Recensione The Limits of Control

Isaach De Bankolé è un uomo solitario impegnato in una misteriosa missione tra incontri con bizzarri personaggi sconosciuti in The Limits of Control, ermetica e affascinante opera di Jim Jarmusch.

recensione The Limits of Control
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In un aereoporto The Lone Man, un uomo di colore schivo e solitario, viene incaricato dal misterioso Creole di una missione: le istruzioni sono criptate e il nostro dovrà recarsi a Madrid per attendere l'arrivo di un individuo sconosciuto che ha il compito di consegnargli un biglietto, nascosto in una scatola di fiammiferi, ed un nuovo messaggio in codice sulla sua prossima meta. The Lone Man continua così ad attendere nuovi incontri con personaggi bizzarri che lo instraderanno sul reale obiettivo del suo compito, costringendolo a viaggiare poi a Siviglia e in seguito ad Almeria per completare infine il suo incarico.

I limiti del controllo

Con una frase di Rimbaud, "mentre discendevo i fiumi impassibili, non mi sentii più guidato dai bardotti", a seguire i titoli di testa, ha inizio una delle opere più affascinanti e al contempo difficili di Jim Jarmusch. Un suadente viaggio, come già suggerisce il titolo, sui limiti del controllo della propria esistenza, intrisa di nuove conoscenze e obiettivi da perseguire senza per forza un filo conduttore, in un traino degli eventi che si rispecchia a pieno nella soggettività del Tutto, indizio fornito dalla figura di Creole già nel prologo e vera e propria chiave interpretativa dell'intera visione. Il cineasta guarda ad echi lynchiani declinati in uno stile tipico del suo cinema, popolato di personaggi e situazioni bizzarri che colgono al meglio le sfumature di un cast all-star in camei più o meno corposi: troviamo infatti volti noti, per la maggior parte feticci dell'autore, quali Bill Murray, Tilda Swinton (memorabile la sua entrata in scena, registicamente uno dei momenti più alti), John Hurt, Gael García Bernal e una Paz de la Huerta il cui fisico mozzafiato viene più volte esposto in nudi integrali. L'impassibile protagonista ha il volto d'ebano dell'ivoriano Isaach De Bankolé, perfetto corpo filmico nella sua esasperata asetticità: un uomo solitario che osserva e apprende istruzioni rimanendo saldamente ligio al compito della sua missione, senza farsi coinvolgere emotivamente dai numerosi incontri lungo la strada. Una missione che vede un susseguirsi abitudinario di gesta e azioni, con i bar e i treni veri e propri collanti tra i vari passaggi logistico-temporali e i dialoghi con gli sconosciuti interlocutori occasioni per disquisire di musica, cinema, scienza, arte e droghe, elementi che vanno a costruire seppur in modo astratto e metaforico, le basi con cui porre fine all'incarico. Opera di silenziosa attesa dalla doppia lingua, lo spagnolo locale (lingua sconosciuta al lupo solitario) e l'inglese, con dialoghi spesso accompagnati da sottotitoli, capace di cogliere al meglio i dettagli architettonici e urbanistici delle città in cui ambientata, The Limits of Control ammalia e cattura a dispetto di uno stile visivamente grandioso ma ritmicamente respingente, perfetta espressione di un pensiero senza compromessi che si fa metafora di un mondo interiore e non pronto a liberarsi da ogni limitazione.

The Limits of Control Nel 2009 Jim Jarmusch realizza una delle sue opere più affascinanti e controverse, esasperazione allo stato puro del suo Cinema ibridato ad atmosfere onirico - esistenziali che appaiono come un Lynch più rarefatto ed ermetico. The Limits of Control gioca sul leit-motiv di abitudini e regole per uscire fuori da un contesto predestinato, accompagnandoci nella missione in codice di un solitario ed imperturbabile protagonista, prossimo ad incontri con personaggi eccentrici che si fanno portatori di verità sul mondo dell'arte, della scienza e così via, in una riflessione intima e profonda sul potere della mente e di quanto e come questa sia facilmente influenzabile da forze più o meno sconosciute. Con una regia suadente, che coglie spazi e tempi con dosata grazia, il cineasta americano ci regala una visione multistrato dalla non semplice commistione ma ricca di avvolgenti e profonde sfumature.

8

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