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The Hater, la recensione del thriller originale Netflix

Cacciato dalla facoltà di legge, il giovane Tomasz viene assunto in una società con il compito di diffamare via web un noto uomo politico.

recensione The Hater, la recensione del thriller originale Netflix
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Il giovane Tomasz viene cacciato dall'università di giurisprudenza per l'accusa di plagio, ma ciò nonostante mente agli amici di famiglia che lo hanno finanziato in seguito alla morte dei genitori e sostiene di frequentare ancora il corso. Questo anche per fare bella figura con la figlia dei suoi mecenati, la bella Gabi, della quale è da sempre innamorato senza reciprocità.
Per sbarcare il lunario Tomasz riesce a farsi assumere, grazie alle sue notevoli abilità col mondo dei social network, dalla società gestita da Beata Santorska che nell'anonimato e dietro lauti compensi distrugge la reputazione di note personalità dello spettacolo e della politica. L'ultimo obiettivo della compagnia è il leader moderato Pawel Rudnicki, le cui idee sono a favore dell'accoglienza, e il compito di Tomasz è quello di infangarne la reputazione affinché esca sconfitto alle prossime elezioni.

L'odio scorre sulla rete

Le coincidenze che hanno circondato la realizzazione di The Hater sono alquanto inquietanti, giacché a tre settimane dalla fine delle riprese il sindaco di Danzika, Pawel Adamowicz, è stato brutalmente assassinato da un fanatico nazionalista.
E le similitudini con la storia qui raccontata sono ben più che evidenti, assumendo ulteriore verosimiglianza in una vicenda già ammantata di un crudo realismo ben contestualizzato ai tempi moderni.
D'altronde è ormai all'ordine del giorno la diffusione di false notizie, le cosiddette fake-news, atte a screditare personaggi di ogni dove e a scatenare l'odio di coloro che trovano come unica valvola di sfogo il mondo di internet.
Il film - disponibile in esclusiva nel catalogo di Netflix - indaga su questo tema così contemporaneo in maniera scrupolosa, prendendosi i propri tempi nelle due ore e dieci minuti di visione e consegnandoci un ritratto umano spaventoso proprio nella sua raggelante credibilità.

Scavare nel marcio

Il regista Jan Komasa riprende quel filo conduttore che aveva già caratterizzato il suo folgorante esordio con La stanza dei suicidi (2011) e ancora una volta è la rete ad ergersi quale territorio ricco al contempo di pericoli e opportunità.
Il determinato protagonista, un antieroe i cui comportamenti portano a un progressivo distacco empatico da parte dello spettatore - difficilmente volenteroso di identificarsi in una figura così subdola e priva di scrupoli morali -, trova in internet l'arma più pericolosa e potente da usare.
Il lavaggio del cervello, l'inganno e l'adulazione gli permettono di affabulare le menti più deboli e ingenue, con l'avatar di un videogioco online che diventa la perfetta maschera dietro la quale nascondere le proprie malefatte.
L'ambientazione in Polonia poi rispecchia la situazione politica molto calda che si vive nei Paesi dell'Est Europa e adombra l'insieme di ulteriori sfumature sulle insidie di un fanatismo cieco e obbediente dove l'Altro è semplicemente un nemico da eliminare.
Il personaggio di Tomasz, nelle sue accentuate ambiguità, racchiude al meglio i lati più negativi dell'uomo moderno e l'epilogo invita il pubblico stesso a fare i conti con la propria coscienza.
Proprio per tali motivi The Hater risulta un film scomodo e spigoloso, ricco di un fascino morboso che pur a dispetto degli abissi mostrati sa come catturare l'attenzione e l'interesse di uno spettatore raziocinante.

The Hater Un atipico "spy-game" che diventa una desolante rappresentazione dei mali moderni, con la piaga delle fake news e dell'odio che circola in rete quale ideale specchio del percorso psicologico del protagonista, pronto a prendersi la sua rivincita nel modo più subdolo possibile. The Hater è un thriller drammatico che non fa sconti, con l'autoctona ambientazione polacca quale cruda esegesi di una situazione politica contemporanea, manifestatasi apertamente nella realtà solo qualche settimana dopo la fine delle riprese in un caso di cronaca che ha avuto risalto internazionale. Profezia di un mondo imminente qui osservata dallo sguardo ambiguo di un ragazzo ormai privo di appigli e valori se non il proprio tornaconto personale, fattore che infonde alla narrazione un crescendo tensivo psicologico che deflagra negli ultimi minuti in sussulti di brutale, amaramente verosimile, ferocia.

7.5

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