Recensione The killer Inside Me

Winterbottom ci regala il suo "personale" American Psycho di provincia

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Aveva fatto discutere per le "scabrose immagini" che ritraevano una conturbante Jessica Alba e Casey Affleck in un rapporto di sesso violento. The killer inside me, nuovo film di Michael Winterbotton dopo Genova, è uscito a giugno negli States e arriva ora anche in Italia. Il solito clamore mediatico partorito dalla critica perbenista rischiava di far passare in secondo piano le qualità di un film che mostra ancora una volta il talento di un regista fuori dagli schemi e sempre pronto a nuove avventure cinematografiche. Va poi detto che, di fronte a un pubblico di "massa" ormai abituato alle sevizie di Jigsaw e company, i pestaggi e gli stupri brutali cui si assiste, pur nella loro efferatezza figlia della realtà, non riescono a scioccare più di tanto. Il regista realizza così un "noir di provincia", teso e dal potente impatto drammatico, che offre diversi spunti sulla presunta "normalità" della gente comune e di come la follia non risparmi neanche il più retto degli uomini. Senza dimenticare che il film è tratto dall'omonimo racconto di Jim Thompson, pubblicato per la prima volta nel 1952, in un'epoca in cui certe tematiche potevano apparire scomode alla società "casa e chiesa" d'Oltreoceano, mentre oggi è una storia già "sentita", sia al Cinema che nella realtà. Ma non per questo mancano i motivi per consigliarne la visione.

Sesso e morte

Anni '50, Texas. Tom Ford (Casey Affleck) è il vice sceriffo di una piccola cittadina. Un ragazzo tranquillo e pacato, pronto ad aiutare tutti, ma che ha avuto un'infanzia difficile. Su richiesta di Chester Conway, facoltoso affarista della contea, Tom ha il compito di sfrattare Joyce Lakeland (Jessica Alba), una prostituta che ha una relazione con Elmer, figlio dell'uomo. Accolto in malo modo dalla ragazza, Tom reagisce e la violenta, innescando da quel momento in poi con Joyce una relazione di sesso estremo, che mette a repentaglio il suo rapporto con l'amata Amy Stanton (Kate Hudson). Le cose sono destinate a cambiare quando la follia latente che albergava in Tom esce fuori in tutta la sua dirompente brutalità. Una sera, picchia a morte Joyce e uccide a colpi di pistola Elmer, facendo passare il tutto come un omicidio / suicidio passionale. Da lì in poi il suo piano assume connotati sempre più spietati, e la scia di sangue non sembra destinata ad esaurirsi. E l'agente Hendricks (Simon Baker) comincia ad avere dei sospetti su di lui.

Il sorriso diabolico di un uomo qualunque

Winterbottom si mostra ancora una volta maestro nel tratteggiare i caratteri e gli istinti che muovono i personaggi. Poche volte nella sua apprezzata carriera aveva centrato come in questo caso le sue attenzioni su un unico protagonista, il Tom Ford interpretato da un superbo Casey Affleck (la vera rivelazione degli ultimi anni), che grazie anche alla performance dell'attore esce fuori come una personalità disturbata e complessa, sempre in bilico tra la normalità e la caduta agli inferi di una mente corrotta da un'infanzia di soprusi e violenze, fisiche e psicologiche. Un American psycho latente, che ha ancora maggior inquietudine per l'ambiente in cui si trova, la "classica" cittadina del Texas, chiusa e bigotta, vincolata dall'ipocrisia snobbista e antica, dove tutti si conoscono ed è difficile costruirsi una reputazione se si è commesso qualche errore. Proprio per questo il vice sceriffo di Affleck mostra una facciata affabile, cortese e gentile alla luce del sole, con le persone che "contano" o appartenenti alla sua classica "vita" da yankee vecchio stampo, ma non lesina comportamenti sfacciati e insani con chi, reietto o solitario, ha la sfortuna di incappare sul suo cammino. Il regista giostra la vicenda con la carica emotiva di un noir atipico, in quanto Ford è tutto fuorchè un personaggio carismatico (mentre invece sembra cavarsela bene con il gentil sesso), non sfodera la classica sigaretta di ordinanza se non in rare occasioni, ma attrae per quello morbosità sotterranea che si intravede, nascosta nel suo sguardo, sopita ma pronta ad esplodere in istanti di furia in controllata, come nel discusso pestaggio all'incolpevole Jessica Alba, ridotta letteralmente a una maschera di sangue, in una scena senza dubbio potente e intensa ma che non può scioccare quantomeno il pubblico maschile. La storia si evolve su canoni classici, il colpo di scena finale è meno scontato del dovuto ma non del tutto imprevedibile, anche se la scena che precede il the end è sicuramente pregna di una carica visionaria di tutto rispetto. La ricostruzione storica degli anni' 50 in cui è ambientata la vicenda è encomiabile, e seppur per la maggior parte delle occasioni si assista a scene in interni o all'aperto degli sconfinati deserti, l'attenzione ai dettagli è notevole, sia nella intensa laconicità dei dialoghi, che per quanto riguarda l'impostazione dei set e dei costumi. Il tutto baciato da una fotografia che, a seconda degli sbalzi emotivi, si sposta da un occhio freddo a uno sguardo più "caldo" e lucido, sui protagonisti e gli ambienti. Oltre al già citato Affleck, impossibile non citare una sensuale Kate Hudson (che vince a mani basse il confronto con una "passiva" Jessica Alba) e il cameo di Bill Pullman, davvero irresistibile per i pochi istanti che appare su schermo. La colonna sonora country non fa altro che immergere ancor più a dovere nelle atmosfere e nei luoghi, regalando l'ultimo tassello per una trasposizione convincente e appassionante, che mostra come Winterbottom sia in grado di portare il suo percorso di autore "sociale" anche nelle storie di stampo altrui, lasciando magari un pò da parte la denuncia a favore della storia.

The Killer Inside Me The killer inside me è un film importante, perchè figlio di una concezione di fare Cinema che purtroppo Oltreoceano non è più cosi diffusa. L'attenzione al racconto, ai personaggi, ai piccoli dettagli premia le scelte di Winterbottom, che firma un (neo) noir affascinante e coinvolgente, che nonostante il ritmo "lento" ha dei momenti di follia che esplodono brutalmente in scene madri di grande intensità. Casey Affleck è il protagonista perfetto, confermandosi come un attore di altissimo livello.

7.5

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