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The Doll, la recensione dell'horror disponibile su Netflix

Una coppia di sposi si trasferisce in una nuova casa dove viene perseguitata da una bambola posseduta da uno spirito vendicativo.

recensione The Doll, la recensione dell'horror disponibile su Netflix
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Anya e Daniel sono felicemente sposati e la loro vita sembrerebbe ad un punto di svolta, quando l'uomo viene assunto in un cantiere edile di una città vicina con un incarico da supervisore. Proprio il primo giorno nel suo nuovo ruolo Daniel ordina l'abbattimento di un albero che ostruisce i lavori, nonostante le reticenze degli operai: sulla pianta infatti è collocata una bambola che apparteneva a una bambina uccisa insieme alla propria famiglia in una violenta rapina qualche tempo prima, e secondo le credenze locali il fantoccio sarebbe maledetto.
In The Doll, la notte successiva la casa di Daniel e Anya (la quale, ironia della sorte, è proprio una realizzatrice di bambole) è vittima di inquietanti eventi sovrannaturali, e il pupazzo dai tratti femminili si manifesta all'interno delle quattro mura, recando con sé un macabro invito, inciso come messaggio sulle pareti, a giocare a nascondino. La coppia comprende ben presto l'entità reale del pericolo e decide di contattare un'esperta medium, rimasta recentemente vedova, per scacciare definitivamente la spaventosa presenza.

Un orrore canonico

Il regista e produttore indonesiano Rocky Soraya si è affezionato al filone delle bambole assassine, come dimostrato anche in uno dei suoi lavori più recenti, il mediocre Sabrina (2018). In precedenza il cineasta si era già cimentato nel genere con il dittico di The Doll, il primo capitolo datato 2016 e ora disponibile (insieme al sequel) nel catalogo di Netflix. Ci troviamo davanti a un horror derivativo che tenta di giocare le proprie carte su una paura facile-facile e su risvolti melodrammatici sempre più improbabili, con tanto di colpo di scena nella parte finale che tenta di rivoluzionare l'intera narrazione base senza successo.
I cento minuti di visione soffrono infatti di un'estenuante monotonia, con le situazioni che si ripetono tutte uguali nel tentativo dei protagonisti di liberarsi per sempre dello spirito dannato che infesta la loro dimora. Il fantoccio scompare e ricompare nei posti più impensabili, portando con sé sempre il solito ed inquietante messaggio, fino a quando non possiede direttamente i personaggi coinvolti riportando alla mente senza troppa verve influenze care ai titoli esorcistici.

Mancanza di paura

La formula risente così di una stanchezza di fondo che porta ben presto alla noia e i sussulti gore che fanno capolino nell'ultima parte sembrano solo un contentino atto a variare il mood spento e incolore di quanto osservato in precedenza, purtroppo con scarso successo. Figure di contorno improbabili, richiami al folklore indigeno, l'integerrima figura della solita medium pronta al tutto per tutto pur di salvare il salvabile sono elementi che ritornano da altre produzioni del filone, rendendo The Doll una sorta di versione copia-incolla e priva di personalità in cui gli eventi si trascinano per inerzia fino alla sopracitata rivelazione chiave, quest'ultima estremamente forzata e inverosimile.
Dal punto di vista stilistico il regista sfrutta i canonici archetipi ambientali, con rumori improvvisi, porte che si aprono e chiudono da sole e inquietanti presenze che fanno capolino nei momenti più ovvi, tanto che anche l'effetto jump-scare risulta annullato per uno spettatore già avvezzo a produzioni coeve.

The Doll Una bambola posseduta dallo spirito senza pace di una bambina, uccisa in circostanze misteriose, è al centro di quest'horror indonesiano che nulla aggiunge a quanto già detto, in maniera nettamente migliore, da altre produzioni del filone. The Doll non ha un solo spunto originale e i cento minuti di visione procedono senza sussulti fino all'improbabile colpo di scena finale, tra facili jump-scare, una dose di violenza gratuita e rimandi al genere esorcistico, mettendo in mostra evidenti limiti tecnici e attoriali.

4.5

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