Recensione The House of Branching Love

Frizioni e passioni di un matrimonio sul viale del tramonto

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Il finlandese Mika Kaurismaki, fratello del più celebre Aki, firma con The House of Branching Love il suo primo lungometraggio, ritratto pungente e ‘rumoroso' di una coppia di trentenni (una business trainer lei - Tuula- e un consulente familiare lui - Juhani) o poco più, giunti sull'orlo del divorzio impreparati, forse non davvero pronti a compiere il fatidico passo. In attesa di vendere la casa coniugale, bucolicamente immersa nel verde e affacciata sullo specchio d'acqua di un lago finlandese, e vedersi definitivamente separati dovranno però attraversare un periodo di ‘coatta' convivenza che proveranno razionalmente a inscrivere in alcune regole fondamentali, come fare ai mezzi con i pagamenti delle bollette e soprattutto non portare sotto il comune tetto nuove 'amorose' compagnie. Ovviamente la (seconda) regola verrà subito infranta e i due futuri ex coniugi si ritroveranno a convivere nella stessa casa con l'ombra dei nuovi rispettivi partner dell'altro. Una situazione che, molto prevedibilmente, scatenerà gelosie, frustrazioni, rimpianti e accesi scontri tra i due coniugi, facendo emergere in tutta la loro virulenza le dolorose ragioni che hanno portato a quella deriva. Situazioni al limite del paradosso, colorite da una serie di vicende impreviste e da folcloristici personaggi collaterali (la nuova fiamma di Juhani - una prostituta coinvolta in un omicidio, la madre di Tuula (Kati Outinen) - un'avida ‘amministratrice' di loschi affari e il fratello di Juhani - un irrimediabile malvivente/pappone).

Le grida della salvezza

Ironico e grottesco sin dal titolo The House of branching love (ovvero La casa degli amori stabili), affronta il tema del ‘matrimonio tomba dell'amore' con un'ironia dissacrante, calando i suoi protagonisti in un universo realisticamente dominato dalla rabbia e dalla gelosia ma pervaso dal latente rimpianto per aver lasciato che un rigoglioso albero di frutti amorosi si trasformasse in un appassito salice piangente di sentimenti negativi. Lo scontro dialettico e fisico, vero fulcro del film, sarà però propedeutico alla coppia per prendere coscienza della sostanziale inutilità di quei cupi sentimenti e riannodare dunque i fili del rapporto. Urla e cattiverie che troveranno risposta nel dolore di un figlio mai avuto, una madre degenere e un senso di inadeguatezza mutato nel tempo in inibizione sessuale. Un film sicuramente ben scritto che esalta la propria tensione drammatica grazie a una coppia di protagonisti (Elina Knihtilä e Hannu-Pekka Björkman) solidi e viscerali, opportunamente nascosti dietro alle maschere di diffidenza di personaggi che si tingono di cartoon - uno sprovvisto Orso Yoghi e un'astiosa Crudelia De Mon - e che invece perde un po' di smalto nelle troppe digressioni che compie nelle vicende dei personaggi collaterali, non sempre funzionali alla linea portante del film.

The House of Branching Love Interessante il debutto nel lungometraggio di Mika Kaurismaki, fratello del più famoso Aki, un film che tratta temi spinosi con il colore di due protagonisti affascinanti nel loro essere superficialmente incompatibili e sostanzialmente simbiotici. Nonostante il suo disperdersi in troppe e non sempre funzionali situazioni collaterali, il film del regista finlandese colpisce per lo sguardo dissacrante con cui annienta - e poi ricostruisce - le basi di un rapporto in tragica crisi.

6.5

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