The Eye, recensione dell'horror cult dei fratelli Pang

L'horror cult firmato dai fratelli Pang arriva al cinema: la nostra recensione di The Eye.

recensione The Eye, recensione dell'horror cult dei fratelli Pang
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Nel 2002 l'horror orientale era già salito alla ribalta delle cronache internazionali, grazie anche al successo del remake hollywoodiano di The Ring firmato da Gore Verbinski, che ha aperto gli occhi anche al pubblico medio su una realtà fino ad allora conosciuta solo da pochi appassionati cinefili. Non deve perciò stupire l'uscita, in Italia così come in molti altri paesi occidentali, di un susseguirsi di pellicole d'orrore del profondo est, tra le quali The Eye (giunto in Italia nella primavera del 2003) dei fratelli hongkonghesi (ma thailandesi d'azione) Oxide e Danny Pang. Il film è il primo di una quadrilogia ad opera dei Pang Bros. continuata con risultati alterni con The Eye 2, The Eye 3 e Child's Eye, unico capitolo della saga ad uscire in 3D nelle sale nazionali. Questo capostipite, inoltre, è stato anche oggetto di un debole remake americano, diretto David Moreau e Xavier Palud con protagonista Jessica Alba.

La paura è negli occhi di chi guarda

Nell'originale invece la protagonista è interpretata dalla bella Angelica Lee (cantante e attrice malesiana, in seguito divenuta compagna di Oxide Pang), che veste i panni di Mun, una giovane donna cieca dall'età di due anni. Ora, quando di anni ne ha venti, arriva per lei la possibilità di riacquistare la vista grazie ad un trapianto di cornea. Ma subito dopo l'operazione, andata apparentemente a buon fine, Mun comincia a soffrire di strane allucinazioni, nelle quali vede delle inquietanti figure. Prima di cadere nella pazzia, Mun riesce a comprendere di essere in grado di vedere le anime dei morti e anche delle strane presenze, vestite di nero, che sembrano accompagnare gli spiriti dei deceduti. L'unico a crederle è il suo medico curante, grazie all'aiuto del quale riesce a scoprire l'identità della donatrice di cornee, una giovane ragazza di nome Lin capace in vita di prevedere la morte e quindi temuta dalla comunità del piccolo villaggio dove viveva...

The Eye

Terrorizzante come poche altre visioni (in Italia è stato V.M. di 14 anni) con una carica estetica e visionaria di grande fascino, The Eye ad oggi rimane l'opera più compiuta dei Pang Bros. Un film dove la paura vibra potente e sensuale grazie a sequenze al cardiopalma che fanno aumentare a dismisura i battiti cardiaci (la scena dell'ascensore è tra le più memorabili dell'orrore del nuovo millennio) e ad un pressante senso di inquietudine in grado di far credere che in ogni istante possa rivelarsi sullo schermo una presenza, infarcendo le sequenze di piccoli tocchi di classe non sempre visibili (il volto spiritico che compare, quasi invisibile, sul finestrino del treno e di cui neanche i protagonisti si accorgono) che permeano l'atmosfera di una macabra attesa. I registi concedono spazio anche ad un lato spettacolare, che ha luogo nel "pirotecnico" finale e si rivela incredibilmente azzeccato nonostante l'apparente cambio di ritmo narrativo. Una storia che trasforma la speranza di un nuovo e migliore futuro in un viaggio nell'incubo nel quale però vi è anche spazio per il sentimento, sia nel rapporto che lega Mun al suo medico / amico, sia nel triste flashback che ci racconta la vicenda della donatrice e che riesce a commuovere riportando in questo alla memoria il canovaccio di molti j-horror. Un racconto metafisico ambientato tra Hong Kong e la Thailandia in cui la protagonista (credibile la bella e brava Angelica Lee) si ritrova sola, unica 'vedente', moderna Cassandra in un mondo di "ciechi", incapace di credere a una sola delle di lei parole. Chi è alla ricerca della paura, quella più pura e incontaminata, mai gratuita ma atta a mettere in pratica una catarsi, interiore e non, può qui ritrovare una delle pellicole più riuscite della storia di genere recente.

The Eye Nel 2002 i fratelli Pang realizzano un horror esteticamente perfetto che riesce a spaventare a più riprese grazie alla fascinosa costruzione di certe sequenze e ad uno sviluppo narrativo dai rimandi filosofici / metafisici che conflagra in un finale visivamente spettacolare. Grazie ad un'oculata costruzione della tensione, la suspence emotiva è garantita fino all'epilogo, grazie anche alla totale immedesimazione che si viene a provare con la protagonista, interpretata dalla bella Angelica Lee.

8

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