The Kindness of Strangers, recensione del film con Zoe Kazan e Bill Nighy

La regista danese Lone Scherfig firma un dramma corale di stampo newyorkese, tutto impostato sul concetto della gentilezza.

recensione The Kindness of Strangers, recensione del film con Zoe Kazan e Bill Nighy
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La giovane Clara (Zoe Kazan) arriva a New York con i due figli piccoli. Ufficialmente sono in vacanza, in realtà stanno fuggendo dal marito violento di lei. Lui fa il poliziotto, motivo per cui Clara non può chiedere aiuto alle autorità ed è costretta a vivere alla giornata, con vari stratagemmi. Uno di questi la mette in contatto con Marc (Tahar Rahim), ex-galeotto finito a lavorare nel ristorante russo Winter Palace, gestito da Timoffei (Bill Nighy). Le loro strade incroceranno anche quelle di Jeff (Caleb Landry Jones), giovane imbranato alla ricerca di un lavoro, e di Alice (Andrea Riseborough), infermiera che gestisce anche una mensa dei poveri e un gruppo di sostegno la cui filosofia ruota intorno al perdono e alla gentilezza nei confronti del prossimo...

Destini incrociati

New York è la meta dei sogni, ma in questo caso il sogno è quasi un incubo. Al netto del suo titolo originale, infatti, The Kindness of Strangers non è la favola allegra che ci si potrebbe aspettare. Il nuovo lungometraggio della regista Lone Scherfig, con cui è stata inaugurata l'edizione 2019 della Berlinale, è più un racconto di sopravvivenza, dove piccoli gesti di umanità si intersecano con spaccati di realtà più cruda, il tutto sullo sfondo della Grande Mela (parzialmente ricreata a Toronto e Copenaghen). Un racconto d'inverno, dall'impostazione corale, che apre diverse storie senza mai sapere veramente come chiuderle, in un melting pot di linee narrative in parte irrisolte, in parte dispersive (le due scene con l'attore svedese-danese David Dencik sono presumibilmente lì per una questione di quote nazionali a livello di casting, essendo il film co-prodotto dai due paesi nordici insieme a Canada, Francia e Germania).
Un racconto il cui maggiore punto di forza è ciò che non viene detto, fino al momento in cui le convenzioni drammaturgiche impongono che tutto sia chiarito ed esplicitato, dando il via a una successione macchinosa di eventi il cui unico scopo è dichiarare apertamente il messaggio del film e chiudere il tutto con (presunta) eleganza, assicurando una sorta di happy end generale a cui manca solo la simbolica caduta di neve.

Personaggi in cerca d'autore


All'interno del meccanismo si muovono diversi personaggi che, pur non avendo sempre a disposizione materiale convincente, riescono a intrigare abbastanza da rendere scorrevole una visione che, in mano a interpreti meno affiatati e in sintonia con le scene davvero riuscite, sarebbe risultata quasi insopportabile. È difficile non affezionarsi un minimo alla goffaggine di Caleb Landry Jones, alla tenerezza misurata fra Zoe Kazan e Tahar Rahim, al volto altruista di Andrea Riseborough o all'istrionismo contenuto di Bill Nighy, il quale si serve di una manciata di frasi calibrate alla perfezione per trasformare l'elemento potenzialmente più stereotipato e artificioso della trama (il ristorante forse legato alla malavita) in un'esilarante gag che combina due sensibilità, scandinava ed angloamericana.
Avrebbero sicuramente tratto beneficio da una struttura drammatica più coerente e costruita attorno a loro, invece che il contrario, ma nelle condizioni attuali sono comunque dei buoni compagni di viaggio per un paio d'ore nella più famosa città degli Stati Uniti, trasformata - forse a torto, ma la magia del cinema è anche questa - nella capitale dell'amore per il prossimo.

The Kindness of Strangers La regista danese Lone Scherfig firma il suo primo lungometraggio americano portandoci in "vacanza" a New York, meta da sogno che qui diventa specchio di una dura realtà a base di soprusi, fughe e la speranza di rifarsi una vita. Una trama piuttosto macchinosa è compensata da un ottimo gruppo di interpreti, tutti in grado di veicolare al meglio il messaggio di fondo basato sulla gentilezza, anima filosofica di un film innocuo ma non del tutto privo di fascino.

6

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