Recensione The Imitation Game

1939: il Regno Unito è in guerra contro la Germania nazista e la sfida più grande si svolge nell'ombra di una strana storia vera

Articolo a cura di
Luca Chiappini Luca Chiappini è un divoratore del web, studioso e appassionato di cinema e serie tv, di tecnologia e in generale di tutto ciò che è nerd. Ama viaggiare il mondo attraverso i festival: è stato in giuria della sezione Classici al festival di Venezia nel 2013 e, fra gli altri, è stato ai festival di Tokyo, Berlino e Cannes. E’ anche videomaker e programmatore di siti web, a tempo perso. Cercatelo su Facebook, Twitter, Google+ e LinkedIn.

E' uno dei film più attesi del 2014 - o forse dovremmo dire, almeno in Italia, del 2015 dal momento che sui nostri schermi sarà proiettato dal 1 gennaio 2015. E' stato presentato al Telluride e a Toronto, ha aperto il London Film Festival e soprattutto ha aperto i nostri cuori: firmato dal norvegese Morten Tyldum, The Imitation Game, biopic dedicato ad Alan Turing e al suo famoso calcolatore, è un film imperfetto ma avvincente e dalla dirompente carica emozionale. Con un così ricco cast e un così intrigante soggetto di partenza, le attese erano molte e i timori ancor di più. Le più recenti produzioni inglesi biografiche e storiche hanno talvolta raggiunto esiti di buona fattura (Il discorso del re, The Iron Lady, The Queen), ma anche fabbricato film deludenti (A Royal Weekend, per citarne uno). L'adattamento per il cinema che Graham Moore ha tratto del romanzo biografico di Andrew Hodges si fregia di un buon equilibrio, di grandi doti di empatia col pubblico e di un occhio più ravvicinato a Turing-uomo che a Turing-matematico. In poche parole: la macchina di Turing è un pretesto che rimarrà quasi marginale per lasciare, invece, spazio ai drammi di una nazione in guerra e del microcosmo individuale dei protagonisti.

ENIGMA

Inverno 1952: la polizia indaga sugli episodi sospetti che circondano la figura di Alan Turing. È l'innesco per un flashback che racconta le due fasi cruciali della vita del brillante matematico: i suoi anni alla Sherborne School, nel 1927, e soprattutto il suo lavoro top secret nel 1939 per la marina britannica. Turing è un genio della matematica ma, ancor più importante, forse il più talentuoso crittografo inglese. Il governo della Regina ha bisogno di lui per una missione che pare impossibile: trovare un modo per decifrare Enigma, la macchina di crittografia tedesca che riesce a inviare preziose informazioni codificate in frasi apparentemente insensate. Il vero guaio è che ogni giorno a mezzanotte Enigma cambia il proprio modo di operare, vanificando ogni lavoro di decrittaggio svolto fino a quel momento. Nell'equipe supersegreta scelta dal comandante navale Alastair Denniston (Charles Dance, il Tywin Lannister di Game of Thrones) rientra anche il goffo Turing (Benedict Cumberbatch in una delle sue prove migliori), un genio privo di qualsiasi capacità di interazione sociale. Mentre migliaia di soldati inglesi che vengono mandati al fronte e trovano la morte contro la letale macchina bellica tedesca, con Londra in ginocchio sotto i bombardamenti aerei, Turing tenta con molte difficoltà di creare un calcolatore in grado di decifrare i messaggi codificati da Enigma. I problemi non sono solo tecnici ma anche sociali: malvoluto dai compagni, in conflitto col comandante Denniston, alle prese con i fantasmi del passato e con la propria omosessualità, illegale al tempo. Trova inoltre una valida collega e un'ottima amica in Joan Clarke (Keira Knightley), scelta con un particolarissimo test composto da cruciverba, che lo costringerà a misurarsi coi pregiudizi dell'epoca circa il lavoro svolto dalle donne.

UNA VITA CRITTOGRAFATA

La mossa astuta della sceneggiatura di Graham Moore (e del romanzo di Hodges) è di ingrandire il personaggio Turing, soprattutto nei propri angoli bui, focalizzando l'attenzione sul suo passato a scuola e l'ambigua amicizia col compagno Christopher. È infatti negli anni della scuola, sotto gli auspici di Christopher stesso, che Turing sviluppa una passione per la crittografia, un'arte delicata che nel film non è solo il mestiere determinante di Turing nella sua battaglia impari per sconfiggere la macchina tedesca, ma è principalmente una metafora di straordinaria potenza. Se il film si tinge del sangue delle battaglie, per rendere più angosciante e pressante la missione dei matematici, riesce tuttavia a non esagerare con il dato bellico per porre l'accento soprattutto sulla società dell'epoca e le assurdità convenzionali, i pregiudizi: il ruolo della donna, i luoghi comuni sull'omosessuale, l'incapacità di dialogo fra colleghi, le opacità di gestione del fronte britannico con un intrigo di doppiogiochismi. The Imitation Game è, quindi, principalmente il racconto di una serie di personaggi scomodi e anomali, costretti a nascondersi e mimetizzarsi dietro un "codice", a crittografare se stessi nella vita di tutti i giorni. È il piccolo, grande dramma dell'individuo che fa da specchio alla WWII: fuori imperversa l'assurdità della strage bellica, dentro i confini le ignoranti prese di posizione. Benedict Cumberbatch e Keira Knightley magnifici capofila del film: abilissimi a dare voce a personaggi tormentati e goffamente costretti a soffocare se stessi; pieni voti anche per Mark Strong, che veste i panni del generale maggiore (e gran burattinaio) Stewart Menzies, a capo della neonata MI6. Naturalmente resta centrale, e avvinta ai drammi umani, la guerra e la sfida al countdown contro la tedesca Enigma: la regia di Tyldum è abilissima, tocca le corde più recondite del terrore umano, sviscera una fetta di storia tenuta nell'ombra e solo recentemente rivelata: il lato nascosto del conflitto, le operazioni nell'ombra, un climax ascendente che culmina in un epilogo epico, drammatico ed emozionalmente dirompente. Che ci ricorda quanto può essere tragica la vita di un eroe.

The Imitation Game The Imitation Game, dicevamo in apertura, è un film “imperfetto”. Imperfetto poiché il calcolatore di Turing, pioniere del concetto alla base dei computer, è totalmente inesplorato nel film, senza nemmeno una spiegazione di massima (senza pretendere spiegazioni scientifiche, poco adatte al target del film, la scrittura equilibrata e dosata dovrebbe riuscire a riassumere in immagini e concetti comprensibili la materia del soggetto, come avviene per esempio in A Beautiful Mind). Per questo motivo, unito ad alcuni incastri narrativi forzati, siamo tenuti a dire che si tratta di un film perfettibile e che alcuni spazi narrativi andavano esplorati con maggior decisione. Eppure tali lacune non inficiano il film, che conquista lo spettatore, lo sconvolge e lo turba, costringendolo a misurarsi con i drammi dell’umanità autodistruttiva: la “civiltà” che sgancia bombe sui popoli, che stermina gli individui, che condanna gli omosessuali e che reclude le donne. L’atmosfera del “lavoro nell'ombra” svolto da Turing e compagni è raccontata vivida e tesa, la sfida fra la macchina Christopher e la tedesca Enigma è intrigante, gli interpreti sono d’eccezione. Il film cresce di minuto in minuto, fortificato dalla colonna sonora di Alexandre Desplat, fino a una conclusione che conquista emotivamente lo spettatore e demolisce le certezze dei libri di storia. Da vedere, senza scuse.

7

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