The Lodgers - Non infrangere le regole Recensione

Charlotte Vega e Bill Milner sono due gemelli costretti a rimanere uniti dopo la mezzanotte nel film di Brian O'Malley.

recensione The Lodgers - Non infrangere le regole Recensione
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Nel corso della storia del cinema il genere horror ha spesso fatto uso delle atmosfere gotiche per raccontare mondi oscuri, la fascinazione del mistero, la paura dell'oscurità. Solitamente questo tipo d'ambientazioni nei film dell'orrore è legato alla tradizione della letteratura gotica, che inevitabilmente ha influenzato, e lo fa tuttora, questa specifica branca dell'horror. Da Mary Shelley a Bram Stoker fino a Edgar Allan Poe, i romanzi e i racconti dell'orrore hanno fatto del gotico uno dei marchi di fabbrica più riconoscibili anche sul grande schermo. In questa categoria vorrebbe inserirsi anche The Lodgers - Non infrangere le regole, secondo film del regista anglosassone Brian O'Malley, che con il suo primo lungometraggio, Let Us Prey, ha trovato un discreto successo nel circuito dei festival, vincendo il Méliès d'Argento dopo esser stato presentato in anteprima mondiale al Festival Internazionale del cinema fantastico di Bruxelles.
Rispetto al suo primo film, O'Malley abbandona le contaminazioni del thriller per avvicinarsi, quantomeno nelle intenzioni, alle atmosfere di cui accennavamo, inserendo tutti gli elementi utili a far si che si possa assistere ad un horror dal puro stampo gotico: dalla casa lugubre e infestata da presenze sinistre, a due personaggi a loro modo inquietanti (anche in questo caso, più nelle intenzioni che nei fatti), alla maledizione che incombe sulle loro vite fino all'alone di mistero che circonda tutta la narrazione. Cercando di sfruttare il discreto riscontro ottenuto con Let Us Prey, Brian O'Malley cerca di esplorare nuove strade pur non volendosi distaccare troppo dal sentiero, cercando il giusto mix fra la tradizione del genere e riflessioni più attuali, soprattutto per quanto concerne le relazioni tra i personaggi.

Imprigionati nelle regole della trama

Attraverso lo sguardo dei due fratelli protagonisti, Rachel (Charlotte Vega) e Edward (Bill Milner), O'Malley propone la storia di due gemelli adolescenti orfani che vivono in una tetra e gigantesca casa della campagna irlandese, costretti a rimanere insieme e a rientrare nelle loro stanze allo scoccare della mezzanotte, impedendo a chiunque di entrare nella casa. Semplici ma dure regole che condizionano la vita dei gemelli in maniera differente. Se infatti Edward dimostra di essere ligio al proprio dovere e rispettoso dei dettami imposti più per paura che per reale convincimento, Rachel cova il desiderio di fuggire da quella prigione oscura.
La prima sceneggiatura scritta dal docente di letteratura gotica, David Turpin, è poco efficace e lacunosa, incapace di regalare un'identità propria al film, sia nella narrazione che nelle ambientazioni. Il risultato è soltanto un agglomerato di suggestioni mal organizzate, che faticano a rimanere anche nel più semplice dei binari del cinema dell'orrore, che di fatto sembra proprio non essere il genere adatto alla trama imbastita. Col passare dei minuti la confusione regna sovrana e una certa pesantezza e verbosità dei dialoghi non aiuta nemmeno ad alleggerire quello che non riesce a presentarsi nemmeno come un film "horror e pop-corn" in grado semplicemente d'intrattenere, senza troppe pretese. Uno dei problemi principali è proprio l'obiettivo di realizzare un film raffinato e poco banale, qualcosa di intrigante e innovativo. Peccato che tutto sappia di già visto e purtroppo le soluzioni narrative e le dinamiche scelte dagli autori non lasciano spazio ad un risultato positivo. Tralasciando la poca cura con la quale sono stati tratteggiati i personaggi secondari, il film non decolla nemmeno nell'ambiguo rapporto tra Rachel e Edward, né tanto meno in quello tra la ragazza e un giovane del paese del quale sembra invaghirsi, Sean (Eugene Simon). Di fatto The Lodgers sembra imprigionato proprio come i protagonisti, incapace di andare oltre la copertina del soggetto di partenza e sviluppare un percorso narrativo che possa tentare di salvare una pochezza di contenuti abbastanza evidente.

Le idee non vanno oltre la botola

Proprio come le presenze all'interno della botola nella casa dei gemelli, anche le idee sembrano esaurirsi quasi subito. Pur rimarcando un potenziale interesse nel soggetto alla base, anche se non straordinariamente originale, The Lodgers tradisce quasi subito la fiducia accordatagli e dimostra la propria banalità col passare dei minuti. Anche il cast appare alquanto sottotono, imprigionato in personaggi dai profili bidimensionali, nonostante la facciata di un tormento subdolo e nascosto. Un tormento mai trasmesso con reale incisività dalle interpretazioni degli attori, messi in difficoltà da una scrittura sconclusionata, soprattutto nelle battute della protagonista Charlotte Vega, e nei vari dialoghi da cui il film è appesantito, che dimostra di non sapere quale sia la vera identità della pellicola. Le intenzioni alla base di The Lodgers rimangono nell'oscurità, in un angolo, mai espresse con chiarezza, rimarcando ulteriormente quanto tutto l'impianto costruito sia lontano dal genere horror. Brian O'Malley ha diretto un film a cui probabilmente sarebbe servita una connotazione differente per poter cercare d'emergere. Ecco perché il lavoro in post-produzione e le sequenze realizzate con l'intenzione di conferire un maggior fascino nello spettatore, finiscono soltanto per sovraccaricare ulteriormente una visione che alla lunga risulta piuttosto indigesta.
In un contesto del genere risulta sprecato anche un attore esperto come David Bradley, relegato ad un personaggio talmente abbozzato da riassumere al meglio l'intera realizzazione del film. Un genere delicato come l'horror, dove gli stilemi sono spesso definiti e ormai in certi casi fin troppo abusati, richiederebbe probabilmente un approccio più semplice e meno ricercato, soprattutto quando l'intenzione iniziale è quella di convergere il proprio lavoro in uno script sulla carta ambizioso.

Gli sprechi del film

Osservando attentamente The Lodgers - Non infrangere le regole, si può notare quante volte il cinema si fermi davanti ad un buon soggetto, considerandolo quasi garanzia di qualità e di successo. Dimenticando, invece, che proprio il soggetto rappresenta il punto di partenza per sviluppare qualcosa che possa emozionare al di là della mera esposizione di tecnicismi, di effetti visivi o di forbite battute che non lambiscono nemmeno la superficie della tematica proposta. Un passo falso a tutti gli effetti, quello di Brian O'Malley, che potrà rivelarsi uno spunto dal quale ripartire. Il tema di The Lodgers, l'intenzione di raccontare una storia che affronti l'incomunicabilità tra i giovani e il loro legame, positivo o negativo che sia, con la propria famiglia, in questo caso è fallito. Riflessioni interessanti e che possono certamente essere veicolate anche attraverso un horror, ma con umiltà e consapevolezza.

The Lodgers - Non infrangere le regole Brian O'Malley imbastisce un'operazione che lascia spazio solo all'apparente immaginazione, non riuscendo a scavare a fondo nei personaggi e a dare un'identità precisa al film, troppo prolisso e confuso per risultare interessante agli occhi degli spettatori. Cast sottotono e ambientazioni ricreate con poca lungimiranza, come se fossero sufficienti per realizzare un horror di alto livello. E The Lodgers purtroppo non rientra in quest'ultima categoria.

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