Recensione The Horde

Zombie-movie francese presentato all'edizione 2009 della Mostra d'arte cinematografica di Venezia

recensione The Horde
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Con ogni probabilità, quella del 2009 verrà ricordata per essere stata l'edizione della 66ª Mostra d'arte cinematografica di Venezia che ha concesso maggiore spazio - e in maniera decisamente inaspettata - al cinema dei morti viventi.
Infatti, se nell'anno della vittoria di Lebanon di Samuel Maoz il Lido ha visto tra i suoi appuntamenti più attesi la proiezione - addirittura in concorso - dell'horror western Survival of the dead di George A. Romero, maestro indiscusso dei film riguardanti le salme camminanti, non dobbiamo dimenticare che hanno avuto il loro passaggio sugli schermi veneziani anche lo spagnolo [Rec]² di Jaume Balagueró e Paco Plaza, abbastanza inutile sequel del riuscito zombie-movie firmato dagli stessi nel 2007, e il francese La horde, anglofonamente ribattezzato The horde per la distribuzione internazionale.
Da non confondere assolutamente con l'omonimo videogioco di MacKenzie Waggaman e Robert Weaver, il lungometraggio, presentato nella sezione Giornate degli autori, è il primo diretto da Benjamin Rocher, produttore con esperienza nel campo dell'animazione 3D e degli effetti digitali, e Yannick Dahan, proveniente dal giornalismo e conduttore della trasmissione televisiva Opération Frisson (CinéCinémaFrisson).

L’orda dei morti viventi

Ed è partendo dal loro cortometraggio Rivoallan che i due esordienti hanno ricavato l'oltre ora e mezza di visione che vede protagonisti, tra gli altri, l'Eriq Ebouaney di Transporter 3 (2008), l'Aurélien Recoing de Il resto della notte (2008), il Jean-Pierre Martins de L'impero dei lupi (2005) e la Claude Perron che qualcuno potrà ricordare impegnata in un ruolo secondario nell'acclamatissimo Il favoloso mondo di Amélie (2001) di Jean-Pierre Jeunet.
L'oltre ora e mezza di visione ambientata nella banlieue parigina, dove quattro poliziotti corrotti, decisi a vendicare un amico assassinato da un gruppo di delinquenti che si rinchiudono in un edificio popolare abbandonato, giungono sul posto per ritrovarvisi intrappolati con il nemico. Come se non bastasse, infatti, un misterioso virus, all'esterno, ha ridotto il mondo a un'orda di creature sanguinarie pronte ad assediare il palazzo, che attaccano facendo ricorso a inimmaginabili atti di violenza.
Mentre al gruppetto di sopravvissuti, soli, feriti e nutriti da un odio reciproco, non rimane altro da fare che osservare dal tetto la capitale incendiata, in lotta per la sopravvivenza e uniti nell'affrontare i tredici devastanti piani di terrore che riservano anche altre sorprese.

Morts vivants mon amour!

Quindi, su sceneggiatura scritta dagli stessi Dahan e Rocher insieme a Stéphane Moïssakis, Arnaud Bordas e il Nicolas Peufaillit al servizio anche del contemporaneo Il profeta (2009) di Jacques Audiard, con buoni e cattivi ormai indistinguibili tra loro, proprio come i morti si confondono in mezzo ai vivi, non mancano certo sottotesti socio-politici all'interno di questo zombie-movie d'oltralpe.
Ed è soprattutto la tematica della vendetta a risultare tra gli argomenti cardine dell'operazione, la quale, nonostante questi aspetti, si presenta, però, molto più vicina al primo Resident evil (2002) che ai lavori del succitato Romero.
Basterebbe osservare il claustrofobico, imponente involucro cementato d'ambientazione, capace di riportare alla memoria il cineVgame di Paul W.S. Anderson, ancor prima che il supermercato di Zombi (1978) o il bunker sotterraneo de Il giorno degli zombi (1985).
D'altra parte, con contaminati decisamente distanti da quelli lenti e dinoccolati che il regista americano ha portato sullo schermo da La notte dei morti viventi (1968) al già citato Survival of the dead (2009), in quanto agili e scattanti alla maniera di 28 giorni dopo (2002) di Danny Boyle e L'alba dei morti viventi (2004) di Zack Snyder, siamo proprio dalle parti di un videogame su pellicola.
Videogame su pellicola che, come c'era da aspettarsi, punta soprattutto sulle abilmente giostrate sequenze d'azione, il cui momento cult va di sicuro individuato nella situazione che vede uno dei protagonisti, intrappolato sul tettino di un'automobile ferma, cominciare a sparare contro l'affamata folla circostante di cadaveri a passeggio.
Con il liquido rosso che schizza copioso ed effetti speciali di trucco degni di nota, ma senza dimenticare un'indispensabile spruzzata d'ironia, all'interno di un prodotto che, pur senza eccellere, riconferma la notevole vitalità dei cineasti francesi, tra i migliori nell'ambito della celluloide splatter d'inizio XXI secolo. Come già testimoniato attraverso opere quali l'ottimo Alta tensione (2003) di Alexandre Aja, i discussi Calvaire di Fabrice Du Welz e Frontiers-Ai confini dell'inferno (2007) di Xavier Gens e gli shockanti Martyrs (2008) di Pascal Laugier e À l'intérieur (2007), diretto a quattro mani da Alexandre Bustillo e Julien Maury.

The Horde Benjamin Rocker, produttore con esperienza nel campo dell’animazione 3D e degli effetti digitali, e Yannick Dahan, proveniente dal giornalismo e conduttore della trasmissione televisiva Opération Frisson (CinéCinémaFrisson), esordiscono dietro la macchina da presa con uno zombie-movie che rappresenta l’evoluzione del loro cortometraggio Rivoallan. La risultante è un claustrofobico e serratissimo horror d’azione debitore sicuramente nei confronti della lezione di George A. Romero, ma molto più vicino a Resident evil di Paul W.S. Anderson e all’universo dei videogiochi in generale. Claustrofobico e serratissimo horror d’azione al cui interno, tra indispensabile spruzzata d’ironia, liquido rosso che schizza copioso ed effetti speciali di trucco degni di nota, viene riconfermata, pur senza eccellere, la notevole vitalità dei cineasti francesi, tra i migliori nell’ambito della celluloide splatter d’inizio XXI secolo.

7

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