Recensione The International

Clive Owen e Naomi Watts, tra intrighi e corruzione

Recensione The International
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Intrigo Internazionale

Dopo "Il Codice Da Vinci" e "Ocean's Eleven" sembra che la definizione di "Intrigo" sia mutata senza possibilità di tornare indietro.
Le "vecchie" regole sono cambiate e anche i protagonisti.
Paiono irraggiungibili sequenze come quelle di "L'uomo che Sapeva Troppo" o "Intrigo Internazionale" e la cosa che più dispiace è seguire un film che, pur non avendo spunti originali, tenta di imitare questi grandi "predecessori".
"The International" rientra in questa categoria, Clive Owen (il protagonista) sembra ritagliato apposta per i film a base di complotti tanto che la sua interpretazione è identica a quella mostrata ne "I Figli degli Uomini".
Il sentore che "The International" sia semplicemente un "action movie rallentato" diventa lampante quando al finale infarcito di cliché e che ovviamente vi lasceremo col piacere di scoprire da soli.
Sequenza che definire decontestualizzata è dir poco, fosse solo questo potremmo anche passarci sopra, ma purtroppo non finisce qui.
Il bieco tentativo di sottolineare la trama "ricca di intrecci" avvolgendola come una sciarpa stretta attorno agli "italiani" non riesce.
Da sempre il nostro paese, soprattutto negli States, è associato alla mafia (anche grazie a pellicole come il Padrino) e siate sicuri che se un connazionale compare in un Hollywood Movie con tutta probabilità sarà o un grasso bontempone o un uomo con parecchi segreti.
Corruzione che non lascia possibilità di salvezza per nessuno (dai fiorai alle forze dell'ordine) e che nelle scene di "The Intenational" ambientate a Milano viene sottolineata, dando alla definizione di "Luogo Comune" una nuova rispolverata.
Il Politico Mafioso rientra anch'esso nello spettro dei "venduti" senza possibilità di appello, il cognome Italiano è sufficiente a condannarlo.
Uno spettatore d'oltreoceano all'osservare la pellicola non avrà il minimo dubbio sulle dinamiche e suoi "Ruoli" da assegnare.
Americano uguale eroe combattuto, Italiano uguale mafia e Banca uguale nemico.
La chiave di Lettura di "The International" purtroppo non va oltre queste identità, e, pur sproloquiando per un'ora e quaranta di film, non riescono a creare un ben che minimo spessore.

Prendi i Soldi e Scappa

La IBBC è una potente banca che amministra le finanze di interi paesi; con numerose camionate di banconote sporche di sangue finanzia guerre e omicidi politici.
Louis Salinger (Clive Owen) è un agente dell'Interpol, mentre Eleanor Whitman (Naomi Watts) è un procuratore distrettuale.
Entrambi sono alla caccia di prove schiaccianti contro i mille intrighi della IBBC, seguendo una "traccia" lasciata da dei finanziamenti sporchi attraverso Milano, Istanbul, Berlino e New York.
La loro testardaggine, però, non passa inosservata, e i due finiscono per diventare bersaglio di numerosi sicari trovandosi anche in mezzo a sparatorie e attentati politici.
La Banca non intende fermarsi davanti a niente, nemmeno davanti ad uno sgarro alla Mafia, che ben presto si troverà anch'essa coinvolta nella guerra.

Da che parte stai?

Tom Tykwer (Profumo- Storia di un Assassino) ci regala, con quella che dovrebbe essere la sua consacrazione nel grande cinema internazionale, una pellicola piatta e amara.
Senza spunti ne anima, la trama banale non riesce a decollare rimanendo sempre sul ciglio del precipizio, cercando e desiderando di spiccare il volo ma senza aver abbastanza coraggio per osare.
"The International" è una congiura contro il buon senso, non tanto perché tratta argomenti "scomodi" ma semplicemente perché riesce a collezionare una quantità infinita di luoghi comuni e ad inserirli in quella che pare una trama "credibile".
Ciò facendo sembra voler suggerire di prender sul serio questi "pregiudizi"; diciamo sembra perché è ovvio che la pellicola non ha nemmeno abbastanza profondità per far parte a sua volta di un "intrigo" così ben fatto
La sensazione di "mistero" che stranamente il regista riesce a dare nei primi minuti, sfuma completamente quando vediamo Clive Owen iniziare a recitare: per quanto si impegni non riesce a scivolare dentro i panni investigativi di Louis Salinger, donandoci un'intepretazione troppo simile ad altre già donateci dall'attore inglese.
Questa grave mancanza è talmente profonda da riuscire a trascinare con se la molto più brava Naomi Watts: l'attrice lotta strenuamente contro la faccia-di-legno del suo partner, riuscendone sconfitta.
Un'altra importante parentesi sulla recitazione va aperta nei confronti di Luca Barbareschi, (nella pellicola interpreta il politico corrotto Umberto Calvini), partecipazione ovviamente molto "pubblicizzata" in Italia ma che risulta essere più una comparsata piuttosto che una performance.
Fugace apparizione nemmeno tanto valente che puzza di "venduta" visto che l'attore non solo interpreta una macchietta politica, senza nemmeno tentare di conferirgli una personalità.
Non si salva nemmeno nel doppiaggio, che risulta "incollato" e snob.
Eric Singer, lo sceneggiatore, dopo un inizio di trama promettente si lascia rapire dal budget hollywoodiano e comincia a dilagare nel pacchiano e nel dispersivo.
Tralasciando i primi ventidue minuti di pellicola si potrebbe definire "The Internetional" un film inutile che fa nascere la fatidica domanda: "perché?"
Musiche sussurrate o appena accennate, decisione che non sottolinea la "serietà" del progetto facendo piuttosto risaltare l'indecisione di tutto il prodotto: se a volte cinque sole note di pianoforte possono introdurre una scena non bastano per tenere in piedi una colonna sonora.
Il senso della fotografia, come per il resto degli aspetti del film, muta inspiegabilmente dopo i primi venti minuti, abbandonando la sensazione di "freddo" e sfociando nel banale "film investigativo" che per certi versi ricorda non poco il nuovo "Casinò Royale" donando anche quà al tutto una sensazione di già visto.
Insomma, una pellicola senza appigli, che sfrutta i luoghi comuni per innalzare un castello di carte fragile e barcollante.

The International “The International” non regala nulla, anzi tenta di rapire alcune certezze dallo spettatore. Tanti luoghi comuni distribuiti in poco meno di due ore, nascosti sotto una trama che a prima vista sembra ben costruita, ma basta soffermarsi qualche secondo per scoprire il trucco basato sulla ripetizione di sordidi cliché. Una pellicola che potrebbe essere abbordabile solo dai pochi che amano i film “finto-cervellotici”

5

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