Recensione The Iron Lady

La Thatcher molto 'umana' e poco politica di Meryl Streep

Articolo a cura di

Portare sullo schermo un biopic sulla lady di ferro, in un ritratto che fosse a un tempo accorto e coinvolgente non era certo impresa facile. Ci ha provato la regista Phyllida Lloyd (Mamma Mia!) affidandosi alla sceneggiatura di Abi Morgan (Shame) e allo straordinario talento di Meryl Streep che, ancora una volta, accentra l'opera sulla sua stratificata interpretazione di una Thatcher ‘privata', sospesa tra un presente offuscato dalla demenza senile e un nitido passato vissuto - nel bene e nel male - sempre da guerriera: prima donna occidentale ad assumere la guida di un Paese come la Gran Bretagna, e per ben tre mandati. Il risultato è un film che deluderà quanti si aspettavano un resoconto più puntuale e meno conciliante della Thatcher politica, perché - in effetti - The Iron Lady, come già in molti hanno detto, è un film sulla Thatcher senza thatcherismo, che sfrutta lo slancio di un personaggio noto e non comune per affrontare invece il tema molto più universale della solitudine di una vecchiaia che estingue le differenze di classe o le discrepanze economiche e che, volenti o nolenti, spinge a un resoconto esistenziale che cerca di rispondere a spinosi quesiti: chi siamo stati? Cosa siamo stati davvero per le persone a noi più vicine?

“Non seguire la massa, vai per la tua strada”

Londra, 2008. Con passo incerto ma grande determinazione un'anziana signora s'intrufola in una drogheria per comprare del latte, guardando torvo il cassiere nell'udire un prezzo secondo lei spropositato. Si tratta di Margaret Thatcher, la prima - e finora ultima - donna a ricoprire la carica di primo ministro (dal 1975 al 1990) del Regno Unito, oramai ottantenne e affetta da una demenza senile che mischia - nella sua mente - presente e passato facendole perfino rivivere il fantasma di suo marito Denis (un ironico e incisivo Jim Broadbent), grande pilastro della sua vita.  Nel decidere, infine, di disfarsi del guardaroba del marito orami da tempo defunto, la sua mente affronterà un viaggio nei ricordi (l'adolescenza costruita sugli ideali religiosi e conservatori del padre -"Non seguire la massa, vai per la tua strada"-, gli anni di ascesa al potere e poi la vita da primo ministro (donna), in un ambiente maschile che tendeva a emarginarla - per le sue umili origini e per il fatto stesso di appartenere al sesso debole), doloroso e catartico, che rileggerà le sue scelte in una chiave più umana e nostalgica. Ripercorrendo mentalmente le tappe della vita che l'hanno vista mutare da volitiva adolescente con la risposta sempre pronta nella Lady di ferro universalmente nota (artefice di scelte politiche coraggiose ma anche molto impopolari come la poll tax o la guerra delle Falkland), si soffermerà poi su quel ‘senso di nido' che accomuna tutte le donne e che alla fine della corsa spesso riemerge per sostituire alla voglia di ‘grandiosità' l'umile desiderio di affetti sinceri. Si chiederà allora la ‘matura' Thatcher, di fronte a una pila di biografie da firmare, quanto è stata capace di mettersi al servizio del mondo e quanto al servizio dei suoi affetti.

La Thatcher vista dalla Thatcher

Più che un lavoro biografico sulla Thatcher (di cui di fatto - nel bene o nel male - non emerge un quadro neanche lontanamente esaustivo), il film di Phyllida Lloyd è una storia intima sulla solitudine che sempre accompagna la vecchiaia, acuita in questo caso dalla celebrità del personaggio in questione e dalla sua incrollabile determinazione a voler fare ‘sempre da sola'. Confusionario in una narrazione che sceglie di seguire il punto di vista - non più molto a fuoco - della Thatcher anziana, The Iron Lady fornisce comunque un'interessante affresco sulle frizioni della vita della donna in particolare, spesso combattuta tra il senso di autorealizzazione e quello di realizzazione famigliare, e quello della vita umana in generale, per quanto circondata da gente e rumore sempre infine condannata a congedarsi da sola e in silenzio. Ma se il film resta un lavoro ibrido più o meno apprezzabile, più o meno appetibile su un personaggio di fatto controverso che suscita a pelle simpatie o antipatie, l'interpretazione della Streep, sostenuta dall'istrionico Broadbent nei panni del marito-fantasma, è un pilastro su cui poggia l'intera esegesi filmica; con una sempre eloquente mimica facciale, attenta gestualità e pertinente vocalità - specie in lingua originale - la Streep sostiene a grandi passi il percorso evolutivo della sua Margaret Thatcher: controversa ‘virago' del dopo guerra eppure, forse, una donna come tante.

The Iron Lady Mancante di una precisa caratterizzazione politica, The Iron Lady è il ritratto confuso - sin dalle intenzioni - di un’anziana donna che ripercorre le tappe salienti della sua vita, facendo il classico resoconto di 'fine stagione’. A dare corpo al film sicuramente l’interpretazione misurata e vibrante della Streep (aiutata anche dall’ottimo lavoro della costumista Consolata Boyle), che rimane credibile anche e soprattutto nella transizione da Thatcher adulta a Thatcher anziana. Forse un film che in pochi si aspettavano, politicamente dimesso e sensibilmente esistenziale in cui la carriera politica, che resta sempre in sottofondo, è solo lo spunto per parlare d’altro. Un film che fondamentalmente ha il suo pregio e il suo difetto nell’essersi preso la briga di scomodare un personaggio ‘particolare’ - che si porta dietro enormi connotazioni sociali e politiche - per parlare infine di una storia profondamente apolitica e universale.

6.5

Che voto dai a: The Iron Lady

Media Voto Utenti
Voti: 10
5.8
nd