Recensione The German Doctor

Il criminale nazista Josef Mengele e la sua latitanza raccontati nel nuovo film di Lucia Puenzo

recensione The German Doctor
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Dopo gli studi di medicina orientati sulla morfologia razziale, divenne nel 1937 assistente di O. Freiherr von Vershuer, specialista di eugenetica, per poi essere arruolato due anni dopo in un ispettorato sanitario delle Waffen-SS, in seguito destinato all'ufficio per la razza e gli insediamenti umani, quindi sul fronte orientale.
Nato a Günzburg nel 1911 e morto nel 1979 a San Paolo, in Brasile, Josef Mengele fu medico e membro delle SS, entrato nel 1943 nel lager di Auschwitz-Birkenau per approfondire la sperimentazione su centinaia di migliaia di detenuti ebrei e zingari, considerati subumani, e in particolare sui gemelli, circa tremila bambini e adolescenti torturati fino alla morte, e su persone affette da nanismo.
Derivato dal romanzo Il medico tedesco. Wakolda, scritto dalla stessa regista, The german doctor della argentina classe 1976 Lucía Puenzo - vincitrice del Gran Premio della Critica al Festival di Cannes 2007 e del premio Goya come miglior film straniero con l'esordio XXY - Uomini, donne o tutti e due? e in seguito autrice di El niño pez - non affronta, però, il periodo delle atrocità operate nel corso della Seconda Guerra Mondiale dall'uomo, poi sfuggito al processo di Norimberga e dedito all'assunzione di false identità, ma ne racconta uno degli episodi che lo hanno visto protagonista all'inizio degli anni Sessanta.

Un medico in famiglia

Con il volto dello spagnolo Àlex Brendemühl, infatti, lo troviamo nella Patagonia del 1960, quando incontra una famiglia argentina che segue nel suo lungo viaggio attraverso il deserto, verso Bariloche, dove Eva, Enzo e i loro tre figli intendono aprire una casa vacanze vicino al lago di Nahuel Huapi.
E sono Natalia Oreiro e Diego Peretti ad incarnare i due genitori all'interno del nucleo familiare che finisce per risvegliare nel dottore la propria ossessione per la purezza e la perfezione, man mano che la sua attenzione si focalizza in particolar modo sulla piccola Lilith alias Florencia Bado, dodicenne molto minuta per l'età che ha.
Del resto, la Puenzo, che ripropone la costruzione dell'identità sessuale e sociale dei due precedenti lavori, precisa: "Mengele era un fanatico, convinto di essere un visionario avanguardista chiamato a sfruttare una particolare situazione storica. L'obiettivo della sua ricerca era di ottenere la perfezione genetica ed eliminava chiunque potesse interferire con questo obiettivo. Questa ispirazione alla perfezione genetica è alla base dell'ideologia del movimento nazista e anche tra i motivi ispiratori della Seconda Guerra Mondiale".
Ma, mentre assistiamo alla maniera in cui tutti i personaggi vengono sedotti dal carisma e dalle eleganti maniere di colui che, notevole conoscitore della scienza, ignorano essere uno dei più grossi criminali della storia, l'oltre ora e mezza di visione finisce per lasciarsi apprezzare soltanto per quanto riguarda l'ottima prova sfoggiata dal cast.
Elemento che rischia non poco di conferire eccessiva teatralità all'insieme, costruito su estremamente lenti ritmi di narrazione e penalizzato in particolar modo dalla scelta di non fornire quasi nessuna spiegazione sul passato del protagonista; risultando, di conseguenza, facilmente fruibile soltanto per gli spettatori che già ne sono a conoscenza.

The german doctor “Gli anni che Josef Mengele passò a Bariloche sono uno dei periodi più misteriosi e inquietanti della sua latitanza in America Latina. Si sa solamente che lavorò come veterinario, sperimentando sui bovini argentini, mentre segretamente continuava le sue ricerche procurandosi sangue di donne gravide. È noto anche per la sua abilità nel costruire bambole con i tratti talmente umani da sembrare bambini in carne ed ossa”. La argentina Lucía Puenzo sintetizza così la vera storia che va affrontare nel suo terzo lungometraggio da regista, tratto da un proprio romanzo. Il risultato, però è un noiosissimo agglomerato di immagini che finisce per poggiare in maniera esclusiva sulle lodevoli prove degli attori, compiendo il grave errore di non fornire sufficienti spiegazioni relative allo storico passato criminale del protagonista.

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