The Limehouse Golem - Mistero sul Tamigi, la recensione del film

Juan Carlos Medina adatta il romanzo di Peter Ackroyd in un film visivamente affascinante ma narrativamente imperfetto.

The Limehouse Golem - Mistero sul Tamigi, la recensione del film
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Il cupo mito di Jack lo Squartatore, tra leggenda e verità, sopravvive ancora oggi, restando tra i maggiori archetipi di quell'horror in costume che ha influenzato generazioni di individui.
Atmosfere tenebrose sfruttate più volte in ambito cinematografico, con titoli cult come La vera storia di Jack lo squartatore - From Hell (1994) che hanno tentato, ognuno a proprio modo, di trovare una soluzione all'enigma, in grado almeno di soddisfare un pubblico avvezzo a un mistero tanto affascinante quanto impenetrabile.

Questa premessa era necessaria per introdurre il film del quale parleremo, che si ispira - pur senza esserne un'ennesima rivisitazione - a quella serie di macabri omicidi connessi allo Squartatore e ci accompagna nuovamente tra le strade tetre di una Londra notturna, dove i poveri elemosinavano agli angoli delle strade e le donne, per la maggior parte costrette al meretricio, erano vittime di soprusi e ingiustizie. Alla base vi è il romanzo La leggenda del mostro di Limehouse, pubblicato nel 1994 da Peter Ackroyd con un buon successo di pubblico e critica.
Un'opera ideale per essere adattata su grande schermo, evitando lo scomodo paragone con la folta schiera di produzioni ispirate per l'appunto alla figura di Jack the Ripper.

A caccia dell'assassino

All'inizio della storia Londra è sconvolta da una serie di omicidi ancora senza colpevole, tanto che la plebe si convince che dietro alla scia di sangue vi sia una creatura leggendaria, ossia il Golem. L'esperto ispettore Kildare riceve dai superiori la patata bollente e si vede affidare un caso che in pochi avevano il coraggio di accettare; caso che si complica ulteriormente con la morte di John Cree, che rientrava inizialmente tra i principali sospettati.
Morte di cui viene accusata la moglie Elizabeth, nota attrice teatrale, la quale si proclama completamente innocente. Ciò nonostante le forze dell'ordine la ritengono colpevole e ha così inizio un lungo processo nel quale rischia di essere condannata all'impiccagione.
Kildare intende però vederci chiaro e pensa che la ragazza possa essergli utile per la risoluzione delle indagini: dopo aver trovato un diario in biblioteca contenente strani messaggi, scopre che tutti coloro che potevano averlo scritto sono infatti strettamente collegati proprio a Elizabeth.
In una corsa contro il tempo prima che abbia luogo la sentenza, Kildare si trova a lottare non solo contro certi suoi superiori che sembrano volerlo ostacolare ma anche contro una fitta rete di segreti e bugie che imbrogliano sempre di più la matassa.

Eccessi e vanti

Il gioco narrativo è senza dubbio interessante ma, come spesso accade in operazioni di questo tipo, funziona meglio su carta che su schermo. Questo perché il continuo alternarsi di flashback, false piste e colpi di scena più o meno credibili finisce per togliere organicità all'insieme e creare una parziale confusione, soprattutto in uno spettatore che preferisce godersi l'intreccio senza dover stare attento a ogni minimo dettaglio.
Dove The Limehouse Golem - Mistero sul Tamigi convince pienamente è invece nella raffinata messa in scena, con una ricostruzione d'epoca e scenografica di altissimo livello: i costumi, le rappresentazioni e i balletti teatrali riescono a immergere in quel determinato periodo storico con una certa efficacia e l'abile regia dello spagnolo Juan Carlos Medina offre momenti di discreta suspense nei passaggi più orrorifici.
La violenza viene lasciata spesso fuori campo ma non è del tutto assente, in grado di mettere d'accordo sia il grande pubblico che gli appassionati del cinema di genere.

Il cast è un ulteriore punto di forza, con Olivia Cooke intensa e credibile in un personaggio assai tormentato e Bill Nighy nelle vesti di navigato detective: inizialmente il ruolo era stato affidato ad Alan Rickman, che ha dovuto abbandonare le riprese per la scoperta della malattia che lo ha poi condotto alla morte, non a caso il film è dedicato alla sua memoria.
Il collega non lo ha fatto certo rimpiangere, così come Douglas Booth è una figura amabilmente melliflua nei panni della star teatrale dai mille volti.

The Limehouse Golem - Mistero sul Tamigi Esteticamente raffinato e avvolgente, capace di restituire tutto il tetro fascino della Londra vittoriana, The Limehouse Golem - Mistero sul Tamigi non è altrettanto efficace dal punto di vista narrativo, con i fili che legavano il romanzo alla base andati parzialmente perduti nell'adattamento su grande schermo. L'intreccio poliziesco scade così in secondo piano, così come il sussulto mystery che dà il titolo al film, per lasciare posto a un dramma più crudo sul tema della sottomissione femminile e di un'ipotetica emancipazione ante-litteram in una società dominata dagli uomini. L'ispirazione principale, già alla base del libro, è senza dubbio la rete di omicidi seriali riconducibili all'enigmatica figura di Jack lo squartatore, qui contaminata con un ipotetico fantastico rappresentato dal leggendario golem. A tratti l'uso eccessivo di false piste e cambi di prospettiva rischia di sfiancare, ma la gradevolezza della messa in scena e della ricostruzione storica, nonché le magnifiche performance del cast, riescono a tenere vivo l'interesse fino alla fine. Il film andrà in onda martedì 13 aprile alle 21.20 su RAI4 in prima visione tv.

6.5

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