The Lone Ranger, la recensione del film con Johnny Depp

Johnny Depp e Armie Hammer nella nuova epopea firmata Verbinski: la recensione di The Lone Ranger.

recensione The Lone Ranger, la recensione del film con Johnny Depp
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Bentornati nella frontiera americana, territorio di avventura e di conquiste, anche cinematografiche. Il genere del western, una volta fiorente, sembrava quasi dovesse cadere nel dimenticatoio durante gli anni 2000: nonostante qualche sortita degna di nota, infatti, l'interesse per le storie a base di polvere, sguardi di ghiaccio e pallottole sembrava definitivamente scemato. Negli ultimissimi anni, però, alcuni grandi registi hanno rilanciato queste tematiche, convincendo la critica e, spesso, anche il pubblico (vedasi il caso di Django Unchained, anche se non si tratta proprio del più classico dei western). Tra questi cineasti un posto d'onore va sicuramente a Gore Verbinski, che se n'è occupato nei suoi due ultimi lavori, Rango (2011) e il qui esaminato The Lone Ranger, punta di diamante delle proposte live action di Disney per quest'estate 2013, dopo lo straordinario successo di Iron Man 3 e in attesa del nuovo gioiellino Pixar, Monsters University.
Sotto i riflettori di Gore, stavolta, non un camaleonte con bizzarre crisi d'identità ma due eroi tormentati, in attesa di riscatto, alle prese con una grande e spericolata avventura.

Un'impresa di alto Rango

L'impresa di Verbinski, occorre notarlo fin da subito, non è delle più facili: dare nuovo lustro ad un personaggio sì mitico, ma anche, decisamente, “d'altri tempi”: quello del Cavaliere (Ranger) Solitario, nato come eroe radiofonico nell'ormai lontanissimo 1933 e poi traslato anche al cinema, in tv e nei fumetti. Un personaggio amatissimo ma del quale si erano un po' perse le tracce: e i precedenti tentativi (non disneyani) di rivitalizzare il franchise, datati 1981 e 2003, non sono andati a buon fine.
L'approccio del sapiente Gore e della sua rodata macchina produttiva è stato deciso, semplice ed efficace: tenendo d'occhio la tradizione, ha importato il modello già utilizzato con notevole successo per la saga di Pirati dei Caraibi (dei quali il cineasta americano ha diretto i primi tre film) adattandolo al contesto, coadiuvato dai fidi sceneggiatori Ted Elliott e Terry Rossio e dalla granitica produzione di Jerry Bruckheimer. Il risultato è un prodotto dalla funzionalità già sperimentata ma che non necessariamente sa di “già visto”, e intrattiene piacevolmente per tutta la sua durata, cosa che era, crediamo, l'obiettivo principale della produzione dopo un quarto episodio dei Pirati sicuramente di grande successo, ma anche abbastanza 'spento' dal punto di vista del coinvolgimento del pubblico.

Da uomo di Legge a uomo di Giustizia

Quanto valgono i principi di un uomo di Legge nel selvaggio west? Molto poco, verrebbe da dire osservando quel che accade all'idealista John Reid (Harmie Hammer) di ritorno a casa dopo i suoi lunghi studi di giurisprudenza. Tuttavia, quegli stessi principi possono fare la differenza, nel momento in cui ci si ritrova a incarnare una giustizia attiva e non imbrigliata dalle catene della burocrazia, della giurisdizione e del potere. Reid, difatti, creduto morto, si darà alla latitanza sotto le mentite spoglie del Lone Ranger e si impegnerà a raddrizzare i torti perpetrati dall'infido Butch Cavendish (William Fichtner) ai danni della popolazione locale. Nella sua opera, il novello Cavaliere non sarà poi così “Solitario” dato che potrà contare sul provvidenziale aiuto di un intelligentissimo cavallo, Silver, e di un nativo americano con qualche rotella fuoriposto ma anche molti assi nella manica: Tonto (Johnny Depp). Sullo sfondo, le conquiste del genere umano, la cui tecnologia sferraglia ora a tutta velocità sui binari del treno, simbolo e motore della civiltà attuale, portatore di progresso ma anche emblema di potere e ricchezza.

Kemo Sabe

Il cambio di ambientazione ha decisamente giovato a Rossio ed Elliot, riportandoli più o meno ai fasti di un tempo. Il rischio di ritrovarsi con l'ennesimo giocattolone pieno di effetti speciali e nomi in cartellone ma abbastanza vuoto e stantio era tangibile, eppure il film risulta in finale divertente e scorrevole. Anche se forse un po' lungo: tagliare tutte le scene con la Bonham Carter avrebbe giovato (e non poco) al ritmo del film. Non ce ne voglia lei in persona, sempre incisiva, ma il suo personaggio è a conti fatti il meno ispirato e il più gratuito. Rischio che temevamo, invece, per Tonto, con un Depp che in tanti davano come la solita fotocopia gigionesca ed esagerata della sua maschera da farsa. Chiaramente non si tratta di un'interpretazione che può ambire all'Oscar quella del caro Johnny, ma è misurata, composta, studiata eppure naturale, ed esprime magnificamente la rinata essenza del personaggio, che quindi promuoviamo senza riserve. Ma del resto tutto il cast funziona: dal gigante buono Hammer, eroe romantico e bonaccione, agli sfaccettati Cavendish e Cole di Fichtner e Tom Wilkinson.

La locomotiva

La storia, ad ogni modo, fila come un treno (è proprio il caso di dirlo) nonostante qualche ingenuità saltuaria assolutamente perdonabile. Peccato, piuttosto, che buona parte della comicità sia piuttosto ridanciana e di bocca buona, anche se non mancano sprazzi di umorismo nero che Gore si concede nonostante l'egida Disney farebbe pensare il contrario. Lone Ranger è, del resto, un film più maturo e violento di un Pirati dei Caraibi standard, anche se leggermente meno epico: non mancano, comunque, buoni spunti di riflessione e alcune belle immagini e figure retoriche, come quella del valore della vita umana in rapporto a quello dell'argento, e come lo stesso denaro possa fornire i mezzi per far crescere le persone (umanamente e professionalmente) o letteralmente affossarle.
Il tutto corredato, ovviamente, di un comparto tecnico di tutto rispetto. A Rossini viene restituito l'afflato epico che gli è stato negato fin troppo a lungo negli ultimi lustri, dato che la sua ouverture è stata spesso utilizzata come sottofondo “standard” di comiche e scenette buffe, ma qui torna ad essere il tema del Ranger e della riscossa della Giustizia. Zimmer ritrova dunque la sua anima scanzonata, forestiera, bonaria con un accompagnamento molto insistito nei toni cavallereschi, non risultando mai sopra le righe e sfruttando magnificamente il tema originale, pur non presentando invero molti altri elementi degni di nota. Gli effetti visivi, curati dalla Industrial Light & Magic e da alcuni dei migliori effettisti dell'industria hollywoodiana, non risultano mai finti o eccessivi, pur mostrando alcune delle scene più spettacolari e originali degli ultimi anni, sfruttando soprattutto le potenzialità dello scenario western e delle locomotive in particolare, regine incontrastate delle scene più divertenti e mozzafiato.

The Lone Ranger The Lone Ranger non è certo un film perfetto: troppo lungo, personaggi forse troppo “americani” per piacere al pubblico generalista mondiale e un'anima a volte indecisa sul registro da tenere: in alcuni punti serio ed epico, in altri decisamente più scanzonato e 'caciarone'. Eppure la sortita del Cavaliere Solitario sui moderni schermi cinematografici può dirsi riuscita in pieno, perché il film diverte e tecnicamente si rivela un gioiellino. Potrebbe essere l'inizio di un nuovo, prolifico brand, sperando che un eventuale secondo capitolo limi le imperfezioni di questa gemma grezza eppure già scintillante.

7.5

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