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The Foreigner: recensione del film con Jackie Chan e Pierce Brosnan su Netflix

Un ristoratore cinese è in cerca di vendetta per la morte della figlia, deceduta in un attacco terroristico compiuto a Londra da un neonato ramo dell'IRA.

recensione The Foreigner: recensione del film con Jackie Chan e Pierce Brosnan su Netflix
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In The Foreigner, a Londra, un attentato esplosivo compiuto da uomini che sostengono di appartenere alla neonata sigla Authentic IRA uccide diverse vittime innocenti, tra cui la figlia di Minh Quan, sessantenne cinese proprietario di un ristorante. L'uomo, devastato dal dolore, chiede informazioni alle autorità riguardo l'identità degli assassini ma quando non riceve risposta decide di mettersi personalmente sulle tracce del Primo Ministro Irlandese, avente un passato giovanile proprio nell'IRA, al fine di carpire a lui informazioni su chi vi sia realmente dietro l'attentato.
All'ovvio diniego del politico, che sta cercando di capire nel frattempo per conto proprio chi vi sia realmente dietro l'attacco, Quan sfodera le proprie abilità da ex-membro delle forze speciali nelle quali aveva servito in gioventù al fine di ottenere quei maledetti nomi.

Straniero in terra straniera

Un Jackie Chan così lo si era visto poche volte, una di queste in un titolo che condivide la natura di revenge-movie quale La vendetta del dragone (2009), ma in The Foreigner (disponibile su Netflix) la funambolica star cinese sfodera la prova drammatica più intensa della propria carriera, lavorando costantemente in sottrazione con uno sguardo dolente che non lo abbandona per tutto il film. E sta proprio nel confronto attoriale tra i due protagonisti il maggior punto di forza delle due ore di visione, con un altrettanto efficace Pierce Brosnan, che interpreta un personaggio complesso alle prese con insospettabili tradimenti all'interno della cerchia di fiducia, lasciando che l'insieme generale faccia coabitare due separate ma coincidenti anime di genere. Per gran parte del minutaggio infatti l'azione segue un forte sottotesto politico, fatto di vecchi segreti e rancori mai sopiti, alternandolo alla missione di vendetta del personaggio di JC, impegnato sì anche in una manciata di combattimenti a mani nude ma qui più portato ad usare l'astuzia e le armi a distanza al fine di raggiungere il suo scopo. Un film stilisticamente pregno della mano di Martin Campbell, regista bondiano degli apprezzati GoldenEye (1995) e Casino Royale (2006), che sfrutta tempi e luoghi con chirurgica precisione, rendendo assai spettacolari le sequenze esplosive e cogliendo al meglio le sfumature drammatiche del racconto, adattamento del romanzo The Chinaman di Stephen Leather.

Se qualche forzatura di sceneggiatura può in parte scalfire l'alchimia narrativa, dal lato emozionale l'operazione avvince e convince, con un buon numero di personaggi secondari (tutti aventi un loro fondamentale ruolo ai fini del quadro generale) e dinamiche ramificate che si incrociano con efficace perizia, scatenando dopo la mezzora introduttiva una partita a scacchi di spie e controspie in cui l'elemento esterno, in apparenza un tranquillo ristoratore di mezz'età, si rivela spiazzante elemento di disturbo.

The Foreigner Un solido thriller vecchia scuola, ideale punto di unione tra spy e revenge-movie, capace di catapultare un inedito Jackie Chan, mai così intenso dal punto di vista drammatico, all'interno di una storia ricca di colpi di scena in cui trova adeguato rivale in un altrettanto convincente Pierce Brosnan. L'esperto Martin Campbell, che di operazioni del genere se ne intende avendo diretto due 007, gestisce al meglio i cambi di location tra l'Irlanda e l'Inghilterra, mescolando la complessa rete di intrighi politici all'interno dell'IRA con la ricerca di vendetta di un immigrato di mezz'età senza più nulla da perdere: The Foreigner si rivela efficace sia nel suo lato prettamente di genere, con scene d'azione a mani nude (la star cinese, nonostante l'età, è ancora sul pezzo) o con armi da fuoco, che da quello emozionale, intrattenendo per quasi due ore con una ricetta forse non originalissima ma indubbiamente coinvolgente.

7.5

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