è accaduto negli ultimi vent'anni, al punto da annacquare le idee buone immergendole in un fiume di trovate bislacche ma non sempre in senso positivo (il budget non particolarmente elevato giustifica solo in parte la sciatteria dell'esecuzione di certe scene, soprattutto in termini di montaggio). Gilliam ha trionfato contro tutte le forze maggiori che si sono opposte a lui, ma strada facendo sembra aver perso di vista (almeno in parte) ciò che voleva raccontare, collocando diversi spunti validissimi (in particolare la riflessione sull'artista e sul suo rapporto con il testo di Cervantes, con palesi connotazioni autobiografiche) come stralci isolati all'interno di un marasma di oltre due ore che, come il tentativo da parte di Toby di ricreare le condizioni del passato, non può restituirci la prima incarnazione del progetto, quella più pura e sincera. Una visione è giustificata dal voler finalmente vedere con i propri occhi un oggetto della cui esistenza era ancora lecito dubitare al momento della sua selezione nel programma di Cannes, ma il vero spirito di Gilliam e Cervantes è rintracciabile altrove.

L'Uomo che Uccise Don Chisciotte Terry Gilliam è finalmente riuscito a portare sullo schermo un progetto che inseguiva da quasi trent'anni, dopo innumerevoli ostacoli amministrativi, giudiziari e cinematografici. Il risultato ha un certo fascino, soprattutto quando entra in gioco la componente spudoratamente personale e autobiografica, ma la durata generosa mette in evidenza la sovrabbondanza di trovate che a tratti soffocano le idee veramente valide. Particolarmente ammirevole il duo protagonista composto da Jonathan Pryce e Adam Driver.

5.5

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