The day he arrives, la recensione del film di Hong Sang-soo

Un regista in crisi fa ritorno a Seoul per ritrovare un vecchio amico in The day he arrives, intenso e genuino racconto sulle casualità della vita.

recensione The day he arrives, la recensione del film di Hong Sang-soo
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Seong-jun, regista di quattro film da tempo in crisi creativa, fa ritorno a Seoul per ritrovare il vecchio amico e critico cinematografico Young-ho, il quale però non si presenta inizialmente all'appuntamento. Il cineasta decide così di trascorrere la giornata con un gruppo di studenti e, dopo essersi ubriacato, bussa alla porta della sua ex fidanzata Kyung-jin. Da lì avrà luogo una serie di incontri che lo porteranno ad incrociare passati collaboratori e colleghi, a conoscere la bella Buram (amica di Young-ho che si infatua di lui) e la proprietaria di un bar che ricorda in tutto e per tutto proprio Kyiung-jin.

Il tempo delle scelte

Il maestro coreano Hong Sang-soo mette in pratica in The day he arrives una poetica di cinema che travalica le logiche temporali, dando vita ad una narrazione ellittica che si contorce su se stessa lasciando la storia, e il suo protagonista, sospesa in un limbo in cui la linearità delle giornate non ha una precisa successione, tanto che ogni giorno trascorso potrebbe essere il primo o l'ultimo da questi vissuto in quel di Seoul. Un viaggio nei ricordi non ancora vissuti e nei sentimenti non ancora espressi che, tramite "donne vertigo" e vecchi rancori assume un sapore dolce-amaro di illuminante limpidezza, con la splendida fotografia in bianco e nero a catturare la fascinosa quiete di una Seoul mai così intima e personale. La bellezza delle piccole cose, l'importanza di vivere un giorno per volta e la paura di deludere le persone amate sono solo alcuni dei profondi temi espressi negli ottanta minuti di visione, alla fine dei quali ci si sente riappacificati con se stessi in un senso di eterea pace che porta a riflettere sull'importanza delle scelte. Niente, o forse tutto, avviene per caso, in una ronda romantica e d'amicizia in cui il Nostro si trova placidamente catapultato, una scorribanda di fatti casuali e coincidenze che portano a creare una privata catena di pensieri con cui interpretare il proprio presente-passato-futuro, tanto che una delle raccomandazioni poste dall'uomo è sempre quella di tenere un diario. Hong Sang-soo si tiene volutamente distaccato dagli attori, limitandosi a qualche zoom per scalfire la fermezza delle inquadrature fisse che ripercorrono, in un reiterarsi sempre diverso e al contempo uguale, situazioni all'interno di posti che tornano ciclicamente in un racconto che sa dire molto nella sua disarmante, ma solo apparente, semplicità.

The day he arrives Un regista in crisi fa ritorno a Seoul per rincontrare un vecchio amico e si imbatte in personaggi del suo passato, all'interno di uno scorrere dei giorni senza precisi paletti temporali dominati dall'imprevedibilità di coincidenze e situazioni figlie di un destino sospeso in una sorta di limbo privato e personale. In The day he arrives il regista sudcoreano Hong Sang-soo firma una delle sue opere più intime e avvolgenti, pervasa da un senso di coinvolgente quiete che, tramite il bianco e nero e una Seoul così pacata accompagnatrice del racconto, offre una pagina di credibile e umana magia della vita, intrisa in egual misura di tenerezza e amarezza. Il film andrà in onda stasera, venerdì 1 dicembre, alle 01.50 su RAI3.

8

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