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The Drug King, la recensione del film originale Netflix

L'ascesa al potere del ganster Lee Doo-Sam, tra i criminali più potenti e temuti della penisola coreana negli anni '70.

recensione The Drug King, la recensione del film originale Netflix
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Negli anni '70 a Busan, la città portuale più grande della Corea del Sud, Lee Doo-Sam lavora per un gruppo criminale dedito allo spaccio di oro e orologi costosi. In The Drug King il governo decide di dare un giro di vite ai movimenti malavitosi e l'uomo diventa il capro espiatorio per il suo boss, scontando un periodo di detenzione in carcere. Quando esce di galera, Lee Doo-Sam si specializza nella produzione e distribuzione di metanfetamina, diventando uno dei gangster più rispettati nel relativo ambiente e ottenendo guadagni enormi.
Il rapporto con la moglie è sempre più in crisi e la relazione sembra prossima alla fine quando il protagonista conosce la bella lobbista Kim Jung-A, che ha conoscenze con importanti personalità politiche. La nuova fiamma assume un ruolo fondamentale all'interno della banda, mentre il leader diventa sempre più preda delle paranoie e dipendente egli stesso dalle droghe.
Nel frattempo le indagini del detective Kim In-Goo, da poco trasferito alla procura di Busan, sembrano incastrare Lee Doo-Sam e ha inizio una guerra senza esclusione di colpi tra i due contendenti ai lati opposti della legge.

Korean gangster

La città di Busan, diventata famosa al pubblico cinefilo occidentale per un recente horror cult nel quale compare già nel titolo, ossia lo zombie-movie Train to Busan (2016), è al centro di questo crime/thriller di produzione indigena che guarda ai modelli alti delle biografie malavitose d'Oltreoceano, riuscendo solo in parte a resocontare con adeguata efficacia filmica le vicende riguardanti Lee Doo-Sam, uno dei più temuti spacciatori di droga a imperversare in Corea del Sud durante gli anni '70. The Drug King paga in primo luogo una sfuggevolezza narrativa che rende l'ascesa al potere del protagonista fin troppo precipitosa e nella quale, per ovvietà tempistiche, viene meno la caratterizzazione del pur eterogeneo gruppo di personaggi principali e secondari che lo circondano, sacrificati per forza di cose alle leggi del minutaggio (pur ampio, sorpassando le due ore).
Si raccontano successi e vittorie senza una precisa coerenza in fase di sceneggiatura, tanto che l'operazione nel suo complesso diventa una sorta di collage a cavallo tra gli anni.

Un film sfuggente

Nulla può un attore di razza come Song Kang-ho, conosciuto dal pubblico internazionale per cult del calibro di Memories of Murder (2003), The Host (2006) e Snowpiercer (2013), nella prima parte troppo "vecchio" per il gangster a inizio carriera e via via catapultato di forza nella rapida successione di eventi senza il consono scavo introspettivo. E lo stesso finale, che tenta di citare in chiave farsesca quello ben più iconico ed esplosivo dello Scarface (1983) depalmiano, mostra tutti i limiti di un'operazione eternamente sospesa tra toni più leggeri ed altri più dark, con battute e ironia che si alternano a, pur sporadiche, sequenze di efferata violenza. The Drug King (disponibile in esclusiva nel catalogo di Netflix come originale) soffre di un intreccio farraginoso nel quale tutto accade perché deve, seguendo le fasi chiave della vita del vero esponente criminale in maniera pedissequamente incolore e spuntata di quella tensione thriller con cui il cinema coreano ha fatto scuola.

The Drug King Il biopic sulla carriera criminale del gangster Lee Doo-Sam, tra i più importanti re dello spaccio nella Corea del Sud degli anni '70, è un film che tenta di emulare le coeve produzioni hollywoodiane a tema procedendo per accumulo di situazioni e personaggi. Il risultato è però una corsa a perdifiato verso il prevedibile epilogo, che castra la cura delle diverse figure coinvolte e manca della necessaria tensione a tema. The Drug King ha inoltre il grosso demerito di non sfruttare a pieno regime le doti del protagonista Song Kang-ho, attore da novanta famoso anche su palcoscenici internazionali, qui vittima di un abbozzo in fase di sceneggiatura che non crea mai una figura viva e pulsante per la quale parteggiare e/o tifare contro.

5

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