The Great Wall: la recensione del film con Matt Damon

C'è un temibile nemico alle porte della muraglia cinese nello wu xia pian diretto da Zhang Yimou con protagonisti Matt Damon e Pedro Pascal

The Great Wall: la recensione del film con Matt Damon
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Innegabile: la muraglia cinese, classificandosi come una fra le più mastodontiche e monumentali opere dell'uomo, non è solo entrata nel novero delle sette meraviglie del mondo moderno ma anche nell'immaginario fantasioso di ognuno di noi. Che sia per sfrecciare sul suo perimetro con delle fiammanti auto sportive come in Non è mai troppo tardi (film di Rob Reiner uscito esattamente dieci anni fa) o per animare dicerie e luoghi comuni - ad esempio quello secondo cui la muraglia cinese sarebbe l'unica opera umana visibile ad occhio nudo dallo spazio (non è vero, ovviamente) - la cosiddetta "grande muraglia" riveste da secoli una funzione iconografica, ancor prima che storica, di tutto rispetto. Attirando le attenzioni di tutto il mondo. Forse perché in questo periodo la questione dei "muri" va tanto di moda, c'è chi ha pensato che potesse essere una buona idea realizzare un film ambientato un migliaio di anni fa con due eserciti contrapposti dai rispettivi lati della muraglia. Fin qui tutto ok. Senonché l'esercito cinese si ritroverà a combattere non contro un semplice esercito, ma contro una vera e propria armata di creature mostruose. È ciò che avviene in The Great Wall, il nuovo film di Matt Damon.


Fantasy, wu xia pian o monster movie?

William (Matt Damon) e Tovar (Pedro Pascal) sono due mercenari europei giunti in prossimità dei territori cinesi spinti unicamente dalla bramosia e dalle voci di una fantomatica "polvere nera" capace di esplosioni ed effetti pirotecnici letali più di ogni altra arma. Il loro ingresso in Cina è quanto di più irruento si possano immaginare: dapprima vengono attaccati da una mostruosa creatura mai vista prima, poi vengono rincorsi da dei predoni Kitai, infine bloccati dall'esercito cinese e condotti in udienza. Il tempo per un vero e proprio processo però non c'è: la muraglia è infatti sotto attacco, e l'esercito difensivo dell'Ordine Senza Volto è chiamato a proteggerla. La minaccia giustifica la costruzione di un'opera come la grande muraglia, lunga più di ottomila chilometri: i Tiao Tei, un esercito di mostri quadrupedi, assetati di sangue e duri a morire, ogni 60 anni tornano ad attaccare la civiltà, risvegliati dalle divinità che intendono punire la specie umana per la sua avidità. In tempo zero, naturalmente, i due mercenari daranno prova delle proprie abilità e finiranno per avvicinarsi sempre di più ai loro compagni cinesi, e specialmente all'affascinante condottiera Lin Mae (Tian Jing). I due mercenari saranno presto chiamati a scegliere fra l'istinto di rispondere ad uno scopo valoroso (combattere i Tiao Tei fianco a fianco con l'esercito del Nameless Order) o fare combattuta con Ballard (Willem Dafoe), altro ladruncolo europeo con un piano per rubare la polvere nera.

Lanterne rosse o parata olimpica?

Se la trama di The Great Wall già appariva inusuale, il film ha suscitato chiacchiericcio e un diffuso interesse per il mescolamento di carte decisamente particolare: un blockbuster americano costato la bellezza di 135 milioni di dollari, affidato ad un regista di grandi capolavori e film d'autore come Zhang Yimou, che riesce comunque a inserire un duo protagonista occidentale, incarnato da Matt Damon (ormai "prezzemolo di Hollywood") e Pedro Pascal, redivivo nelle memorie del pubblico come l'Oberyn Martell di Game of Thrones. Fanno da contraltare l'attrice Tian Jing nei panni della condottiera valorosa e Willem Dafoe come subdolo bandito. Insomma, le carte giocano una partita curiosa ma hanno i numeri per vincerla? Spiace constatare che Zhang Yimou - ormai lontano anni luce dai tempi di Lanterne rosse - si adagia su una scrittura con pochissimo pathos, prevedibile e talmente infarcita di cliché da farci completare le frasi degli attori sullo schermo. Certo il film regala attimi di spettacolarità: resta pur sempre un wu xia pian, un film di cappa e spada gonfiato da un budget notevole, con combattimenti che terranno sveglia l'attenzione dello spettatore e saranno a tratti un vero piacere per gli occhi. Ma la vera sensazione è di non essere di fronte a un film quanto più ad un evento: una grande coreografia orchestrata per una visione a reti unificate, in cui tutto somiglia più a una cerimonia delle Olimpiadi che ad un film fantasy-action. L'Ordine Senza Nome è diviso in cinque unità con tanto di simboli e colori che ricordano le casate di Harry Potter e i protagonisti di Hunger Games, e certi momenti (come i salti nel vuoto delle lanciatrice) danno l'impressione di assistere a una competizione di tuffo artistico. Il wu xia pian messo in scena con The Great Wall è spettacolare e molto acrobatico, colorato e più poetico che verosimile, lo sappiamo: ma un film dalla scrittura assai debole, priva di colpi di scena e di una vera e propria crescita emotiva, poteva puntare almeno sull'effetto di tensione della battaglia. Che però viene smorzato da combattimenti ed eserciti simili ai sempre più diffusi fantasy per teen-agers che ormai stanno spopolando.


Xin-ren

The Great Wall vanta comunque un sottotesto più raffinato di quanto non possa sembrare, anche se sfortunatamente non sufficiente a salvare la tensione drammatica del plot: ad un occhio più attento non sfuggirà che il vero nemico del film non è quello dichiarato, ossia i Tiao Tei, ma un altro, molto più vicino. Ossia l'essere umano e la sua avidità, il desiderio di possesso e ricchezze. Durante tutto il film, infatti, non si combatte solo una guerra con le mostruose creature, ma anche una battaglia più intima e sotterranea: quella della bramosia dell'uomo per la polvere nera, che emerge emblematicamente nella scena più spettacolare di tutto il film, quando la fantomatica polvere dà sfoggio del proprio potere distruttivo in una serie di esplosioni letali. Amaro preludio alla distruzione che la polvere da sparo porterà in tutto il mondo, gli archetipi dell'avidità e della violenza sfondano prepotentemente le fila nel film. E a incarnare questa scissione sono proprio i due protagonisti, una dualità che ci ricorda da vicino lo Yin e lo Yang (un altro concetto della filosofia cinese). Gli stessi mostri Tiao Tei sono stati creati come punizione divina per la sete di ricchezza degli uomini. Un solo modo esorcizzare i mali di un mondo divisivo e focalizzato sui beni materiali: spostare l'attenzione sulle persone. L'illuminata e bella Lin Mae la chiama Xin-Ren, "fiducia": è quello che serve per abbattere i muri, ma l'uomo deve lasciarsi andare nel vuoto, fidandosi di chi tiene la sua fune.

The Great Wall Duole constatare che se il concetto cardine del film è quello Xin-ren, “fiducia” di cui parlano Tian Jing e Matt Damon, sfortunatamente la fiducia dello spettatore è scarsamente ripagato. Per quanto la produzione abbia investito nel film, con coreografie sensazionali, sequenze di combattimento aereo a bordo di mongolfiere colorate e la poesia di un commiato funebre sottolineato dal disperdersi di lanterne cinesi nel cielo, il film è privo di qualsiasi climax drammatico e i personaggi semplicemente non funzionano. L’integrazione così rapida e immediata dei due europei, ad esempio, mina di base la fiducia nel plot. Una recitazione regolare unita a personaggi elementari e sequenze poco significative sviliscono una storia che poteva avere risvolti ben più interessanti. Abbattendo il raffinato sottotesto che indaga sugli oscuri sentimenti di ricchezza e predominio dell’uomo.

5

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